Assieme a Landini ad Atene: che bello parlare con i greci di Tsipras e gli spagnoli di Podemos

huffingtonpost.it – , Coordinatore nazionale Fiat-auto della Fiom-Cgil – Arriviamo ad Atene nel tardo pomeriggio, qualche passo con Maurizio Landini e notiamo subito che nelle vie del centro troviamo una moltitudine di negozi con le saracinesche abbassate, non solo perché è domenica, ma sono gli effetti devastanti che la grave crisi economica e sociale ha causato portando povertà e disagi in tutto il Paese. Argiris che ci accompagna, ci racconta che un terzo della popolazione non avendo il lavoro ha perso anche la copertura sanitaria.

Cartelli di vendita alle porte dei negozi, ai balconi delle case ormai sono scoloriti. Il mercato è chiuso, ma il nostro accompagnatore ci spiega che una foto scattata al mercato oggi sarebbe uguale a quella di decine di anni addietro. Una parte dell’economia informale ad Atene oggi è un argine alla completa indigenza. Giunti a Piazza Sintagma, l’aria che si respira è rarefatta come il Governo che sopravvive nel vuoto della vita pubblica, con una maggioranza risicata dovuta anche dall’8% di Alba Dorata, i quali leader sono sotto processo o in carcere per le violenze dei mesi scorsi. Arriviamo su una collina, guardiamo lo scempio edilizio di una città coperta dal cemento: blocchi di parallelepipedi bianchi divisi da strade squadrate che portano alla costa: il Pireo. Lì i lavori nel porto nelle mani di una azienda cinese impediscono ai sindacati l’ingresso oltre i cancelli. Del resto per sgomberare i giornalisti della Tv pubblica hanno usato i reparti antisommossa. I licenziamenti sono stati di massa per mesi, dai vigili urbani ai lavoratori delle imprese private da un giorno all’altro si son trovati in strada a manifestare.

Passo dopo passo arriviamo alla festa dei giovani di Syriza. Il vuoto delle strade del centro lascia il posto al pieno di una festa enorme in un parco. Salgono insieme sul palco Maurizio Landini, Pablo di Podemos e Alexis: le fotoelettriche illuminano un campo da calcio pieno di migliaia persone. Un corteo di 500 lavoratrici licenziate addette alla pulizia stringe bandiere con i guanti da lavoro intonando canti sotto il palco. Gli interventi di Maurizio, Pablo ed Alexis arrivano forti e chiari, toccando la sensibilità di tutti i presenti. Ma la parte più importante è la vista del campo da calcio invaso come quando si vince un campionato, migliaia di persone convinte di poter avere e dare ai propri figli un futuro migliore e credere in una società diversa. Ma vale la pena ricordare che il problema non è ‘ganar el govierno’, ma redistribuire il potere attraverso la democrazia.

Terminata l’iniziativa Alexis ci informa che in Grecia, se si andasse alle elezioni, Siryza sarebbe il primo partito con più del 30%, Pablo ci spiega che i sondaggi in Spagna danno Podemos sopra i Socialisti, entrambi ci confessano che fino a qualche anno addietro sarebbe parso incredibile e impensabile immaginare una notizia simile. In Grecia Syriza è parte di un movimento ampio di persone che affrontano la crisi non solo con i comizi, le iniziative parlamentari, le feste, ma è un lavoro quotidiano: quello che l’austerità brucia loro provano a ricostruire. Ambulatori e farmacie popolari, fabbriche occupate per continuare a produrre, mercati di agricoltori senza mediatori a prezzi calmierati, anche riallacciare la rete elettrica con qualche escamotage a chi è stata tagliata perché moroso. Proporre e costruire, dire e fare, come gli spagnoli che denunciando i costi della politica si sono ridotti lo stipendio.

Tutto bello e facile? No, per nulla. Ma ci provano mettendosi in gioco. Le dispute ideologiche, il colore della camicia, le bandiere, dirsi o non dirsi di sinistra: cazzate come quelle di chi in Italia dice “Licenziare è di sinistra”. Il gran parlare è il rumore di fondo ad una situazione che precipita. Già in questa settimana dalla Thyssen di Terni alla Fiat di Termini Imerese fino a Valle Ufita per l’Irisbus il Governo potrebbe sposare la linea delle imprese: licenziamenti e riduzione del salario. Il Presidente del Consiglio vorrebbe entro l’8 ottobre portare l’Europa a Milano avendo in tasca il Jobs Act per scambiarlo con una maggiore flessibilità sui conti che non tornano e continueranno a non tornare, come ha spiegato venerdì la professoressa Mariana Mazzuccato, docente di Economia nell’università del Sussex, in un’intervista al quotidiano La Repubblica.

In attesa del nostro volo di rientro da Atene per Roma leggiamo due articoli su un quotidiano: in uno troviamo le dichiarazioni di Debora Serracchiani, la vice di Renzi nel PD, la quale sostiene che la sinistra del Partito Democratico voterà la riforma del mercato del lavoro, nell’altro, ci sono le dichiarazioni di Maurizio Landini: “se licenziano e abbassano i salari occuperemo per difendere il lavoro e i diritti”.
Forse l’Europa della Troika, dei memorandum, del pareggio di bilancio e delle politiche di austerità è così vicina che non riusciamo a vederla. Forse dall’estero le divisioni e il provincialismo italiano sembrano ancora più insopportabili.

Per questo la Fiom arriverà alla manifestazione proclamata dalla Cgil per il 25 ottobre, avendo già effettuato scioperi e manifestazioni in Piemonte, in Toscana e a Milano, dove l’8 ottobre si manifesterà in concomitanza con la riunione Europea sul lavoro.

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