Coordinamento per la democrazia costituzionale, il 22 maggio a Perugia

 

Dipartimento di Giurisprudenza, via Alessandro Pascoli
con la partecipazione di Gaetano Azzariti, costituzionalista dell’Università di Roma La Sapienza, uno dei promotori nazionali dell’iniziativa.

Il COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE è nata a livello nazionale alcuni mesi fa su iniziativa di varie personalità della cultura, di parlamentari, di associazioni e forze politiche, si propone di contrastare la deriva verso una riduzione degli spazi di democrazia, insita nelle cosiddette riforme presentate dal governo (in particolare quella elettorale e quella costituzionale), che si propone di realizzare una abnorme concentrazione di poteri nelle mani di un leader, capo del governo, di fatto eletto dal popolo, sacrificando i principi della rappresentanza e dell’eguaglianza del voto, definiti dalla Corte costituzionale come “valori costituzionalmente protetti” nella sentenza che ha annullato gran parte della legge elettorale in vigore dal 2005, il cosiddetto Porcellum.
Particolarmente grave è la nuova legge elettorale, il cosiddetto Italicum, il cui testo, concordato in segreto tra due leader politici senza alcun reale confronto parlamentare, è stato alla fine imposto a colpi di fiducia, come se si trattasse di una legge qualsiasi e non di una regola fondamentale del gioco che deve trovare un ampio consenso, ed è stato approvato nel voto finale della Camera da una parte soltanto della maggioranza di governo. La legge grazie ad un premio di maggioranza abnorme consente ad un partito che sia la più forte minoranza di avere con il 40% dei voti il 55% dei seggi o, grazie all’invenzione di un secondo turno di ballottaggio tra le due liste più votate, inesistente nei paesi democratici, di ottenere il premio con meno del 40% (anche con il 20%) dei voti. Se fosse approvata la “riforma” della Costituzione, che non abolisce il Senato, ma il diritto dei cittadini di eleggerlo direttamente, ridimensionandolo sia per la composizione, tutta interna
al ceto politico regionale, sia per le funzioni, un unico partito e il suo leader avrebbero il potere non solo di imporre qualsiasi scelta politica, ma di incidere pesantemente sulla elezione di organi di garanzia, a cominciare
dal Presidente della Repubblica, e potrebbero modificare la Costituzione a colpi di maggioranza.
L’effetto complessivo sarebbe quello di scoraggiare la partecipazione popolare e di intaccare gravemente non solo la forma di governo parlamentare, riducendo il Parlamento ad un ruolo di mera ratifica delle decisioni governative, ma anche il principio costituzionale dell’equilibrio tra i poteri.
Sarebbe quindi un colpo gravissimo alla democrazia costituzionale. A questa deriva è necessario opporsi, facendo ricorso a tutti gli strumenti democratici che la Costituzione prevede, come già avvenne nel giugno 2006 quando nel referendum popolare quasi i due terzi dei votanti respinsero la “riforma” costituzionale imposta nel 2005 dalla sola maggioranza di governo. Oggi sono cambiati i protagonisti, ma è identico il tentativo di intaccare la democrazia costituzionale.

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