Ricchezza: possederla tutta e volerne ancora di più

Oxam issue briefing – gennaio 2015 (l’Oxfam è una confederazione – fondata a Oxford nel 1942 – di 17 Ong che lavorano con 3000 partners in più di 100 paesi in tutto il mondo sui temi della povertà e dell’ingiustizia)
Trad. Nicoletta Rocchi

La ricchezza globale si è concentrata sempre di più nelle mani di una piccola elite ricca. Questi ricchi individui hanno generato e sostenuto le loro grandi ricchezze attraverso interessi e attività detenuti in pochi importanti settori economici, compresi quello finanziario e farmaceutico/sanitario. Le aziende di questi settori spendono ogni anno milioni di dollari per fare lobbying al fine di creare un ambiente politico che protegga e migliori ulteriormente i loro interessi. Le più fertili attività di lobbying negli US si effettuano sul bilancio federale e sui temi fiscali: risorse pubbliche che dovrebbero essere dirette a beneficio dell’intera popolazione, piuttosto che riflettere gli interessi di potenti lobbisti.
1. La ricchezza globale è sempre più concentrata nelle mani di una piccola elite ricca
I dati del Credit Suisse (Credit Suisse Global Wealth Data Book) mostrano che dal 2010, anno che ha marcato un punto di flessione nella quota della ricchezza globale posseduta dall’1% degli adulti più ricchi del mondo, tale quota è di nuovo cresciuta.
Nel 2014, l’1% più ricco al mondo possedeva il 48% di tale ricchezza globale; al restante 99% rimaneva solo il 52%. Ma questa quota percentuale è stata appannaggio del 20% più ricco, mentre al restante 80% della popolazione del pianeta è rimasto appena il 5.5%. Se questo trend continuerà, tra due anni, l’1% al top supererà il 50% della ricchezza totale, accumulandone da solo più del restante 99%.
In quest’ultimo periodo dunque ricchissimi dell’1% al top, i miliardari della lista Forbes hanno visto un’accumulazione di ricchezza più rapida. Nel 2010, le 80 persone più ricche del mondo avevano una ricchezza netta di 1.3 trilioni di dollari. Nel 2014, le 80 persone più ricche della lista Forbes possedevano una ricchezza collettiva di 1.9 trilioni di dollari: un aumento di 60 miliardi in soli 4 anni (50% in termini nominali). Si noti che nel periodo tra il 2002 e il 2010, la ricchezza totale in dollari attuali della metà più povera del mondo è aumentata più o meno nella stessa percentuale di quella dei miliardari; mentre, a partire dal 2010, è diminuita.
La ricchezza di questi 80 individui è ora la stessa di quella posseduta dal 50% più basso della popolazione globale: circa 3.5 miliardi di persone condividano tra loro la stessa quantità di ricchezza delle 80 persone estremamente ricche. Poichè la ricchezza di tutti gli altri non è aumentata nella stessa proporzione degli 80 al top, la quota della ricchezza totale posseduta da questo gruppo è aumentata ed è aumentata anche la distanza tra i molto ricchi e tutti gli altri. Ne consegue che il numero dei miliardari che hanno la stessa quantità di ricchezza della metà più povera del pianeta si è rapidamente ridotto negli ultimi 5 anni. Nel 2010, erano 338 i miliardari la cui ricchezza equivaleva a quella della metà della popolazione più povera. Nel 2014 il loro numero si è ridotto a soli 80 miliardari.
2. gli individui ricchi hanno generato e sostenuto le loro ricchezze attraverso interessi ed attività in pochi importanti settori economici.
Nel 2014 c’erano 1.645 persone catalogate da Forbes come miliardari. Questo gruppo è ben lontano dall’essere globalmente rappresentativo. Quasi il 30% (492 persone) aveva cittadinanza USA. Più di un terzo dei miliardari è partito da una posizione di ricchezza, con il 34% che la ha ereditata tutta o in parte. Questo gruppo è in modo predominante di sesso maschile (90%) e di mezza età (85% sopra i 50 anni).
Ci sono pochi settori economici importanti che hanno contribuito all’accumulazione di ricchezza di questi miliardari. Nel marzo 2014, il 20% (321) era catalogato come avente interessi nel settore finanziario o assicurativo o a questi correlati. Da marzo 2013, nella lista ci sono 37 nuovi miliardari, mentre 6 ne sono usciti. La ricchezza accumulata dei miliardari di questi settori è aumentata da 1.01 a 1.16 trilioni di dollari in un solo anno; una crescita nominale di 150 miliardi (15%).
Ma sono i miliardari in lista come aventi interessi e attività nei settori farmaceutico e sanitario che nel biennio 2013-2014 hanno visto, collettivamente, la più grande crescita di ricchezza. 29 individui si sono aggiunti tra marzo 2013 e marzo 2014 (5 sono usciti dalla lista), aumentando il numero totale da 66 a 90 miliardari: il 5% dei complessivi componenti della lista. La ricchezza collettiva dei miliardari con interessi in questo settore è aumentata da 170 a 250 miliardi, un incremento del 47%: la crescita percentuale più alta tra i diversi settori nella lista Forbes

