Democrazia e Lavoro: Renzi e la Troika, stessa posizione su Tsipras, sbagliata

Documento dell’Assemblea Nazionale di Democrazia e Lavoro sulla decisione della BCE verso la Grecia.

L’Assemblea nazionale di Democrazia e Lavoro, riunita a Roma il giorno 5 febbraio ha   duramente criticato il governo italiano il quale ha commentato in termini positivi la decisione della Banca Centrale Europea di chiudere il rubinetto della liquidità alle banche greche.

Non accettando più a garanzia i titoli pubblici della Grecia perchè il nuovo governo ha rigettato l’invadente controllo della troika (BCE, FMI e Commissione Europa) che è nel paese fin dall’inizio dei cosiddetti programmi di salvataggio, la BCE ha operato una ben precisa scelta politica, in evidente contrasto con i dichiarati obiettivi del programma di Quantitative Easing che inizierà il prossimo marzo.

Non si è trattato dunque di una scelta “legittima e opportuna” come ha detto Renzi, ma della dimostrazione della volontà di proseguire con le politiche fin qui portate avanti dall’inizio della crisi dell’euro e che si sono dimostrate completamente fallimentari.

E’ come se Draghi avesse detto a Tsipras e Varoufakis:”Rigettando la medicina “amara ma necessaria”che vi viene comminata in cambio dei “generosi” prestiti che vi consentono di sopravvivere all’interno dell’area monetaria unica, avete preso una brutta strada che vi porterà al crack. Per questo i vostri titoli li considero “spazzatura” e io non li accetto più. Se tornerete a fare i bravi ne riparleremo”.

Ci vuole una buona dose di arroganza e di ipocrisia per supporre di potere giudicare l’affidabilità finanziaria di un paese con il metro di un menù di politiche che si sono dimostrate fallimentari.  La “rinomata” ripresa dell’economia greca si concretizza in una disoccupazione al 26%, con quella giovanile superiore al 50%, di un calo del PIL del 26%, e di un calo della spesa dei greci per merci  e servizi del 40%. Intanto, non un passo è stato fatto in direzione della modernizzazione del paese che è rimasto in mano all’oligarchia chiusa e corrotta che esercita il potere dalla fine del regime dei colonnelli. Una catastrofe sociale, politica e democratica, anche con implicazioni che vanno oltre i confini greci.

Perchè si sta negando al nuovo governo il tempo necessario per esplicitare le sue proposte alternative? Eppure esso ha già cominciato a farne, ribadendo la  volontà di  operare le riforme veramente necessarie al paese, chiedendo una riduzione all’1.5% dell’avanzo primario di bilancio (il saldo al netto degli interessi) dall’attuale 4.5% (!!!) e una ristrutturazione del debito che non ne prevede la remissione totale o di parti consistenti, ma un allungamento delle scadenze.

Anzichè precipitarsi in soccorso del più forte, pensando di trarne chissà quale vantaggio, Il governo italiano avrebbe dovuto accogliere positivamente la richiesta del nuovo governo greco di affrontare questa fase in chiave europea. Non serve  continuare a chiedere “un po’ più di flessibilità” fiscale, come fanno Italia e Francia. Occorre invece una ridiscussione politica complessiva, a partire dal fiscal compact. Caro presidente del consiglio, de te fabula (ellenica) narratur.

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