diellemagazine.com intervista Maurizio Landini

Segretario, che novità ci sono dopo l’incontro al Ministero dello sviluppo economico sulla vicenda Ilva?

La notizia è che si ricorre all’amministrazione straordinaria, l’attuale commissario farà domanda d’istanza di un’amministrazione straordinaria sulla base della legge Marzano, che verrà fatta presso il tribunale di Milano. Questo determinerà la condizione affinché nel mese di gennaio il commissario o i commissari che saranno nominati potranno decidere di dare in affitto tutti gli impianti ad una nuova società che verrà costituita appositamente, che avrà il controllo pubblico, nelle forme e nei modi che saranno decisi. Questa nuova società, per un periodo che può andare fino a trentasei mesi, gestirà le attività dell’acciaieria garantendo anche gli investimenti necessari per applicare tutte le norme previste per l’ambientalizzazione dell’Ilva. La vera novità è che si va verso la gestione da parte di una società totalmente pubblica. Alla fine di questo periodo sarà possibile decidere o la vendita o la permanenza di una attività pubblica o la costituzione di una nuova società le cui forme e modalità saranno da vedere.

Che giudizio dai di questa operazione?
Per ora siamo di fronte alla novità di una società al 100% pubblica, questo determina la condizione per utilizzare i soldi sequestrati ai Riva per fare gli investimenti.
Quale sarà il futuro del gruppo tra qualche anno, cioè se rimane pubblico, se sarà venduto o se ci sarà un ingressi di capitali privati, sarà oggetto di un’ulteriore discussione. Da questo punto di vista considero positivo che si va verso la fase dell’amministrazione straordinaria e di un assetto totalmente pubblico che controlla l’azienda, cosa che tra l’altro viene fatta con ritardo. La Fiom è da almeno due anni e mezzo che chiede che ci sia un intervento pubblico e un cambio di proprietà che vada in questa direzione al fine di garantire gli investimenti.

La discussione attualmente in corso sul Jobs Act ha come elemento centrale il tema dell’allargamento ai dipendenti pubblici dei provvedimenti ad esso collegati. Renzi ha aggiunto provocatoriamente nei confronti del sindacato che la protesta non crea posti di lavoro, cosa ne pensi?

Che bisognerebbe evitare di farsi prendere per il culo; il problema non è quello di togliere dei rìdiritti a qualcun altro, il Jobs Act è inaccettabile perché cancella lo statuto del lavoratori e per quello che ci riguarda il problema non è togliere i diritti a qualcuno, il problema per noi rimane estendere lo stastuto dei lavoratori e le sue tutele contro i licenziamenti a tutti i lavoratori in Italia.
Che poi si faccia finta che il Parlamento possa avere un ruolo fa sorridere, questo è un Parlamento che è stato eletto con una legge incostituzionale, che è stato messo di fronte alla fiducia per non fare cadere il governo e come è noto oggi il Parlamento su questa materia non ha alcun potere: la discussione è nelle commissioni, che hanno solo un potere consultivo, chi decide è il governo. Quindi da questo punto di vista penso che sia necessario mettere in campo tutte le azioni possibili sul piano sindacale, giuridico, legislativo, di ricorso, di raccolta di firme: tutto ciò che sarà necessario per cancellare il Jobs Act ed estendere lo statuto dei lavoratori davvero a tutti.

Renentemente Piergiovanni Alleva ha proposto un referendum abrogativo del Jobs Act.

La CGIL, che ha fatto anche lo sciopero generale con la UIL, bisogna che discuta per valutare in questo nuovo quadro quali sono le azioni da mettere in campo, non è il momento di fughe in avanti da parte di nessuno: in questa fase non bisogna escludere niente, ma bisogna allargare il più possibile le iniziative che si mettono in campo. Penso che il problema oggi sia quello di trovare il modo di coinvolgere tutte le persone coinvolte da questi provvedimenti, compresi i giovani precari che non hanno alcune estensione delle tutele e degli ammortizzatori sociali. In quetsa fase vanno discusse dentro la Cgil e insieme anche alle altre organizzazioni che ci vogliono stare, le iniziative più opportune. Pesonalmente non escludo nulla, ma occorre avere un percorso collettivo di discussione.

L’ultimo direttivo della CGIL si conclude con una considerazione, siamo di fronte ad un attacco senza precedenti al mondo del lavoro e con un obbiettivo, allargare la mobilitazione. Il governo dal canto suo tende a spaccare il fronte del lavoratori: privati contro pubblici, diependenti contro autonomi, alimentando invidia sociale e luoghi comuni.

Siamo di fronte a provvedimenti di una gravità senza precedenti, stiamo tornando alla fine dell’800, dove il lavoro era considerato pura merce, che non ha alcun diritto e non ha alcune tutela. In questo caso si incentivano anche i comportamenti peggiori degli imprenditori, perché gli si dice che possono assume e licenziare quando gli pare senza alcun vincolo, proponendo un’idea di impresa assurda, perché l’impresa non è fata solo dall’imprenditore, ma dall’imprenditore e dai lavoratori.
Siamo di fronte ad un fatto di questa natura, che tra l’altro avviene, insisto, in un momento in cui c’è un Parlamento totalmente delegittimato, perché eletto con una legge incostituzionale e siamo in presenza di un governo che non è stato eletto da nessuno e che non ha mai presentato questo suo programma come programma elettorale. Di fronte a questo attacco ai diritti e al lavoro, proprio perché siamo in una fase straordinaria, penso che noi dobbiamo ragionare con attenzione e vedere come il consenso che abbiamo ottenuto nei mesi scorsi possa crescere per mettere radicalmente in discussione e cambiare questi provvedimenti e di cambiare radicalmente anche questa logica che il governo sta mettendo in campo. Per questo penso che sia necessario non escludere nessuna iniziativa, avendo completa consapevolezza del quadro nuovo nel quale ci troviamo ad agire, che mette in discussione non solo i diritti delle persone, ma il diritto stesso di poter contrattare collettivamente la propria condizione di lavoro.

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