Verso lo sciopero generale del 12 dicembre: in Umbria “lavori in corso”

Ast, Grifo Latte, Merloni e Polo chimico: le voci simbolo del lavoro in crisi in Umbria, del lavoro che lotta per non scomparire. Un’immagine drammatica ma realistica della situazione della regione, che oggi ha trovato una rappresentazione e una sintesi nell’attivo regionale della Cgil dell’Umbria, tenuto al centro Umbria Fiere di Bastia Umbra, con la partecipazione di centinaia di delegate e delegati da tutti i luoghi di lavoro della regione.

Un “work in progress” verso lo sciopero generale del 12 dicembre, proclamato insieme alla Uil, quando “l’Umbria – come ha detto nella sua relazione il segretario generale della Cgil regionale, Mario Bravi – si fermerà per ripartire in maniera diversa, chiedendo un netto cambio di passo rispetto alle politiche inaccettabili del governo e per la tutela del lavoro e del nostro patrimonio produttivo”.

In difesa prima di tutto di Ast, vertenza ormai divenuta simbolo della lotta per il lavoro non solo in Umbria, ma in tutta Italia. L’intervento di Michele Di Fabio, delegato delle acciaierie, accolto da un lungo applauso della platea, ha sottolineato proprio questo: la vertenza ternana dimostra chiaramente che cambiare le regole sul mercato del lavoro, introdurre maggiore flessibilità che poi si trasforma in precarietà, non serve a nulla se non si ha una politica industriale che impedisca lo smantellamento di interi settori. “E’ come mettere un po’ d’olio, di scarsa qualità, sugli  ingranaggi di un motore fermo da 30 anni e senza un goccio di benzina”, ha detto l’operaio di Ast.

Ma lo sciopero del 12 dovrà essere anche l’occasione per tornare ad accendere un faro sulla vicenda Merloni, una delle crisi più lunghe e drammatiche di tutto il centro Italia, come ha ricordato Luciano Recchioni, già delegato dell’industria metalmeccanica di Colle di Nocera.

Naturalmente, la “vertenza Umbria” si compone poi di tante altre voci (quelle ascoltate all’attivo di Bastia nelle decine di interventi da tutti i luoghi di lavoro pubblici e privati), voci che la Cgil intende portare al centro della sua mobilitazione, ribadendo l’evidente contrarietà del mondo del lavoro rispetto ai provvedimenti del governo Renzi, a partire dal Jobs Act. “Una legge che va contro gli interessi della parte più debole del paese – ha denunciato il segretario Cgil Bravi – e sulla quale però dobbiamo registrare l’appiattimento dei parlamentari umbri. È molto grave infatti – ha aggiunto Bravi – che tra i 40 deputati del Pd che non hanno votato questa legge contro il lavoro non ci sia stato nemmeno un umbro”.

Dunque, il percorso verso lo sciopero generale in Umbria è iniziato. Le assemblee nei luoghi di lavoro sono già partite e nelle prossime settimane il sindacato organizzerà iniziative di ogni genere, dalle fiaccolate agli scioperi alla rovescia per valorizzare i beni comuni, coinvolgendo tutte le città della regione. Mentre il 12 dicembre lo sciopero sarà accompagnato da due grandi manifestazioni a Perugia e Terni e diverse altre iniziative sui territori. In questo percorso non mancherà certamente l’apporto degli studenti, che all’attivo della Cgil hanno ribadito il loro sostegno (“non siamo sdraiati, siamo in piedi e saremo con voi”).

“Scioperiamo perché crediamo che si possa fare altro, che si possa scegliere un percorso diverso – ha detto Gianna Fracassi, segretaria nazionale Cgil, concludendo i lavori dell’attivo del sindacato umbro – 3 milioni di disoccupati, un quarto della produzione industriale cancellata, i giovani di questo paese costretti ad andarsene per avere un futuro: tutto questo non possiamo più tollerarlo”. Fracassi ha poi espresso rammarico per il fatto che “molti di quelli che in questi anni erano in piazza con noi oggi si affannano per giustificare la scelta di dare libertà di licenziamento alle imprese” e ha aggiunto che “il tempo degli annunci e degli slogan è finito”. “Qualcuno ci dice che oggi non ci sono le condizioni per scioperare, ma ci devono spiegare cosa altro deve accadere a questo paese per farlo – ha concluso la segretaria nazionale Cgil – la verità è che cresce la voglia di mobilitazione nel paese e noi vogliamo poter dire, alla fine di tutto, che abbiamo fatto il nostro dovere”.

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