Dal cuore del sindacato al web: come nasce una pagina sindacale Fb.

Una mattina accendi il pc, apri la posta e una comunicazione ti dice che un compagno ti ha nominato amministratore di una pagina sindacale sulla quale pubblicavi qualche link come “utente”.

Passato il primo momento di meraviglia e di  riconoscente sbigottimento, non rimane che mettersi all’opera, cercare di meritare la fiducia ricevuta, ma sopra ogni cosa rendere incisiva l’azione perchè il messaggio da trasmettere possa essere chiaro,  fruibile a tutti e tempestivo quanto occorre.

La rassegna stampa è il punto focale. Ogni notizia viene letta preventivamente prima di essere pubblicata.  Se non proviene da siti ufficiali spesso richiede verifiche di veridicità.

Alcuni post divengono “note” della pagina, e sono quelli che meritano di rimanere nella storia, a volte scritti da uno di noi.

Per alternare la monotonia di lunghe sequele di notizie si inizia l’avventura di realizzare immagini abbinate al pensiero. Grandi figure come Che Guevara, Antonio Gramsci e Salvador Allende hanno un loro album personale. E poi protagonisti sindacali come Giuseppe di Vittorio, Pensatori e Poeti, Attualità.  Senza affinata tecnica  e utilizzando programmi gratuiti, ma con passione e amore.

Così nasce una pagina di Fb, ma questo è solo l’aspetto pratico.

La realtà è che ad ogni notizia il fatto lo “vivi” come se fossi fisicamente presente. Felice quando una trattativa va a buon fine e lavoratori salvano il loro posto di lavoro o viene siglato un onorevole contratto, dispiaciuta quando avviene il contrario, addolorata quando un incidente sul lavoro fa perdere vite umane che non hanno l’onore di cronache e non vengono piante se non dai loro cari. Gli indicatori economici sono negativi e il tuo pensiero va immediatamente a lavoratori, pensionati, cassintegrati e disoccupati i cui problemi saranno acuiti. Pensi ai giovani senza lavoro,  soprattutto scippati delle speranze di progetti di vita e ti accorgi che non è vero che dietro ad una tastiera è tutto facile. Non lo è per nulla quando la partecipazione è autentica. Ad ogni fabbrica che chiude è come se fossero persone care a perdere il loro posto di lavoro e con esso un pezzo di identità personale e di dignità.

Poi ci sono i momenti in cui ti rendi conto che a qualcosa serve il lavoro che stai facendo. Proprio mentre stai operando qualcuno mette “mi piace” a un post appena pubblicato, o a un’immagine, e in quel momento si iscrive alla pagina. Lo vivi come un atto di fiducia, che non dovrai deludere. Ci sono state immagini che hanno ottenuto migliaia di condivisioni, che sono state usate come foto profilo o copertina e, perchè no, anche copiate.

Nel frattempo gli iscritti aumentano, ti rallegri dei primi 500, poi mille, 1500 e ogni volta alzi l’asticella dell’obiettivo da raggiungere.

E’ un lavoro appassionante, ma non lo sarebbe, non potrebbe mai esserlo, senza la partecipazione autentica al vissuto di ogni notizia che pubblichi.

Questa è la pagina “Democrazia e Lavoro CGIL”.  Se non la conosci puoi provare a visitarla. Ti invito a farlo.

Se poi hai suggerimenti gli stessi non potrebbero essere più graditi. L’ascolto è uno dei punti focali. Basta inviare un messaggio alla pagina:

https://www.facebook.com/pages/Democrazia-e-Lavoro-CGIL/716876725014804?ref=hl

A. R. B.

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