La lotta e il cerino

Maurizio Marcelli* – Tutto ebbe inizio il 1 luglio 2010 in un teatro, fu quel giorno che ascoltando le parole di Maurizio Landini iniziai a comprendere il dramma che alcuni lavoratori, normali lavoratori come me, stavano vivendo e quello era solo l’inizio. La volontà, la determinazione, l’orgoglio di queste persone e delle loro famiglie ha dimostrato che a volte la leggenda di Davide contro Golia può trovare applicazione anche nella moderna società. Sono passati alcuni anni, nel frattempo si sono consumati atti che neanche il più pessimista tra i pessimisti avrebbe potuto immaginare. Esseri umani trattati come oggetti, spogliati del loro essere uomini nel momento stesso in cui viene a mancare la dignità… processi, denunce, poi ancora processi, poi ancora denunce fino alla sentenza finale, quella che ha sancito e riconosciuto loro il diritto ad esistere, il diritto ad avere un lavoro, anzi, il diritto di continuare ad avere un lavoro che era già loro! Durante questo spazio di tempo sono giunte loro le offerte più disparate, è vecchia la storia secondo la quale con i soldi è possibile comperare tutto, possibile comperare tutto ma non Loro perché sembrerà strano ma oggi, nel terzo millennio, esistono ancora persone capaci di dire NO, dire no perché aver risposto il contrario li avrebbe messi nella condizione di non potersi più guardare allo specchio! Dopo la sentenza ci si aspettava, almeno noi che abbiamo vissuto la vicenda dall’esterno, che tutto tornasse alla normalità ed invece no, per alcuni l’applicazione di quella sentenza è stato un vero e proprio arbitrio, questi lavoratori debbono stare alla larga dai luoghi produttivi, magari li si paga per star seduti purché stiano alla larga e tutto ciò si consuma sotto gli occhi di altri lavoratori che, questi si, al contrario dei primi hanno messo la loro dignità nelle mani del padrone e di coloro che, con la scusa di rappresentarli, ha finito per spogliargli della loro umanità rendendoli semplici oggetti. Di qui ad altre rappresaglie il passo è breve e ci porta dritti alla elezione della Rsa, un diritto riconosciuto dalla legge e che “dovrebbe” mettere i lavoratori nella condizione di eleggere i propri rappresentanti, dovrebbe perchè così non sarà, mentre per tutte le altre sigle si andrà a votare in un unico seggio alla Fiom Cgil verrà riservato un proprio seggio separato dagli altri. Ora va bene che siamo operai, va bene che non avremo studi decennali alle spalle, ma un semplice due più due riusciamo a farlo, si vuole continuare a discriminarci, a discriminare quei lavoratori i cui sacrosanti diritti cono stati riconosciuti dalla Corte Costituzionale ed in un clima del genere trovatemi un lavoratore, dico uno, che trovi il coraggio di presentarsi al seggio della Fiom conscio che dal giorno dopo andrà a rinforzare le fila di quelli segnati, di quelli che dovranno espiare a vita una colpa, la colpa di non aver subito a capo chino i voleri del padrone. Ieri la Fiom Cgil ha indetto una assemblea in azienda, la sola Fiom, l’assemblea per ovvi motivi è andata deserta… fin qui niente di strano se non fosse per il silenzio che ha seguito il tutto… nel frattempo loro, i miei amici, i nostri compagni, continuano la battaglia orgogliosi ed incazzati più di prima ma, questo lo aggiungo io, cominciando a porsi qualche legittimo dubbio.

“Siamo solo noi” cantava Vasco Rossi, ecco, facciamo in modo che LORO non siano MAI soli, e non si sentano MAI abbandonati perché tutto vorrei tranne che si vengano a trovare con un cerino acceso in mano senza sapere a chi passarlo, MAI!

Dedicato a Maurizio, Ciro, Carmen, Mario, Antonio, Stefano, Sebastiano, Nello ed a tutti coloro che si riconoscono nella situazione descritta

*Rsu Fiom Cgil Perugia

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