Osservatorio INCA: una persona su quattro a rischio povertà in Europa

125 milioni di persone sono a rischio di povertà o di esclusione sociale nell’UE, pari al 25% della popolazione (dati 2012). Più concretamente, questo significa che nell’Unione europea una persona su quattro è esposta ad almeno uno dei seguenti fattori: rischio di povertà, deprivazione materiale grave, famiglie a bassissima intensità di lavoro. Si tratta di 6,4 milioni di persone in più rispetto al 2010. Questi dati provengono da un recente dossier della Commissione europea, pubblicato il 9 ottobre 2014.

L’attuale approccio UE per misurare la povertà e l’esclusione sociale tiene conto della diversità di situazioni tra gli Stati membri. Il rischio di povertà o di esclusione sociale è la combinazione dei seguenti tre principali indicatori: il rischio di di povertà è definito in relazione ad una soglia fissata al 60% del reddito mediano nazionale; la deprivazione materiale misura la mancanza di beni e servizi di prima necessità che normalmente indicano il tenore di vita decente in una data società (energia, acqua, ecc.); il basso tasso d’intensità di lavoro riflette la quota della popolazione di età inferiore a 60 anni che vive in famiglie in cui i membri in età lavorativa hanno lavorato meno del 20% del loro potenziale di lavoro durante l’anno passato.

Rischio di povertà ed esclusione sociale, 2010-2012

2010 2011 2012
A rischio di povertà o di esclusione sociale (% della popolazione) 23,7 24,5 24,8
A rischio di povertà o di esclusione sociale (milioni di persone) 118.1 121.5 124.5
A rischio di povertà (% della popolazione) 16,5 17,0 16,9
Grave deprivazione materiale (% della popolazione) 8,4 9,0 9,9
Famiglie senza lavoro (% della popolazione < 60 anni) 7,8 8,0 8,0

 

La definizione UE di povertà va quindi al di là della “soddisfazione dei bisogni umani di base”, che viene utilizzato per misurare la povertà nei paesi in via di sviluppo. Ad esempio, per stimare la povertà in tutto il mondo, la Banca Mondiale utilizza una soglia di povertà tra 1,25 e 2 dollari al giorno, mantenuta costante in termini reali nel corso del tempo. Nel 2010, 1,2 miliardi di persone vivevano sotto la soglia di povertà di 1,25 dollari al giorno nel mondo in via di sviluppo, mentre la Fao stima che a circa 925 milioni le persone che soffrono di fame cronica.

Nel 2009, la Commissione europea aveva già segnalato che persino avere un posto di lavoro può non essere sufficiente per sfuggire alla povertà. E un rapporto di aprile 2014, sempre della Commissione europea, tendeva a mostrare come l’introduzione del reddito minimo sarebbe lo strumento  ideale per ridurre la povertà e l’esclusione sociale nell’UE.

La disoccupazione di lunga durata, la segmentazione del mercato del lavoro e la polarizzazione dei salari spiegano in parte l’aumento della povertà e dell’esclusione sociale. Con il pretesto della crisi, anche l’impatto dei trasferimenti sociali sulla riduzione della povertà si è indebolito in alcuni Stati membri, a causa delle misure adottate per ripristinare la cosiddetta sostenibilità finanziaria dei sistemi di welfare. Con la riduzione dei trasferimenti sociali, e con il deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro, sono diminuiti i redditi da lavoro dipendente, ed è notevolmente aumentato il numero di persone a basso reddito o che vivono in famiglie senza lavoro. Il risultato è la riduzione complessiva dei redditi delle famiglie e il conseguente aumento della deprivazione materiale.

Tra il 2010 e il 2012 i tassi di povertà ed esclusione sociale sono cresciuti nei paesi più colpiti dalla crisi economica: Grecia, Irlanda, Spagna, Italia e Cipro (attorno al 30%). Restano ad un livello elevato (oltre il 30%) nei paesi dell’Europa dell’Est, come Bulgaria e Ungheria.

Ma povertà e esclusione sociale sono aumentate anche in paesi ricchi e con sistemi di welfare solidi (come la Danimarca e Lussemburgo). Sono rimaste stabili in Repubblica Ceca, Germania, Francia, Paesi Bassi e Portogallo. Sono diminuite solo in Polonia, Lituania e Lettonia.

(Ottobre 2014)

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