Pomigliano, la fabbrica modello dove la democrazia fa paura

Ciro D’Alessio, direttivo nazionale CGIL – In questi giorni alla Fiat di Pomigliano, fabbrica simbolo della rivoluzione di Marchionne, si stanno preparando le elezioni dei rappresentanti sindacali aziendali (Rsa).

Qualcuno potrebbe pensare che finalmente anche oltre i cancelli della fabbrica dove si è consumata una delle battaglie più dure degli ultimi anni sia ritornata la democrazia.

Ed invece come troppo spesso è accaduto, in Fiat, la realtà è molto diversa da quella che ci vogliono propinare.

Le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto aziendale, da un lato dicono che si andrà alle elezioni in nome della democrazia e per legittimare (dopo quasi cinque anni) una rappresentanza nominata esclusivamente dalle segreterie sindacali,dall’altro negano alla Fiom di presentare le proprie liste affermando che senza la firma del CCSL e l’accettazione delle regole da esso imposte non ci potrà mai essere un percorso unitario.

In pratica si chiede alla Fiom di scomunicare le battaglie degli ultimi anni e d’accettare un sistema di regole che ha prodotto un forte peggioramento delle condizioni di lavoro e un sistema di relazioni sindacali dove non è previsto né conflitto né contrattazione ma solo eseguire ciò che l’azienda comanda.

In questi anni come Fiom abbiamo sempre ribadito che svolgere elezioni libere sarebbe stato un modo anche per poter misurare realmente il consenso fra i lavoratori. Una testa un voto, senza inganni. Ma evidentemente qualcuno teme tutto questo.

Le organizzazioni sindacali firmatari da sempre dicono che grazie a loro la Fiat non solo è rimasta in Italia ma che grazie all’applicazione delle nuove metodologie di lavoro in Fiat si lavora meglio e l’operaio a differenza di prima si sente parte attiva nella vita della fabbrica.

Ma, allora, quale migliore occasione delle elezioni per confrontarci? Quale migliore occasione per far esprimere i lavoratori in merito a quanto fatto da chi ha condiviso il progetto Marchionne e chi no? E pure a sentire i delegati delle organizzazioni firmatarie di ragioni per stravincere le elezioni ce ne sono e dopo le dichiarazioni di Marchionne sulle assunzioni a Melfi stanno facendo una vera e propria gara per accaparrarsene i meriti.

La Fim, per esempio,ha indetto un’assemblea in fabbrica per la presentazione delle proprie liste, e i lavori si sono aperti con un delegato, che in preda a un delirio di onnipotenza , ha detto che “la Fim non ama vantarsi del proprio operato, ma che quel giorno avevano ben 1.500 stellette da appuntarsi sul petto”, mentendo tra l’altro sul fatto che per adesso gli assunti sono 300.

Sulle linee è partita massiccia la campagna elettorale che si gioca a colpi di promesse per andare in trasferta a Melfi e moduli per le assunzioni sempre nello stabilimento lucano. Inevitabilmente è partito anche il reclutamento di operai e impiegati per racimolare qualche voto in più. Lavoratori che mai si sono interessati all’attività sindacale e che vedono oggi in un eventuale elezione un modo per uscire dalla produzione e quindi – son o parole di alcuni di loro – “salvarsi dalla catena di montaggio”. C’è stato persino qualche tentativo d’approccio a qualche delegato o militante della Fiom per chiedere un aiuto alle elezioni, motivando il tutto con il classico “tanto voi non ci siete.. meglio io che un altro”.

La realtà è che queste elezioni, agli altri, stanno creando non poche preoccupazioni. Perché se da parte nostra c’è sempre stata la volontà di confrontarci e farci legittimare dai lavoratori sulle nostre proposte – migliori condizioni in fabbrica, redistribuzione del lavoro, riduzione dell’orario di lavoro – dall’altra parte c’è chi invece in questi anni ha costruito il proprio “consenso” su promesse, paure e preoccupazioni, e ha pensato solo a conservare per sé i privilegi che l’azienda gli ha concesso.

