Ciro D’Alessio: “Il 12 dicembre non possiamo permetterci un passo falso”

Ciro D’Alessio è un operaio, delegato sindacale Fiom, del sito di Pomigliano della Fiat. Dopo l’ultimo congresso della Cgil è entrato a far parte del Comitato direttivo nazionale della Cgil.Questo sciopero della Cgil è stato criticato perché a ridosso delle feste rischia di chiudere una fase senza alludere ad una sorta di continuità nell’immediato futuro. In più, tutte queste dichiarazioni sul ricorso alla Corte di Giustizia europea sembrano affidare l’abolizione del Jobs act alla solo via giudiziale.
Innanzitutto va chiarito che il ricorso giudiziario non esclude per niente la mobilitazione. Un sindacato imposta le proprie vertenze tenendo conto di tutti gli strumenti possibili e porta avanti la sua battaglia armonizzandoli. Per quanto riguarda l’agenda, non credo non si possa tener conto di quanto sta facendo il Governo in Parlamento e del tentativo, tutto politico, di anticipare l’approvazione in relazione a quanto sta accadendo a livello europeo. Comunque, il 17 e 18 dicembre è stato convocato il Comitato direttivo nazionale della Cgil e lì capiremo come andare avanti. Sarà un momento di dibattito vero. Anche perché in queste settimane non è stata solo la Fiom a mobilitarsi e a fare sciopero.

La Cgil, nonostante tutto, sembra ancora centrata dentro una dinamica di sponda con il Pd, o con una sua parte…
Personalmente sono poco interessato a quello che fa il Pd o una sua parte. Anche perché sembra evidente a tutti che siamo in presenza di un soggetto politico che ha perso i collegamenti con la società reale. Credo che lo scambio politico più di tanto non può dare. E un sindacato che voglia realmente ottenere degli obiettivi deve tornare a fare il suo mestiere.

A ben vedere per la Fiom la mobilitazione non è mai finita. Tu hai fatto molte assemblee. Che impressione ne hai ricavato?
In queste settimane di assemblee con i lavoratori ho toccato con mano come ci sia in giro molta consapevolezza. Anche a Pomigliano dove la nota dominante rimane il clima di ricatto verso i lavoratori comunque tutti hanno chiaro cosa stia accadendo sul piano dei diritti e come questo si traduca in peggiori condizioni di lavoro, con il demansionamento, e interventi sulla busta paga.

Il 25 ottobre questa consapevolezza anche un po’ inaspettatamente è uscita fuori…
Il 25 ottobre è arrivato un segnale preciso dalla piazza che non va disperso. E’ per questo che dico che il 12 dicembre non possiamo permetterci un passo falso. Il Jobs act lo batti se convinci la gente che è un danno concreto e non una battaglia ideologica. Non a caso Renzi usa quei toni e quegli argomenti. E quindi l’iniziativa deve continuare anche dopo il 12 dicembre. L’obiettivo deve essere la cancellazione del Jobs act.

Le mobilitazioni di queste settimane ci parlano di un movimento composto anche da tanti precari…
Credo che la Cgil abbia avuto sui precari un fianco scoperto. Ora le cose stanno cambiando. La piattaforma affronta chiaramente tutti i punti che riguardano il lavoro e il lavoro precario. Una piattaforma che va spiegata e approfondita soprattutto perché se il jobs act si stabilizza la Cgil non esisterà più, e quindi anche per i precari si apre una fase molto complicata.

Che vuoi dire?

Voglio dire che Renzi punta dritto al cuore dell’organizzazione sindacale. Magari sopravviverà un minimo di apparato organizzativo ma il sindacato come realtà dei luoghi di lavoro avrà seri problemi. E quindi è importante far capire che in questa fase occorre mettere in piazza un sindacato concreto, nei territori e nei luoghi di lavoro, che non arretra. E non arretra sulla base di una precisa piattaforma di lotta. Mobilitazioni non a prescindere ma con proposte alternative ed elementi molto precisi. E’ su questa base che poi si può intrecciare un interlocuzione con le forze politiche. Ed è su questa base allora che tutti potranno capire come un governo che va avanti a colpi di fiducia e rifiuta il confronto poiltico non ha futuro in questo Paese.

 fonte: controlacrisi.org
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