Papignani/FIOM: nuovo Presidente sia davvero garante della Costituzione, ripristini i diritti eliminati dal Jobs Act

Perché considero questo Governo pericoloso, prima ancora di etichettarlo, per quello che fa, in materia fiscale, sociale e sul diritto del lavoro. Il cosiddetto job Acts è un tumore sociale da estirpare al più presto. Proprio alcuni giorni fa, un amico, autorevole docente universitario e giurista esperto, mi faceva notare che il diritto del lavoro in Italia, non esiste più, è stato cancellato fino al punto da essere più arretrato del codice civile, più arretrato di un dettato dei Benedettini del 1360, dove per mandare via uno bisognava provarne la legittimità. Il Job Acts in primo luogo toglie dignità al lavoro, all’uomo e alla donna che lavorano, dunque è questione di civiltà. Per questo una volta superati gli entusiasmi per il nuovo Presidente della Repubblica, prima di pensare alla speranza degli Italiani, dovrebbe garantire dignità al lavoratore per ogni giorno che si reca sul posto di lavoro. Creare occupazione con una tutela congrua e non permettere che attraverso il Job Acts si torni al licenziamento ad nutum o quasi. Il Job Acts va contro le regole dell’OIL, contro la Carta Europea di Nizza e contro la nostra Costituzione. Pertanto il Presidente della Repubblica eletto, designato dal Presidente del Consiglio, dovrebbe intervenire dimostrandosi autonomo nel garantire i diritti costituzionali. Questo non solo per quanto riguarda l’art.18, fonte di tutti i diritti, ma anche per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, la privatizzazione del Welfare a partire dalla Sanità, fino al sistema degli appalti, alveari di illegalità, soprusi, evasioni, rivedendo un sistema cooperativo che non è più tale.
Si vogliono cancellare le conquiste del “900” allora si dia corso a regole nuove, coerenti con la Costituzione, forse si andrebbe anche oltre a quelle conquiste.
Se, come si dice “finalmente” c’è un Presidente garante della costituzione, allora bisogna sapere che l’azione di questo governo è in gran parte contro lo spirito, i principi e il dettato costituzionale. Contro il sentimento che quella “Carta” esprime nelle parole, soppesate e pesanti scritte in ogni suo articolo.Non importa spiegarlo, basta leggerla, è un esercizio piacevole. Bisogna farlo prima che l’oligarca cambi anche quella.

Bruno Papignani, segretario FIOM-CGIL Emilia Romagna

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