Democrazia e Lavoro/Caring Telecom Italia: i lavoratori ci chiedono di fare il Sindacato

L’altissima partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori al referendum sull’ipotesi di accordo del Caring Service di Telecom Italia consegna a tutti un grande risultato di partecipazione democratica. Hanno votato 7.662 lavoratori, con una percentuale di partecipazione pari ad oltre 87% degli aventi diritto al voto, 4.266 dei quali hanno respinto l’accordo e 3.359 lo hanno approvato. Viene chiaramente dato un giudizio negativo al tentativo di cancellare la dignità e le libertà individuali che erano inserite nel modello di controllo sulle prestazioni individuali introdotte nell’intesa. E’ chiara la contrarietà, da raccogliere con forza, ad un modello organizzativo aziendale che porterebbe a condizioni di lavoro non sopportabili: il voto emerso è la dimostrazione delle condizioni di malessere di chi opera nell’area del Caring, evidenti prima del referendum, ancor più chiare oggi, dopo una così netta espressione democratica. Questo protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori e il loro giudizio negativo manifestato con la chiara espressione di dissenso all’ipotesi di intesa, consegna a chi li rappresenta la responsabilità di doverle tradurre in azioni coerenti col mandato referendario. Nel voto si esplicita in modo chiaro il messaggio alle Organizzazioni Sindacali di non aver saputo rappresentare le condizioni di chi opera e lavora nell’area del Caring. Deve essere svolta una riflessione approfondita sul giudizio negativo riferito ai contenuti dell’accordo, chiaro è il dissenso ad una linea sindacale che non ha saputo contrastare il disegno di una azienda che ha tentato di tradurre in formule e regole contrattuali le linee indicate dal governo nel Jobs Act. Il voto dimostra chiaramente la percezione rilevata dalla stragrande maggioranza delle RSU della CGIL e di tutti quelli che si sono espressi per il No all’ipotesi d’accordo, che hanno saputo interpretare il sentimento della stragrande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori. Questa espressione va ora tradotta in tutte le iniziative necessarie perché al più#resto si riapra la trattativa sulla base di quanto il referendum ci consegna. Il referendum ci lascia una forza democratica che non dobbiamo e non possiamo disperdere ma dobbiamo raccogliere e mettere a frutto riconoscendo che sulle nostre posizioni si sono espressi la maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori, che pur sotto pressioni e tentativi di ricatti hanno saputo e voluto esprimere il loro giudizio ad un intesa che non hanno condiviso. Con il referendum ed il suo esito le ragioni del dissenso sono ancor più forti e lasciano al sindacato una valutazione su ruolo e sull’autonomia delle Rappresentanze Sindacali Unitarie. Una riflessione che coinvolge anche le modalità con cui si esercitano i ruoli di direzione. Questo risultato è anche la dimostrazione che lavoratrici e lavoratori hanno respinto l’intromissione e le ingerenze della dirigenza Aziendale e deve diventare la nostra forza contro i ricatti neppure tanto velati di societarizzazione, che durante tutta la fase di discussione in preparazione del referendum hanno circolato. Deve essere di monito all’Azienda per trovare soluzioni organizzative condivise che compongano gli interessi di entrambe le parti. Un plauso a tutti quelli che hanno espresso il loro voto, che sia stato di dissenso, come noi auspicavamo, o di assenso. Abbiamo una presunzione, che non vuole essere né orgoglio né superbia: l’idea di un pensiero, il pensiero che tutti si sono recati alle urna con l’intento di chiedere alle Organizzazioni Sindacali di rappresentarli e di saperli tutelare. Il malessere e la preoccupazione di cosa accade nei luoghi di lavoro, le condizioni di lavoro e di come queste continuino a peggiorare, richiedono una forte azione rivendicativa contrattuale e di necessaria mobilitazione.
Ci chiedono di fare il Sindacato.

AREA PROGRAMMATICA DEMOCRAZIA E LAVORO

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