Energia: Cgil e Filctem, fermiamo la fuga di Enel dall’Umbria

Mentre la centrale di Bastardo è destinata a chiusura, su quella di Pietrafitta si registrano segnali sempre più allarmanti. Serve un vero piano energetico regionale

Fermare la fuga di Enel dall’Umbria: lo chiedono la Cgil regionale e la Filctem Cgil di Perugia, che questa mattina, 6 febbraio, in una conferenza stampa tenuta presso la Camera del Lavoro di Perugia, hanno messo in evidenza i rischi di un ulteriore indebolimento del sistema energetico territoriale. “Mentre la centrale a carbone ‘Pietro Vannucci’ di Bastardo è già relegata ad una posizione marginale e destinata alla chiusura entro il 2019 – hanno spiegato Andrea Calzoni, segretario generale della Filctem Cgil di Perugia e  Marco Cappelloni, lavoratore e rappresentante sindacale della centrale Enel ‘Franco Rasetti’ di Pietrafitta – sull’impianto della Valnestore, nonostante la sua modernità (solo 12 anni di vita,ndr) e la grande efficienza, arrivano segnali sempre meno incoraggianti”. Nel corso degli ultimi anni, infatti, l’utilizzo delle grandi potenzialità della centrale a turbogas a ciclo combinato di Pietrafitta, dove lavorano circa 60 persone più l’indotto, è andato sempre più riducendosi e oggi gli impianti operano mediamente soltanto 30 giorni all’anno.

Inoltre, denuncia ancora la Filctem Cgil, circolano voci insistenti sull’intenzione della multinazionale di spostare dal sito umbro la direzione interna (si parla di Montalto di Castro come nuova destinazione, centrale peraltro destinata anch’essa a chiusura), indebolendo così fortemente il legame con il territorio. “Su questo crediamo che soprattutto le istituzioni locali debbano far sentire con forza la propria voce – hanno detto Calzoni e Cappelloni – dato che il venir meno della direzione comporterebbe l’assenza di un interlocutore diretto con cui rapportarsi”. Al contempo, servono, da parte di Enel, quegli investimenti necessari affinché la centrale di Pietrafitta abbia la possibilità di stare sul mercato ed essere competitiva anche nei prossimi anni.

C’è poi la questione della vecchia centrale a carbone, sempre a Pietrafitta, per il cui recupero, come polo di eccellenza per la ricerca sulle nuove tecnologie energetiche, la Regione Umbria ha investito diversi milioni di euro. “Ma quel progetto ad oggi – hanno denunciato ancora i rappresentanti di Filctem e Cgil – è rimasto solo sulla carta, anzi, sul cartello: quello che si incontro all’uscita della strada statale e che annuncia qualcosa di cui nella realtà non si ha traccia”.

“Pietrafitta, Bastardo (sito che va recuperato attraverso una riconversione) e più in generale il sistema energetico regionale, devono essere temi al centro dell’attenzione e dell’azione delle istituzioni, sia locali che nazionali – hanno affermato Mario Bravi, segretario generale della Cgil dell’Umbria e Vasco Cajarelli, segretario regionale – serve un vero piano energetico dell’Umbria e serve che il governo nazionale intervenga su una multinazionale italiana come Enel per richiamarla alle sue responsabilità verso il territorio. La questione energetica – hanno concluso Bravi e Cajarelli – deve essere uno dei pilastri del Piano del Lavoro per l’Umbria che nel 2015 va messo con i piedi per terra e fatto camminare davvero”.

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