Lo Stato torni alla gestione diretta della Sanità.

Probabilmente non tutti i cittadini che fruiscono dei servizi sanitari, sono ben consapevoli del fatto che molti di essi sono spesso in mano a soggetti privati che fanno business con le cure.
La vita lavorativa dei dipendenti della sanità privata è spesso basata sulla sottomissione e il ricatto.
Da quando questi settori sono stati privatizzati, sono diventati terra di conquista di tanti imprenditori rampanti che si sono spartiti l’ingente bottino senza troppi scrupoli. Il comparto è diventato una giungla di contratti, un ginepraio all’interno del quale è impossibile destreggiarsi.
Quando la priorità è il raggiungimento del profitto di pochi,  la dignità dei tanti che ne devono permettere il raggiungimento diventa elemento irrilevante.
Sono sempre più rare le realtà dove le cose funzionano bene. Vi sono anche punti di eccellenza dove si rende un buon servizio ai pazienti e si riconoscono i giusti diritti ai lavoratori.  Da Nord a Sud però sono numerose le anomalie che sono state segnalate: si serrano i turni di lavoro, si diminuiscono sempre più le unità di personale impegnate nella turnazione e si risparmia persino sull’acquisto del materiale medico, necessario per svolgere l’attività quotidiana. Addirittura, in alcune delle realtà tra le più disastrate, si costringono gli infermieri a svuotare le sacche di urine per poi riutilizzarle o si utilizzano farmaci scaduti e campioni. Peraltro, tutte cose assolutamente vietate dalla normativa vigente perchè mettono seriamente a rischio la sicurezza e la salute dei pazienti, oltre che degli operatori.
Dove poi il lavoro sta diventando un miraggio, il ricatto diventa angoscia che fa sopportare qualunque sottomissione, pur di mantenere un reddito. Si sopportano anche i ricatti sessuali, oltre che lavorativi. Si assiste spessissimo all’assunzione di donne separate o sole con figli piccoli da crescere, quindi ricattabili sotto tutti i punti di vista. Tante lavoratrici non possono rivolgersi al sindacato perché verrebbero licenziate. Le grandi carenze di personale costringono i lavoratori a durissimi turni di lavoro, molto spesso non indennizzati adeguatamente. I pagamenti degli stipendi in diverse realtà si diradano sempre più, sino a raggiungere anche 11 mensilità arretrate, con il conseguente indebitamento dei lavoratori.  Questo porta le aziende che hanno raggiunto un arretrato di “sole” due o tre mensilità a considerarsi “virtuose”.
La precarietà ed i ricatto del lavoro, in cambio di una misera retribuzione, li mettono spesso nella condizione di non credere nella possibilità di esercitare i propri diritti.
Per l’ottenimento  dello statuto dei lavoratori, le precedenti generazioni hanno combattuto. Oggi, invece, in nome della crisi, si smantellano un pezzetto alla volta i diritti contrattuali, spesso in maniera subdola e quasi irriconoscibile, spacciando l’operazione per rinnovamento del sistema. Negli ultimi anni, a partire dall’Aias, i contratti si sono frammentati invece che unificarsi, con il conseguente livellamento verso il basso dei diritti dei lavoratori impegnati nel settore. Si punta alla riduzione delle ferie, all’eliminazione delle varie indennità, gli stessi aumenti contrattuali sono diventati davvero irrisori.
Per non parlare dell’accreditamento, pratica sempre poco trasparente come ampiamente dimostrato da molteplici cronache giudiziarie degli ultimi anni.
Non si può più continuare a richiedere sacrifici ai lavoratori dipendenti. E’ arrivato il momento della resa dei conti. Si investano risorse nella lotta contro l’evasione fiscale, la criminalità organizzata e il lavoro sommerso. Si finanzino la ricerca e l’innovazione per creare uno stato competitivo nell’offerta economica ed industriale. Si riparta con grandi investimenti pubblici nel settore della Sanità, che genera ricchezza che può essere gestita direttamente dallo Stato.
Solo questa può essere la soluzione per l’uscita dalla crisi che i lavoratori non hanno causato, né tantomeno voluto.
Vista la  fallimentare esperienza dell’esternalizzazione tout court, lo Stato torni alla gestione diretta dei servizi che, come è stato dimostrato, apporta un grande risparmio economico ma, cosa fondamentale, instaura un rapporto diretto con i propri cittadini che possono così avere la consapevolezza di vivere in una nazione che ha come sue  priorità la cura e il bene comune.

 

11 settembre2014

 

Per riprodurre il testo, o parte di esso, occorre citare la fonte:

[Pagina della sinistra sindacale: “Democrazia e Lavoro CGIL”]

https://www.facebook.com/pages/Democrazia-e-Lavoro-CGIL/716876725014804?ref=hl

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