Dissesto idrogeologico: basta interventi puntuali!

di Giorgio Zampetti, Responsabile Scientifico di Legambiente – La ricostruzione dell’argine del fiume Carrione ad Avenza era prevista negli interventi post-emergenza in seguito all’alluvione del 2003. Legambiente era stata l’unica a denunciare l’inutilità di quell’opera, soprattutto senza mettere in campo allo stesso tempo politiche che ridavano spazio al fiume attraverso delocalizzazioni o il ripristino delle aree di esondazione. Purtroppo, dispiace ammetterlo, avevamo ragione.L’opera, da sola, è stata inutile e Carrara è stata sommersa dall’acqua. Gli interventi di “messa in sicurezza” sono inoltre diventati l’alibi per nuove costruzioni e, nonostante gran parte della piana di Marina sia ad elevato rischio idraulico, proprio qui il Comune aveva previsto altro cemento. Chissà se i drammatici eventi di questi giorni insegneranno qualcosa.

A pochi chilometri di distanza, una situazione analoga. Ad Aulla, dopo l’alluvione del 2012, l’intervento principale individuato per la sicurezza della città è la costruzione di un grosso argine in cemento armato per difendere quegli edifici che erano stati costruiti all’interno dell’area classificata come “alluvionabile”. Anche in questo caso, a nulla sono servite le osservazioni critiche e contrarie di Legambiente sulla sua utilità e efficacia. Sarebbe estremamente più efficace destinare i 10 milioni stanziati per la costruzione dell’argine ad un piano di mitigazione che metta al primo posto le delocalizzazioni degli edifici a rischio – le poche fatte finora non sono sufficienti – e interventi di rinaturalizzazione del corso, restituendo spazio al fiume affinché, in caso di alluvione, possa esondare senza creare ulteriori danni.

Con questi presupposti, l’unità di missione del Governo contro il dissesto idrogeologico, come emerso nei giorni scorsi durante gli Stati Generali, si assume un compito importate e complicato. Per raggiungere il suo obiettivo non sarà sufficiente sbloccare le risorse e le opere già in programma, soprattutto quando queste rispondono a logiche vecchie ed inefficaci di difesa passiva del territorio. I cantieri da soli non bastano, sono interventi puntuali senza alcuna speranza di essere efficaci se allo stesso tempo non si lavorerà per mettere in campo un’efficace politica di gestione del territorio a 360 gradi e un buon piano di adattamento ai cambiamenti climatici, che nel nostro Paese è ancora lontano dalla sua definizione.

fonte: legambiente.it

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