3. Nel 2013 le compagnie finanziarie e farmaceutiche hanno speso milioni di dollari per attività di lobbying
Le aziende più grandi e di maggior successo sia del settore finanziario e assicurativo
che di quello farmaceutico e sanitario realizzano profitti estremamente alti e pertanto controllano risorse sostanziali che usano per compensare i loro proprietari e investitori, aiutandoli ad accumulare la loro personale ricchezza. Ma queste risorse potrebbero essere potenzialmente usate anche per influenzare politicamente ed economicamente. E le grandi imprese le usano esplicitamente attraverso il lobbismo diretto verso i governi, soprattutto su temi e politiche che riguardano i loro interessi di business.
Solo negli US, nel 2013, il settore finanziario ha speso più di 400 milioni di dollari per fare lobbying: il 12% del totale di quanto speso complessivamente a questo titolo da tutti i settori nello stesso periodo. In più, durante il ciclo elettorale del 2012, le aziende finanziarie hanno speso 571 milioni di dollari per contributi elettorali. Il Centre for responsive Politics (un gruppo di ricerca di Washington che indaga sul lobbying e il denaro nella politica) ha scoperto che il settore finanziario è la più grossa fonte di contributi elettorali per i candidati e i partiti federali. I miliardari US costituiscono approssimativamente metà del totale dei miliardari della lista Forbes che hanno interessi nel settore finanziario. Il numero dei miliardari US di questo settore è aumentato da 141 a 150 e la loro ricchezza collettiva è aumentata da 535 miliardi di dollari a 629: un aumento di 94 miliardi (17%) in un solo anno.
Nell’EU, si stima che i lobbisti del settore finanziario abbiano speso 150 milioni di dollari a favore delle istituzioni EU. Tra marzo 2013 e marzo 2014, il numero dei miliardari in EU con attività e interessi nel settore finanziario è aumentato da 31 a 39, con una crescita della ricchezza collettiva di 34 a 128 miliardi di dollari.
Mentre le corporations dei settori finanziario e assicurativo spendono le loro risorse per lobbying finalizzato a perseguire i loro interessi e questo determina una crescita dei loro profitti e della ricchezza di tutti gli individui coinvolti nel settore, la gente comune continua a pagare il prezzo della crisi finanziaria globale. Si è calcolato che il costo per il contribuente US del salvataggio del settore finanziario ammonta a 21 miliardi. Mentre il settore finanziario ha ben recuperato a seguito di questi salvataggi, negli US, il reddito mediano deve ancora tornare ai suoi livelli pre-crisi. Il FMI ha stimato in 83 miliardi di dollari il costo annuo attualmente ancora sulle spalle del contribuente per “istituzioni finanziaria di importanza sistemica” – in altre parole quelle troppo grosse per fallire.
Nel 2013, i settori farmaceutico e sanitario hanno speso più di 478 miliardi di dollari per lobbying nei soli US. E’ più di quanto è stato speso da ogni altro settore, rappresentando il 15% dei 3.2 miliardi di dollari delle spese totali per lobbying nel 2103. In più, durante il ciclo elettorale 2012, 260 milioni di dollari sono stati spesi per contributi elettorali. 22 dei 90 miliardari di questi due settori sono statunitensi. Nell’EU l’industria farmaceutica e sanitaria spende almeno 50 milioni di dollari ogni anno. 20 dei 90 miliardari EU hanno fatto i loro soldi tramite aziende farmaceutiche e sanitarie residenti nell’area e collettivamente, l’anno scorso, hanno aumentato la loro ricchezza di 28 miliardi.
Mentre le imprese di questi ultimi due settori hanno speso milioni e individui collegati ad essi hanno fatto miliardi, una crisi sanitaria è scoppiata nell’Africa occidentale. Nel 2014, il virus Ebola sta minacciando le vite e le condizioni di vita di milioni di persone in Guinea, Sierra Leone e Liberia.
Le aziende hanno risposto positivamente alla crisi di Ebola: alcune grandi ditte farmaceutiche stanno investendo nella ricerca per il vaccino il cui costo totale è ancora sconosciuto. Le tre aziende farmaceutiche membri dell’International Federation of Pharmaceutical Manifactures & A ssociations (IFPMA) che hanno dato il contributo maggiore al tentativo di debellare Ebola, hanno collettivamente donato più di 3 milioni di dollari in contanti o in prodotti medici. Ma la quantità di denaro speso per Ebola e le altre attività che in senso più lato corrispondono a bisogni sociali deve essere vista nel contesto delle loro spese sul corporate lobbying per esercitare influenza a favore dei loro interessi. Queste tre aziende insieme hanno speso nel 2013 più di 18 milioni di dollari in attività di lobbying negli US
Per mettere in una prospettiva la spesa per la crisi Ebola, la Banca mondiale stima che i costi economici per Guinea, Liberia e Sierra Leone in termini di riduzione del risultato economico sono stati di 815 milioni nel 2014 e saranno di ulteriori 815 milioni nel 2015 se il contenimento dell’epidemia sarà lento. La più grande crescita di ricchezza tra il 2013 e il 2014 di un unico miliardario collegato alla farmaceutica, pari a 1.17 miliardi di dollari, potrebbe pagare più di tre volte l’intero costo 2014-2015. In un solo anno, Stefano Pessina (imprenditore farmaceutico italiano) ha aumentato la sua ricchezza netta di 4 miliardi, passando da 6.4 miliardi a 10.4 miliardi di dollari: la più grande crescita di ricchezza di un singolo di tutti i miliardari con interessi nella farmaceutica e nel sanitario.

