Articolo 18: il reintegro è legge anche in altri paesi UE

‘Italia non è il solo paese a prevedere il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo: l’analisi comparata realizzata dai ricercatori di Italia Lavoro, pubblicato il 29 settembre, dimostra, infatti, che “la reintegrazione nel posto di lavoro, sia pure con modalità diverse, è applicata anche in altri Paesi dell’Unione europea. Essa non costituisce, pertanto, un’anomalia tutta italiana, come spesso si sente affermare nel (poco ordinato) dibattito politico in corso”.

La fonte da cui proviene questa analisi è rilevante almeno quanto il suo contenuto. Italia Lavoro è infatti una società per azioni, totalmente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che opera, per legge, come ente strumentale del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Ebbene, l’analisi comparativa delle modalità di licenziamento nei paesi Ue, contenuta nel dossier La flessibilità in uscita in Europa redatto appunto dai ricercatori di Italia Lavoro, mostra come l’Italia non sia il solo paese in Europa a prevedere il reintegro in caso di licenziamento illegittimo: Austria, Germania, Grecia, Irlanda, Paesei Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e Gran Bretagna contemplano la possibilità di poter tornare al proprio posto di lavoro, se licenziati senza giustificazione valida. Anche in Francia, Finlandia e Lussemburgo vige il diritto al reintegro nel proprio posto di lavoro, ma a condizioni meno vincolanti. In tutti i casi, come in Italia a decidere è un giudice.

In Austria il Tribunale ordina con sentenza il mantenimento del rapporto di lavoro in caso di licenziamento nullo, o fino a che la controversia sia definitivamente risolta in giudizio.

In Germania il Tribunale ordina con sentenza il mantenimento del rapporto di lavoro in caso di licenziamento nullo o ingiustificato. Durante il processo il lavoratore ha il diritto di continuare a prestare attività lavorativa. La normativa tedesca si applica a tutti i lavoratori con anzianità di servizio di almeno sei mesi ed a tutte le imprese che occupino più di dieci dipendenti.

In Grecia la legge prevede l’obbligo di reintegro in caso di licenziamento nullo.

Anche in Irlanda, paese spesso preso a modello per la sua flessibilità, prevale la linea del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento nullo.

Nei Paesi Bassi il datore di lavoro deve chiedere l’autorizza zione dell’organo amministrativo competente prima di procedere al licenziamento. In mancanza di autorizzazione, il licenziamento è inefficace e il rapporto di lavoro prosegue, con l’obbligo per il datore di lavoro di continuare a corrispondere la retribuzione. Il giudice ordina la reintegrazione in caso di licenziamento manifestamente ingiustificato.

In Portogallo la legge prevede l’obbligo di reintegrazione in caso di licenziamento ingiustificato, con il pagamento delle retribuzioni arretrate, a far data dalla comunicazione del licenziamento.

Anche in Spagna, a fronte di un licenziamento dichiarato illegittimo, il lavoratore ha diritto di chiedere la reintegrazione. Ma il datore può opporre un rifiuto motivato corrispondendo un’indennità risarcitoria.

In Svezia il giudice può imporre il reintegro o il risarcimento dei danni, più il pagamento delle retribuzioni arretrate dal licenziamento alla conclusione del caso. Se il datore di lavoro rifiuta di eseguire l’ordine di reintegrazione, può andare incontro a gravi sanzioni economiche, che comprendono il versamento di al lavoratore di una somma ulteriore a titolo risarcitorio. La norma sulla reintegrazione si applica alla generalità dei casi, fatta eccezione per le imprese di minime dimensioni, laddove ciò si rivelasse impraticabile.

Nel Regno Unito il giudice può ordinare la reintegrazione o condannare il datore di lavoro a riassumere il lavoratore ingiustamente licenziato, adibendolo anche a mansioni diverse, purché comparabili a quelle in precedenza svolte.

In Francia la reintegrazione opera in tutti i casi di licenziamento discriminatorio e in presenza di violazione di diritti fondamentali e di “libertà pubbliche”. Negli altri casi, il licenziamento privo di giustificato motivo comporta una sanzione di natura risarcitoria. In Finlandia e in Lussemburgo, il giudice può ordinare la reintegrazione, che però ha effetto solo con il consenso del datore di lavoro.

fonte: osservatorioinca.org

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