Micol Tuzi/CGIL: Basta privatizzazioni e tutto ciò che ci allontana dalla via maestra della Costituzione.

intervento di Micol Tuzi al direttivo confederale CGIL – “Mi presento, sono Micol Tuzi del comune di Bologna ed intervengo oggi perché forse questa sarà la prima e l’ultima volta che mi sentirete parlare. Il motivo è che, causa gestione dei tagli dei distacchi e dei permessi operati dalla Madia, la mia segreteria organizzativa mi ha comunicato che dispongo solo di 6 ore e un quarto di permessi per organi direttivi. Questo è un problema, ritengo, non solo mio, ma dell’organizzazione. Se la cgil non consente margini di azione ai delegati, agli rsu dei e nei luoghi di lavoro, perde quella linfa vitale che l’alimenta e la possibilità di dare corpo e gambe a quello che ci diciamo qui dentro. Così come reputo un problema dell’organizzazione il fatto che la proposta su cui la mia segretaria oggi mi chiede mandato non presenta quei contorni di chiarezza e definizione che mi consentirebbero di valutarla. La nostra segretaria ci chiede infatti un mandato generico per costruire una mobilitazione assieme a cisl e uil.

Io, senza pretesa di avere in testa la rappresentazione del bene e del male, ma, dall’osservatorio privilegiato che mi consente la mia condizione di dirigente “in produzione” mi limito a suggerire alcuni punti attorno ai quali tale piattaforma deve essere costruita. Sapete che, mentre il nostro direttivo è in corso, al parlamento nel job act stanno inserendo la cancellazione dell’articolo 18, la possibilità di demansionamento e di controllo a distanza del lavoratore? Cosa credete che pensino, compagni, i lavoratori di questo? I lavoratori oggi stanno male tutti. E ci danno mandato di lavorare su temi molto chiari:
1) IL SALARIO : le politiche salariali a partire dai rinnovi dei ccnl (che non possono essere sostituiti dagli 80 euro), passando attraverso pensioni eque e giuste, arrivando al sostegno di chi un reddito non ce l’ha;
2) LA CREAZIONE DI LAVORO e che sia lavoro decente: occorre stabilizzare i precari, contrastare tutto ciò che genera nuovo precariato (decreto Poletti) e promuovere politiche industriali degne di questo nome, come hanno spiegato meglio di me i compagni dei metalmeccanici;
3) IL TEMA DEL PUBBLICO, che si lega al welfare, al fisco, alla redistribuzione del reddito attraverso i servizi, al fiscal compact, al pareggio di bilancio in costituzione, ai patti di stabilità interni delle aa.ll., alla riforma della p.a. Il pubblico deve rimanere pubblico vero. Basta tagli. Basta privatizzazioni e tutto ciò che ci allontana dalla via maestra della Costituzione. Basta soprattutto alla logica degli appalti al massimo ribasso.
I metodi:
1) No a piazze separate in cgil. Leggere sui giornali “Landini e Camusso si contendono la piazza” è per i nostri lavoratori una ferita e per me motivo di imbarazzo.
In cgil dobbiamo stare uniti. Si a 2 o 3 temi chiari e precisi, di natura prettamente sindacale (vedi quelli enunciati prima), da sostenere con mobilitazioni ampie e che sappiano anche recuperare la natura conflittuale. Rapporti con cisl e uil? Benissimo se riusciamo a lavorare assieme a loro. Ma se per stare a tutti i costi con cisl e uil dobbiamo in qualche modo abbassare l’asticella della nostra rivendicazione, allora andiamo in piazza da soli. Perché se ci presentiamo ai lavoratori con una proposta insufficiente rispetto ai loro bisogni ed al loro sentire li abbandoniamo e deludiamo. E quando li chiameremo a mobilitarsi per sostenere quelle proposte che già non li avevano conquistati, non risponderanno. E se arriveremo a questo punto, minata alle sue fondamenta, la nostra stessa organizzazione rischia di crollare. Perché senza una solida base, nulla può stare in piedi per molto tempo.”

Roma, 17 settembre 2014

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