Landini: “se va avanti l’attacco ai diritti occuperemo le fabbriche”

dirittiglobali.it – «Il governo deve sapere che noi siamo pronti ad occupare le fabbriche se dovesse passare la linea della riduzione dell’occupazione, dei diritti e del salario dei lavoratori. Una linea che potrebbe trovare una prima applicazione alla Thyssen di Terni. Per noi sarebbe inaccettabile », dice Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, da Atene dove partecipa alla festa di Syriza, il movimento di Alexis Tsipras.
E voi occupereste la fabbrica?
«Non possiamo accettare il licenziamento di 250 lavoratori e la riduzione del salario. È questo che ci stanno proponendo ed è questo che il governo ci sta chiedendo di accettare. È un modello che sta avanzando: l’abolizione dell’articolo 18 e dell’attuale sistema contrattuale con la possibilità di derogare al contratto nazionale come prevede l’articolo 8 della cosiddetta “legge Sacconi” e come chiese la Fiat».
Il governo, però, è pronto a preparare una legge sulla rappresentanza sindacale, come chiede la Fiom, e spinge per rafforzare la contrattazione in azienda. Ci stareste?
«No. La verità è che Renzi ha scelto il conflitto e lo scontro. Dietro l’operazione sull’articolo 18 c’è questo, mentre ci sarebbe bisogno di unità nel Paese, di un rilancio della contrattazione nazionale, dell’affermazione del diritto dei lavoratori di scegliere i propri rappresentanti e di decidere sui contratti che li riguardano. Non c’è nessuno scambio da fare. Da una parte Renzi realizza l’operazione 80 euro e dall’altra chiede al tanto vituperato sindacato di fare accordi per la riduzione del salario e dell’occupazione».
Questo sarebbe il progetto del premier Renzi?
«Sì. Riaprire in questo modo la partita sui contratti aziendali vuol dire andare verso la deregulation, vuol dire il modello Fiat».
Ma la legge sulla rappresentanza è proprio una richiesta della Fiom.
«Certo che è una nostra richiesta. Ma ripeto: non ci sono scambi possibili sul modello contrattuale ».
Non crede che i bassi salari dei lavoratori italiani dipendano anche dal sistema contrattuale?
«No. I bassi salari dipendono dai bassi investimenti e dalla bassa qualità dei prodotti. Non a caso dove si investe lo spazio per la contrattazione aziendale integrativa è significativo perché c’è ricchezza da distribuire. La imprese non sono tutte uguali. Quelle di piccole dimensioni oggi soffrono di più. C’è bisogno di far ripartire gli investimenti e spetta al governo indicare le politiche industriali per i settori.
Tutto questo non ha nulla a che vedere con l’articolo 18 che andrebbe semplicemente tolto dal tavolo».
Lei è però d’accordo sulla proposta di Renzi di mettere in busta paga il Tfr.
«Sì. È una proposta che la Cgil ha avanzato prima con Trentin e poi con Cofferati. E a dicembre siamo stati noi della Fiom a riproporla. Il Tfr è salario differito dei lavoratori ed è giusto che possano decidere loro quando riceverlo ».
Squinzi dice che le aziende non possono permetterselo perché “sparirebbero” tra i 10 e i 12 miliardi.
«È davvero paradossale sentir dire che gli imprenditori italiani fanno i capitalisti con i soldi dei lavoratori. Credo che i lavoratori possano volontariamente decidere cosa fare del proprio Tfr e penso che il governo dovrebbe defiscalizzare tutti gli aumenti salariali anziché prevedere lo sconto per le ore di straordinario».
Landini, lei pensa che sabato a Roma alla manifestazione di Sel, con la sua partecipazione quella di Civati, si siano messi i germogli di un nuovo movimento della sinistra?
«Non lo so. Proprio perché rivendico l’autonomia del sindacato mi confronto con tutti coloro che me lo chiedono e pensano che ci sia bisogno di un’altra idea di Europa, fondata sui diritti e sul lavoro».

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