Democrazia e Lavoro: accordo Caring Telecom, Rsu contrarie, la CGIL ritiri la firma

Con la vertenza della divisione Caring di Telecom Italia per La SLC e per tutta la CGIL si è consumata una delle pagine più tristi nel rapporto democratico e nel riconoscimento della rappresentanza tra gruppo dirigente e delegati di luogo di lavoro.

La difficile e complessa trattativa per la riorganizzazione del Caring ha visto da subito un ruolo e un protagonismo fondamentale dei componenti della RSU eletti nelle liste  SLC CGIL. La Delegazione ha saputo orientare il confronto con competenza, affrontando i nodi dell’organizzazione aziendale, perseguendo l’obiettivo di migliorare la produttività agendo sulla formazione delle competenze, in tal modo rispondendo alle reali esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori per migliorare il clima lavorativo senza toccare i principi e il valore delle libertà e della dignità individuale delle persone.

Un accordo deve essere il frutto e il risultato di un confronto, dove tutte le parti mettono le loro disponibilità per rispondere alle esigenze in campo attraverso una sintesi condivisa. Questo non è accaduto. L’Azienda da prima ha accettato il confronto per poi, in modo inaudito, cambiare atteggiamento ponendosi in modo ricattatorio costruendo una strategia che minava la debole unità fra le organizzazioni sindacali inserendo di fato fra i temi del confronto la cancellazione delle norme di tutela del controllo individuale a distanza.

La direzione di Telecom con tale atteggiamento si è assunta la responsabilità di rompere il confronto portando l’azione fino alla soglia del ricatto: accettare i contenuti del controllo individuale a distanza, norme indisponibili per la delegazione CGIL, o la scelta di rimettere in pista la societarizzazione delle lavorazioni del Caring.

La delegazione SLC, al gran completo, fino al giorno antecedente il 17 dicembre ha respinto tale atteggiamento denunciandolo fra i lavoratori in una campagna di assemblee che doveva portare a respingere il referendum farsa che si era prospettata.

Il giorno 17 la segreteria Nazionale della Categoria, e il suo segretario generale, riconvocava la delegazione SLC Telecom unitamente ai segretari regionali per prendere visione di novità che nulla modificavano nei contenuti essenziali e nell’impianto dell’accordo che fino allora avevano sempre ricevuto il nostro rifiuto.

A fronte di una delegazione SLC CGIL largamente contraria alla sottoscrizione dell’ipotesi di accordo, evidenziata durante tutta la riunione di delegazione, espressa e ampiamente argomentata con interventi contrari dalla maggioranza delle RSU rappresentanti la delegazione SLC, la segreteria della categoria e il segretario nazionale stesso nella sua relazione introduttiva indicavano le modifiche al testo come sufficienti per sottoscrivere il giorno dopo l’ipotesi d’intesa.
Alla fine degli interventi, che hanno evidenziato in maniera palese come la maggioranza dei territori tra cui i più grandi in termine di presenza di call center erano contrari, il segretario generale  ha elegantemente messo in evidenza che la delegazione non ne capiva molto né del momento né della fase, e dopo aver tracciato scenari tragici ha invitato svariate volte questa delegazione poco attenta di rsu a firmare l’ipotesi di accordo il giorno dopo.

La decisione assunta della SLC CGIL Nazionale di aderire alla firma di tale accordo contravviene nei fatti a due essenziali principi della Confederazione e della sua confederalità, principi che vanno rimarcati:

  • si contravviene a tutte le indicazioni fino ad oggi sostenute dalla CGIL in merito al diritto individuale di ogni lavoratore di non essere controllati a distanza in modo individuale.

Si cancellano di fatto il diritto e la dignità prevista nelle libertà individuali sancite dallo statuto dei diritti dei lavoratori art. 4 della legge 300/70.

Il derogare a tale norma entra in  evidente contrasto con quanto da mesi tutta la CGIL sta sostenendo con il movimento di lotta a difesa delle tutele individuali, tutele che il governo vorrebbe inserire come modifiche e deroghe alla legge, norme di valore generale che le singole categorie non possono avere fra le loro disponibilità a modificare e trattare.

 

  • si contravviene alle norme statutarie della CGIL per quanto attiene le regole del mandato. Il percorso democratico non può essere un optional con cui ci si conforma a giorni alterni.

La delegazione RSU della SLC CGIL ha valutato non accettabile il testo dell’intesa è ha ritenuto legittimamente di non sottoscrivere l’accordo (20 delegati su 28 di quella delegazione non hanno sottoscritto l’intesa).
Ci troviamo ora in una situazione di delegazione spaccata, con tutte le conseguenze del caso, e il naturale rischio fra i lavoratori di perdere credibilità.
Tutta l’organizzazione è ora chiamata a rispondere di quanto accaduto assumendo democraticamente le decisioni del caso.

 

Chiediamo, pertanto, di ristabilire sulla base dello statuto della Cgil  l’unitarietà dell’organizzazione, riconoscendo che per la Slc-Cgil la maggioranza di delegati RSU afferenti alla Cgil è contraria all’intesa.

Per questo chiediamo, in vista del referendum del 21 e 22 gennaio a.C.,

che la posizione della Slc-Cgil sia contraria all’accordo.

Inoltre, chiediamo il ritiro della firma a nome e per conto della Cgil,

firma che non ha nessuna giustificazione con le regole di democraziasancite dallo statuto Cgil.

 

Nicola Nicolosi                          Gianni Rinaldini                      Giancarlo Albori

 

Milano lì 081\2015

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