Ast: snodo decisivo, o si cambia o si rompe.

rassegna.it –  “Quello di martedì 23 settembre è uno snodo decisivo: o si cambia drasticamente direzione, oppure proseguire il confronto potrebbe risultare inutile e le organizzazioni sindacali, insieme ai lavoratori, sarebbero costrette a decidere le azioni da mettere in campo per difendere la fabbrica e il lavoro”. Alla vigilia del nuovo round della trattativa sulla vertenza Ast al ministero dello sviluppo economico è chiaro il messaggio lanciato dai sindacati ternani dei metalmeccanici – Fiom, Fim, Uilm, Fismic e Ugl – che in una conferenza stampa convocata presso la Camera del Lavoro denunciano l’assenza di passi in avanti nella trattativa su Acciai Speciali Terni aperta al ministero dello Sviluppo Economico lo scorso 4 settembre.

“Avevamo aperto un confronto per costruire una soluzione condivisa alternativa al piano industriale presentato da Thyssen a luglio, invece – hanno detto i segretari dei metalmeccanici ternani – la multinazionale non si è mossa di un passo dalla sua posizione iniziale, quella di un piano contraddittorio e fatto soltanto di tagli che di fatto vanno a colpire ancora una volta i lavoratori. E anche il governo – dicono i sindacati – dopo l’autorevolezza iniziale che ha consentito di avviare un percorso non sta operando per determinare un cambio di passo”.

Molti i punti del piano e della strategia di Thyssen contestati dai sindacati. Dai conti sul bilancio 2014 e sulle previsioni 2015 “che non sono coerenti con gli stessi dati forniti nei mesi passati dalla dirigenza”, alle dichiarazioni contraddittorie sulla vendita o sulla permanenza a Terni, con l’ad Morselli che insiste sull’intenzione della multinazionale di non vendere nel breve periodo, mentre dalla Germania si conferma la scelta definitiva di uscire dal mercato dell’inossidabile.

Poi ci sono le scelte strategiche sul fronte commerciale: i sindacati contestano l’idea di prendere come nuovi mercati di riferimento quelli del centro Europa, dato che la Germania – osservano Fiom, Fim, Uilm, Fismic e Ugl – ha un mercato altamente fidelizzato in cui le importazioni sono minime e quindi non ci sarebbe alcuno spazio per Ast. Servirebbe invece maggiore attenzione per i mercati emergenti, specie quelli del Nord Africa e del Mediterraneo sui quali si era cominciato a lavorare positivamente negli ultimi anni. Intanto, nella situazione di indeterminatezza che regna negli ultimi anni, di fatto le acciaierie ternane stanno perdendo ordini, denunciano le organizzazioni delle tute blu.

L’altro nodo decisivo è quello degli investimenti. “Servono per garantire la strategicità del sito in un mercato mondiale che è già in ripresa – dicono i sindacati – e l’obiettivo deve essere quello di raggiungere il milione di tonnellate di spedito, che renderebbero il sito remunerativo, ma per fare questo non bastano gli investimenti ordinari che vengono fatti su sicurezza e ambiente, ma serve un potenziamento degli impianti, servono investimenti straordinari su prodotti, processi, ricerca, innovazione e formazione”.

Per quanto riguarda la riduzione dei costi, necessità che l’azienda mette al centro del suo piano con un obiettivo di risparmio di 100 milioni di euro, i sindacati fanno notare che “la voce personale incide sul fatturato totale di Ast solo per il 5%. E allora – dicono i rappresentanti delle 5 sigle delle tute blu – crediamo che si possa lavorare sul restante 95% dei costi per recuperare non solo le risorse previste, ma anche di più”. Tra le voci su cui intervenire i sindacati indicano il reperimento di materie prime e rottame (qui un risparmio del 3% varrebbe 50 milioni di euro) e il capitolo energetico (dove “normalizzando” i costi si potrebbero risparmiare 20-30 milioni di euro). “Ecco risanato il bilancio senza andare a toccare impianti, volumi e occupazione”, osservano ancora i sindacati che però avvertono un’indisponibilità da parte degli interlocutori a prendere davvero in considerazione soluzioni alternative.

Per questo, in questa fase decisiva, diventa essenziale costruire una pressione forte per determinare un cambiamento. “Invece avvertiamo una forte solitudine – è l’accusa delle sigle sindacali – dal 4 settembre in poi è venuta meno quell’attenzione e quella spinta che da più parti aveva accompagnato la mobilitazione dei sindacati e dei lavoratori, determinando risultati positivi”.

L’appello è dunque alla politica e alle istituzioni, a tutti i livelli, a non lasciare sole le organizzazioni sindacali e i lavoratori di fronte alla “strettoia” che domani potrebbe presentarsi nel caso in cui non si registrasse un sostanziale cambio di passo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: