Vaticano: coppie gay, non più tabù.

Luca Kocci – Sinodo dei vescovi. Spiragli sui divorziati risposati e sui conviventi. Il mutuo sostegno, nelle unioni omosessuali, è «un appoggio prezioso»

Qual­che spi­ra­glio sulla que­stione dei divor­ziati rispo­sati, chiu­sura netta sulla con­trac­ce­zione, alcune aper­ture di cre­dito sulle rela­zioni di amore che legano le cop­pie con­vi­venti o spo­sate solo civil­mente e le cop­pie omo­ses­suali, pur riba­dendo in maniera ferma la dot­trina sul matrimonio.

A metà dell’assemblea straor­di­na­ria del Sinodo dei vescovi sulla fami­glia – comin­ciata in Vati­cano lo scorso 5 otto­bre – ieri l’intervento (Rela­tio post discep­ta­tio­nem) del car­di­nal Péter Erdo, rela­tore gene­rale dell’assise, ha fatto la sin­tesi dei lavori della prima set­ti­mana e ha dato il via al con­fronto di que­sta seconda set­ti­mana, che si svol­gerà non più in assem­blea ma nei cir­coli minori per gruppi linguistici.

Sul tema che ha carat­te­riz­zato il dibat­tito pre-sinodale – soprat­tutto sui media –, quello dell’accesso ai sacra­menti da parte dei divor­ziati rispo­sati (al momento sono esclusi), sem­bra pre­va­lere la linea rifor­mi­sta di cauta aper­tura del car­di­nal Kasper, attac­cata dura­mente dalla mino­ranza con­ser­va­trice. Si parla della pos­si­bi­lità di «ren­dere più acces­si­bili ed agili le pro­ce­dure per il rico­no­sci­mento dei casi di nul­lità» dei matri­moni, anche incre­men­tando le respon­sa­bi­lità del vescovo dio­ce­sano – solu­zione gra­dita ai set­tori tra­di­zio­na­li­sti –, ma anche, come sug­ge­riva Kasper, di pre­ve­dere la pos­si­bi­lità dell’accesso ai sacra­menti, «pre­ce­duto da un cam­mino peni­ten­ziale», valu­tando caso per caso. Boc­ciata senza appello, invece, la pro­po­sta del car­di­nal Scola di limi­tarsi alla «comu­nione di desi­de­rio». «Se è pos­si­bile la comu­nione spi­ri­tuale – spiega Erdo, ripor­tando l’opinione di molti padri sino­dali –, per­ché non poter acce­dere a quella sacramentale?».

Con­fer­mata la chiu­sura sulla que­stione della con­trac­ce­zione, come del resto risul­tava chiaro già dall’Instrumentum labo­ris (la trac­cia di lavoro del Sinodo), nono­stante ai vescovi sia chiaro che i fedeli non seguono da tempo le indi­ca­zioni del magi­stero. È vero che spesso non si fanno figli per­ché le cop­pie sono senza lavoro e senza casa («i fat­tori di ordine eco­no­mico eser­ci­tano un peso tal­volta deter­mi­nante con­tri­buendo al forte calo della nata­lità»), tut­ta­via si riba­di­sce che «l’apertura alla vita è esi­genza intrin­seca dell’amore coniu­gale». Vanno bene i metodi natu­rali di con­trollo delle nascite, non quelli arti­fi­ciali. Il punto di rife­ri­mento resta la Huma­nae Vitae di Paolo VI, che su que­sto argo­mento ha messo una pie­tra tombale.

Le aper­ture di cre­dito più sor­pren­denti arri­vano sul fronte dei matri­moni civili, delle con­vi­venze e delle cop­pie omo­ses­suali. Que­ste unioni ovvia­mente non ven­gono appro­vate – il matri­mo­nio cano­nico resta l’unica forma pie­na­mente accet­tata –, ma viene rico­no­sciuto loro un certo valore. Biso­gna cogliere «la realtà posi­tiva dei matri­moni civili e, fatte le debite dif­fe­renze, delle con­vi­venze», all’interno delle quali vi sono «ele­menti costrut­tivi», spiega Erdo. La con­vi­venza «è spesso scelta a causa della men­ta­lità gene­rale, con­tra­ria alle isti­tu­zioni ed agli impe­gni defi­ni­tivi, ma anche per l’attesa di una sicu­rezza esi­sten­ziale (lavoro e sala­rio fisso)». «Anche in tali unioni – pro­se­guono i vescovi – è pos­si­bile cogliere auten­tici valori fami­liari o almeno il desi­de­rio di essi». E delle cop­pie omo­ses­suali – dopo aver dura­mente attac­cato l’«ideologia del gen­der» – si ricorda che «non pos­sono essere equi­pa­rate al matri­mo­nio fra uomo e donna», ma «si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo soste­gno fino al sacri­fi­cio costi­tui­sce un appog­gio pre­zioso per la vita dei part­ner» e dei bam­bini. Poca cosa, in ter­mini asso­luti, ma un signi­fi­ca­tivo cam­bio di mar­cia rispetto alla durezza espressa durante i pon­ti­fi­cati di Woj­tyla e di Ratzin­ger e tutt’ora con­te­nuta nel Cate­chi­smo della Chiesa cattolica.

All’ordine del giorno non ci sono rivo­lu­zioni coper­ni­cane, anche per­ché viene riba­dito il metodo della «gra­dua­lità» e la neces­sità di unire «dot­trina» e «mise­ri­cor­dia». Ma ad oggi la linea intran­si­gente pare ridi­men­sio­nata. Sabato arri­verà la rela­zione finale.

fonte: Il Manifesto

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