4. Le più fertili attività di lobibng negli US sono sul bilancio e su temi fiscali
I miliardi spesi dalle grandi imprese nell’attività di lobbying che danno loro accesso diretto ai policy makers e ai legislatori di Washington e di Bruxelles, sono un investimento calcolato.. L’aspettativa è che questi miliardi porteranno a politiche che creeranno un ambiente più favorevole e profittevole per il business che compenserà i costi del lobbying.
Negli US i due temi cui ha fatto riferimento la maggior parte di tale attività sono il bilancio e gli stanziamenti federali e le tasse. Si tratta di risorse pubbliche su cui le grandi aziende cercano di esercitare la loro diretta influenza a proprio beneficio, usando le loro sostanziose risorse di denaro. Il lobbying sulle tasse in particolare può minare direttamente gli interessi pubblici. Infatti la riduzione del peso fiscale per le aziende può trasformarsi in meno denaro da destinare a servizi pubblici essenziali.
5. l’aumento della disuguaglianza non è inevitabile

Nell’ottobre 2014 l’Oxfam ha lanciato la sua campagna Even it up, chiedendo a governi, istituzioni e grandi imprese di contrastare l’estrema disuguaglianza. Questo briefing fornisce ulteriore dimostrazione che dobbiamo costruire un sistema economico e politico più giusti che valorizzi ogni cittadino. Oxfam si è rivolto a tutti i leaders del mondo, compresi quelli che si sono riuniti al 2015 World economic forum di Davos, perchè affrontino i fattori che hanno portare all’odierna esplosione di disuguaglianza e mettano in atto politiche che redistribuiscano denaro e potere dai pochi ai molti.