Da anni le assemblee non vengono utilizzate più per discutere di accordi aziendali, rinnovi contrattuali o problemi di ordine generale – come il jobs act – ma solo per scambiarsi gli auguri di fine anno. Solo dopo il nostro rientro si è visto un susseguirsi d’assemblee con il solo intento di non darci la possibilità di farle fare a noi. E quando riusciamo ad avere qualche ora disponibile dove vorremmo avere un confronto di merito con i lavoratori e discutere di come si vive in fabbrica e cosa potremmo fare insieme per cambiare le cose che non vanno, ogni volta siamo sempre costretti a vedere il ripetersi di un tristissimo quanto grave teatrino fatto di delegati sindacali e figure aziendali in presidio fuori ai reparti e capi e team leader in giro per le linee a consigliare ai lavoratori di non andare all’assemblea della Fiom.

Nell’ultima assemblea l’azienda ha addirittura intimato il nostro responsabile nazionale di non andare in saletta sindacale restando in sala mensa, pretendendo di perquisire gli zaini dei dirigenti esterni nel timore che potesse essere introdotto in azienda un megafono. Atteggiamenti denotano un certo nervosismo da parte della dirigenza aziendale in un susseguirsi di atti intimidatori e discriminatori verso i delegati gli iscritti e i dirigenti della Fiom.

Da quando siamo rientrati il nostro obbiettivo principale è stato quello di cercare di ricostruire un rapporto con lavoratrici e lavoratori che negli ultimi anni vedevano il delegato sindacale solo come un esecutore delle volontà dell’azienda, un guardiano di un regolamento, e non più come un rappresentante dei propri interessi.

Grazie anche alla nomina della nostra Rls siamo riusciti a intervenire su problemi anche gravi rimasti irrisolti per anni, e questo ci ha dato comunque la possibilità di dimostrare che la nostra azione è non solo per la difesa del lavoro ma anche e sopratutto alla salvaguardia della salute e della sicurezza di chi sta sulle linee di montaggio. Il consenso non manca e anche se non si tramuta in mobilitazioni reali ci dà la possibilità di godere della fiducia dei lavoratori: questo Fiat e sindacati firmatari lo sanno e lo temono.

In tutto ciò poi non bisogna dimenticare che dovrebbero votare anche i circa 1.500 lavoratori in contratto di solidarietà che aspettano ancora che le promesse fatte nel 2010 sul rientro di tutti vengano mantenute. Contratto di solidarietà che tra l’altro è stato fatto a Pomigliano solo grazie alla caparbietà della nostra azione e che ha comunque dato un sollievo,seppur principalmente economico, a migliaia di lavoratori fino a oggi dimenticati da tutti a eccezione di chi come noi si è sempre battuto per superare le divisioni che azienda e sindacati firmatari hanno creato con il solo intento di rendere più deboli i lavoratori e poterli “gestire” meglio.

In questo contesto la possibilità di vedere la Fiom competere ad armi pari appariva come un pericolo troppo grande,meglio escluderla e dire ai lavoratori che chi vuol votare la Fiom dovrà farlo in un giorno diverso e in un urna diversa con il rischio concreto che sia chi esce dalle linee o chi viene da fuori perché in contratto di solidarietà venga individuato dall’azienda e rischiare provvedimenti.

Alla luce di tutto questo l’unica notizia positiva è che le elezioni dei responsabili per la sicurezza dovranno svolgersi unitariamente, perché non soggette ad alcun accordo aziendale. Quello per noi sarà il vero banco di prova, perché in quella sede i lavoratori potranno scegliere di votare la lista della Fiom senza paura di subire poi ripercussioni. Perciò a breve partiremo con una massiccia campagna di informazione all’interno della fabbrica, pur sapendo che ci troveremo di fronte ostacoli enormi.

Se qualcosa abbiamo imparato in questi anni è che la Fiat e chi gli fa da spalla temono sopra ogni altra cosa le nostre proposte; noi proprio su quelle punteremo. Chiederemo ai lavoratori di votare la lista della Fiom per cambiare la fabbrica partendo dalla sicurezza sulle linee di montaggio. Ci batteremo per una fabbrica dove la sicurezza non venga in nessun modo barattata con la produttività. Una fabbrica dove si agisca per tempo sulle criticità e non si accetti che l’unico intervento dell’azienda sia sul lavoratore per persuaderlo alnon denunciare un infortunio.

Come sempre siamo pronti a batterci per quello in cui crediamo giusto. Così come sta accadendo da altre parti, anche a Pomigliano verrà il momento che gli operai non ascolteranno più il bisbiglio di chi cerca di intimorirli ma ascolteranno le grida di chi dice da sempre che un’altra fabbrica è possibile- E quando questo accadrà noi saremo lì pronti insieme a loro a riportare diritti democrazia e lavoro anche dentro i cancelli della Fiat.

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