Simon Deakin: 1914/2014, sulla solidarietà e il darwinismo sociale

da Social Europe Journal,  traduzione di Nicoletta Rocchi – “In occasione del centenario dello scoppio della guerra in Europa, è mio grande privilegio fare questo discorso ai laureati del master classe 2014 e continuare gli storici legami tra le Università di Cambridge e di Lovanio. Un secolo fa, le nostre due università hanno resistito contro la comune minaccia della guerra e del disordine. In condizioni di avversità estrema, si sono formati legami tra di noi che durano ancora ai giorni nostri. Ci unisce una storia condivisa di sostegno al pensiero indipendente e al progresso scientifico.

Nell’agosto 1914, molti in Europa salutarono con favore una guerra che pensavano avrebbe avuto effetti di pulizia su una società corrotta e fallimentare. Il conflitto aveva molte cause prossime, ma nel profondo era alimentato da un’idea prevalente: che il forte avrebbe dovuto superato il debole e questo sarebbe avvenuto. La nozione di sopravvivenza del più forte, applicata a intere società e nazioni è una perversione del pensiero scientifico di quel tempo; ma il suo legame, sebbene tenue, alle teorie dell’evoluzione, hanno aiutato a creare quella saggezza convenzionale tra le elites politiche e militari.
La guerra determinò non un nuovo ordine sociale ma una devastazione senza precedenti. L’incendio della grande biblioteca di Lovanio fu semplicemente il precursore del danno più grande che sarebbe stato fatto alla società europea. Nel 1919, alla altrimenti sfortunata Conferenza di Versailles, si cominciò a tentare di costruire istituzioni di cooperazione e mutuo aiuto all’interno e tra le nazioni. L’organizzazione internazionale del lavoro fu fondata sul principio che l’esistenza della povertà fosse, ovunque, una minaccia alla pace. Dopo il 1945, a seguito del cataclisma di una seconda guerra globale originata in Europa, fu riesumata la ricerca di una soluzione istituzionale duratura alla minaccia di disordine sociale. Tra le altre cose, essa ha portato alla unica forma di cooperazione transnazionale che conosciamo come Unione Europea.
L’idea di solidarietà non è cominciata con l’invenzione dell’ILO e dell’EU. La nostra formazione giuridica ci dice che in origine è un’idea giuridica. Nel diritto privato, denota responsabilità condivisa per un danno causato insieme. La responsabilità congiunta dei danneggianti per i danni alla persona e alla proprietà, o responsabilità in solidum, è la più semplice e più antica espressione di questa idea.
L’osservazione sull’origine della solidarietà ci ricorda che i nostri sistemi di diritto privato descrivono una società di individui e di associazioni indipendenti. L’autonomia e la libertà d’azione di cui godiamo come individui è il risultato di istituzioni che sostengono e costituiscono la rete dell’ordine sociale.
Nei sistemi di assicurazione sociale del genere di quelli che si sono sviluppati nelle società europee nella metà del secolo scorso, c’è una leggera differenza nel significato di solidarietà. Sia coloro che creano il rischio che coloro che vi sono esposti partecipano a schemi di mutuo aiuto. I rappresentanti del lavoro e del capitale, accanto allo stato, partecipano congiuntamente al finanziamento dei sistemi di mutua assicurazione che alleviano i rischi di una società di mercato: perdita del lavoro e del reddito a causa degli incidenti sul lavoro, la malattia, la disoccupazione e la vecchiaia Questi schemi sono caratterizzati dal principio della progressività: i ricchi o forse solo fortunati trasferiscono parte del loro vantaggio ai poveri e sfortunati. Questa forma avanzata di solidarietà è un riconoscimento della nostra irriducibile interdipendenza come partecipanti a un ordine di mercato che dipende per i suoi progressi dalla capacità delle sue istituzioni di gestire innovazione e rischio.
Oggi sta tornando l’idea del darwinismo sociale. Non ha più nella forma di cento anni fa, come supremazia di certe razze e nazioni sulle altre. Torna invece associato alla rivendicazione di una superiorità morale da parte dei ricchi e potenti all’interno di ogni società. I ricchi e potenti vedono la loro posizione come meritata. Hanno avuto successo nel gioco della vita dove altri hanno fallito. Povertà e impotenza sono, al contrario, viste solo come risultati giusti e, in senso reale, delle scelte di quelli che le vivono.
Stiamo correndo il pericolo di creare un clima intellettuale come quello del 1914: un clima in cui sarebbe troppo facile giustificare disordine e violenza sul terreno degli effetti di “pulizia”.
L’idea di solidarietà è oggi svalutata e fraintesa. In alcuni quartieri, la mutua assistenza viene vista come segno di debolezza morale – letteralmente come “azzardo morale” che consente ai poveri e impotenti di sfruttare il rischio. Si è erosa l’idea che tutti nella società, inclusi i più ricchi, dovrebbero contribuire a schemi comuni di mutua assistenza. Così, proprio come si considera che i poveri abbiano scelto la loro povertà, i ricchi sono sempre di più incoraggiati a scegliere come e dove pagare le tasse. Rischiamo di creare un clima intellettuale come quello del 1914: un clima in cui sarebbe troppo facile giustificare la violenza e il disordine sul terreno dei loro effetti “di pulizia”.
La nostra formazione giuridica e l’etica professionale cui siamo vincolati come professionisti e insegnati di legge ci mette in una condizione unica nei prossimi dibattiti. Non possiamo permetterci di sottoscrivere una concezione economicista del diritto che equipara l’interesse personale al bene comune della società. Dovremmo essere recettivi delle intuizioni delle scienze sociali e naturali ma non dovremmo perdere di vista i metodi e i valori della nostra disciplina e della nostra pratica. Al centro della tradizione giuridica europea che abbiamo ereditato c’è il principio dell’accesso condiviso di tutti i cittadini e delle associazioni volontarie alla protezione concessa dallo stato attraverso il principio di legalità. Questo non deve diventare riserva di pochi nelle nostre società·
Ex studenti dell’Università cattolica di Lovanio, ricevete oggi, con le vostre lauree, la vostra parte di eredità: voi fate parte di una lotta continua per il principio di legalità. Dovete essere i fomentatori dell’innovazione, i creatori di nuove solidarietà.”

*Simon Deakin (prof. di legge all’università di Cambridge)

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