I. I governi lavorino per i cittadini e contrastino l’estrema disuguaglianza
Impegni specifici devono riguardare: un accordarsi sull’obiettivo di sradicare la povertà estrema entro il 2030; istituire commissioni nazionali per la disuguaglianza; pubblicizzare le attività di lobbying; garantire libertà di espressione e di stampa.
II. Promuovere l’uguaglianza economica e i diritti delle donne
Impegni specifici devono riguardare: compensare il lavoro di cura non pagato; porre fine al gender pay gap (differenza salariale di genere); raccogliere i dati per valutare come le donne e le ragazze sono colpite dalla politica economica.

III. Le retribuzioni e le condizioni minime di vita dignitosa per i lavoratori. Ridurre il gap con i premi dei capi esecutivi cresciuti esponenzialmente
Specifici impegni devono riguardare: aumentare i minum wages verso minimi vitali dignitosi; andare verso un rapporto più alto (di 20 a 1) tra le retribuzioni più alte e quelle mediane; rendere trasparenti i rapporti retributivi; proteggere i diritti dei lavoratori all’organizzazione sindacale e allo sciopero.

IV. distribuire in modo più equo l’onere delle tasse per livellare il campo di gioco
Impegni specifici devono riguardare: spostare l’onere delle tasse dal lavoro e i consumi verso la ricchezza, il capitale e il reddito derivante da tali assets; rendere trasparenti gli incentivi fiscali; introdurre una tassa nazionale sulla ricchezza ed esplorare la possibilità di una tassa globale sulla ricchezza.

V. Chiudere le scappatoie fiscali internazionali e riempire i buchi nella governance fiscale
Impegni specifici devono riguardare: definire un processo di riforma in cui i paesi in via di sviluppo partecipino su un piano di parità e definire un nuovo corpo di governance globale per le materie fiscali; fare reporting pubblico paese per paese; fare pubblici registri della proprietà effettiva; scambiare automaticamente in modo multilaterale informazioni sulle tasse anche con i paesi in via di sviluppo che non possono ricambiare; cessare l’uso dei paradisi fiscali, anche attraverso l’individuazione di una black list e di sanzioni; imporre alle aziende di pagare retribuzioni basate sulla loro reale attività economica.

VI. Realizzare entro il 2020 servizi pubblici universali gratuiti
Impegni specifici devono riguardare: eliminare le tasse per l’utente; assumere impegni di spesa; bloccare nuovi sussidi pubblici e rivedere quelli esistenti per la sanità e la scuola private gestite da aziende profit; escludere i servizi pubblici e le medicine dagli accordi commerciali e per gli investimenti.

VII. Cambiare il sistema globale per la ricerca e lo sviluppo (R&D) e per la prezzatura delle medicine in modo che tutti abbiano accesso a medicine appropriate e a prezzo accettabile
Impegni specifici devono riguardare: realizzare un nuovo trattato globale su R&D; aumentare gli investimenti in medicine, compresi i farmaci generici a prezzo affrontabile; escludere le regole sulla proprietà intellettuale dagli accordi commerciali.

VIII. Realizzare una base minima di protezione sociale universale
Impegni specifici devono riguardare: realizzare servizi universali di cura per i bambini e gli anziani; garantire la sicurezza di un reddito di base attraverso benefits universali per i bambini, benefits per la disoccupazione e le pensioni.

IX. Finalizzare lo sviluppo della finanza alla riduzione della disuguaglianza e della povertà e rafforzare il patto tra i cittadini e i loro governi
Impegni specifici devono riguardare: aumentare gli investimenti dei donatori e la mobilizzazione delle risorse interne nella gratuità dei servizi pubblici; valutare l’efficacia dei programmi in termini di come sostengono i cittadini nella sfida alla disuguaglianza e nella promozione della partecipazione democratica.

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