Sintesi della relazione di Susanna Camusso al direttivo confederale della CGIL

“La discussione di questo direttivo sarà impegnativa, è d’obbligo riaggiornare l’analisi della fase economia nella quale siamo: la recessione è conclamata, essa, incrociata con la deflazione produce un totale blocco dell’economia, a prezzi decrescenti una impresa aspetta che i prezzi calino ancora a fare investimenti, le aziende non producono merci, destinate a deprezzarsi in magazzino. Siamo come il giappone e per uscire dalla crisi il Giappone propone grande investimento pubblico e sostegno ai salari. L’Italia sta prendendo una direzione diversa: conferma i trattati europei esistenti lungo una linea disastrosa. Il governo avrebbe dovuto proporre una stagione diversa delle politiche economiche, ad esempio opporsi all’austerity – cosa che stiamo facendo noi con la raccolta firme per i referendum. Siamo in uno schema molto simile a quelli precedenti. Rapporto debito pil al 3% e tagli lineari e non programmati. Non c’è programmazione della spesa pubblica, rinvio del ragionamento sui patti di partnerariato, nessuna politica industriale di investimento sulla innovazione. In questo quadro si prova ad accreditarsi con l’Europa portandole lo scalpo dell’articolo 18. Pare la scelta di Monti sulle pensioni: porto all’Europa uno scalpo sperando di ottenerne in cambio maggiore flessibilità. Noi ci siamo fatti la convinzione che ci sia una partita fra politica e rappresentanza sindacale. Al centro ci sono il sindacato confederale ed in particolare la Cgil. La rappresentanza è l’elemento su cui si giocano le dinamiche. Davanti a un governo che afferma che se non ci sarà tempo per fare le leggi delega agirà per decreto. Non c’è più concertazione né contrattazione. Il tema delle prossime riforme è il job act: noi dobbiamo rispondere con nostre proposte e riconquistare spazi di confronto. Il ruolo confederale deve dare rilevanza alle nostre posizioni. Dobbiamo porre di nuovo l’accento sul rinnovo dei ccnl, occuparci di lavoro povero, appalti, legalità e lavoro pubblico. Il tema di fronte al quale siamo è il valore del ccnl non solo a livello economico, ma anche organizzativo del lavoro. Mancano politiche governative verso l’inclusione dei disoccupati. Confermiamo il giudizio di iniquità sull’operazione pensioni. Confermiamo che il tema della lotta all’evasione è la base per rilanciare una leva fiscale equa e giusta.

La nostra priorità è la creazione di lavoro attraverso queste leve:
-consentire l’uscita pensionistica senza penalità;
-non consentire il ricorso allo straordinario sostitutivo alle assunzioni;
-politiche industriali di qualità;
-superamento dei patti di stabilità dei comuni;
-intervento pubblico in economia, modello Giappone.

Con le categorie dobbiamo ragionare sul modello contrattuale; urgenza di creare lavoro e job act fanno scomparire il tema del lavoro di qualità. Dobbiamo rispondere a questa offensiva sul piano della proposta e riunificare il mondo del lavoro tutelato a quello di chi le tutele non le ha. Insieme alla risposta al l’accelerazione di ieri sull’art 18 dobbiamo rispondere richiamando in causa la revisione dello statuto dei lavoratori.
Dobbiamo lavorare sul contratto unico a tutele crescenti che non si aggiunga alle altre mille tipologie ma le sostituisca, che garantisca parità di trattamento a parità di prestazione e che porti tutti ad acquisire stabilità e diritti. La nostra proposta deve avere la forza per crescere. Non basta proclamare scioperi perché le masse scendano nelle piazze. Dobbiamo creare una mobilitazione e farla crescere. Fare una valutazione del perché le nostre iniziative non vengono raccolte dal mondo del lavoro. Esiste forse un problema di filtro tra gruppi dirigenti e strutture e mondo del lavoro?

L’inefficacia del nostro rapporto coi lavoratori porta a crescere rancore e demotivazione, solitudine e senso di impotenza, dobbiamo ribaltare la prospettiva e creare a partire dalla condizione dei lavoratori una grande iniziativa che ricostruisca e faccia crescere la fiducia nelle parti sociali. La nostra iniziativa non dev’essere competizione interna ma coinvolgimento che cresca. Molti dei nostri iscritti e militanti han sostenuto il PD: la nostra iniziativa non è per far cadere il governo ma per convincerlo. Il direttivo deve dare un mandato alla segreteria per costruire le nostre mobilitazioni. Con attenzione al linguaggio ed alle proposte che sosteniamo. Primo appuntamento: piazza del lavoro 11 ottobre. Essa è il primo gradino di una impostazione più ampia. E vorrei che il direttivo desse mandato di stare con cisl e uil. Ci vuole una riunione delle segreterie per provare a tessere iniziative unitarie. Se non ci riusciamo andremo avanti da soli. Ma prima dobbiamo provarci e mi rivolgo alla Fiom. Il fronte unitario è necessario perché la divisione sindacale aiuta il governo. Chiederemo a cisl e uil non di cancellare la loro proposta ma integrarla con punti qualificanti di un nuovo statuto dei lavoratori che allarghi diritti. Chiedo mandato su questo al direttivo e di coprire tutti gli spazi di iniziative unitarie presenti. Mandato esplicito alla mobilitazione se il governo agisse sul lavoro per decreto. Mandato per elaborare la proposta di cui sopra. Se non ci fossero le condizioni per lavorare con cisl e uil resteremo comunque sulle nostre iniziative. La cgil non ha 27 linguaggi ma ne ha uno, che si confronta con cisl e uil.

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