Rinaldini/CGIL: Conferenza di Organizzazione inutile e dannosa

Il documento del Comitato Direttivo Nazionale per la Conferenza di Organizzazione della CGIL, testimonia dell’ennesima occasione persa per aprire una discussione sullo stato reale del Sindacato in una situazione sociale e politica profondamente cambiata. E’ tipica delle grandi Organizzazioni, composte inevitabilmente anche da grandi burocrazie, la condizione di stallo, il non vedere e non capire che tutto è cambiato nella realtà sociale e politica in cui viviamo. Storicamente è consuetudine pensare di sopravvivere con qualche correttivo per non cambiare sostanzialmente nulla nella logica dell’autoconservazione, fino al rischio dell’implosione con il suo carico di degenerazione. Questa a me pare la situazione della Cgil che continua ad eludere la necessità di aprire una discussione che coinvolga l’insieme dell’organizzazione sulle scelte strategiche che siamo chiamati a compiere. Vuoto strategico che nel corso di questi anni è stato sostituito dalla logica del meno peggio dove l’agenda sociale e politica è stata sempre dettata dalla controparte per perseguire un obiettivo preciso, la fine dell’autonomia del sindacato e la sua riduzione ad agente corporativo ed aziendale. Il documento della CGIL non c’entra nulla con questi problemi ma affronta tematiche “organizzative”, come se fosse possibile eludere la domanda del rapporto tra lo strumento (l’Organizzazione) e le sue finalità (per fare cosa?). Non vi è dubbio che la Conferenza di Organizzazione ha per sua stessa natura limiti precisi. Non sono coinvolti gli iscritti e i delegati. Tutto si riassume in due passaggi: l’Assemblea di ogni Camera del Lavoro Territoriale che corrisponde alla assemblea congressuale del passato Congresso e l’Assemblea Nazionale alla fine di Settembre c.a., di circa 900 persone tra dirigenti, funzionari sindacali, delegati e attivisti dello SPI. Sono escluse dal percorso le categorie e le istanze regionali della CGIL. Poteva essere, pur con questi limiti una occasione per aprire una discussione a tutto campo, sul come cambiare la CGIL che da oltre un secolo funziona, sostanzialmente con gli stessi meccanismi a cui, di volta in volta, si sono sommate altre esperienze, basti pensare al ruolo degli Enti Bilaterali, alle forme di finanziamento, alla selezione dei gruppi dirigenti, al governo della vita interna con le varie commissioni di garanzia e statutaria totalmente lottizzate, al sistema dei servizi. Nell’ultimo Congresso abbiamo vissuto momenti drammatici con la sospensione, per alcune ore, dei lavori congressuali per evitare una clamorosa rottura della CGIL e, abbiamo tutti toccato con mano che in questo modo non si va da nessuna parte. Non è un caso che nel successivo Comitato Direttivo Nazionale abbiamo eletto una commissione sulle regole congressuali che, alla data attuale, non è mai stata convocata. Sarebbe stato utile istruire una discussione di questa natura, producendo materiale di riflessione in preparazione del prossimo congresso, come inizio di un percorso che poteva essere concluso soltanto con il coinvolgimento e titolarità decisionale degli iscritti. Per altro le stesse modalità di elezione dei gruppi dirigenti, non sono scindibili dalle norme di svolgimento dei Congressi che non possono più essere quelle del passato proprio perchè sono la negazione delle più elementari norme democratiche, dove all’inizio del Congresso si conoscono già i risultati finali. Per questo considero il documento della CGIL non solo una occasione persa ma dannoso per la nostra Organizzazione. 1 Si è scelta la strada di una Conferenza che con le modalità che prima richiamavo, assume delle decisioni vincolanti. Non intendo svolgere la disamina dei diversi punti del documento che presenta aspetti persino paradossali, come ad esempio quando in assenza di un progetto di accorpamento delle categorie e dei contratti si lascia ad un “ libero accorpamento funzionale” nei territori che assomiglia ad una schedina del totocalcio. Mi soffermo sulla proposta relativa alla costituzione di un nuovo organismo a tutti i livelli dell’Organizzazione Confederale e di Categoria. Si tratta dell’Assemblea generale che si riunisce “di norma una volta all’anno per discutere e deliberare in ordine alle linee programmatiche e di indirizzo dell’attività. L’assemblea generale elegge il Segretario generale, la Segreteria o uno o più componenti della stessa…..”. La dimensione dell’Assemblea generale deve essere il doppio dei componenti il Comitato Direttivo in modo tale che la maggioranza sia composta da attivisti/e dei luoghi di lavoro e delle Leghe SPI. L’Assemblea generale viene eletta con i medesimi criteri adottati per la elezione del Comitato Direttivo, cioè di appartenenza alle eventuali mozioni congressuali: in sostanza un duplicato del Comitato Direttivo. Questa sarebbe la riforma democratica della CGIL? Cosa cambia? Nulla! Si attribuisce in questo modo alla Conferenza di Organizzazione la decisione sulle modalità di elezione dei gruppi dirigenti con una totale espropriazione degli iscritti e dei delegati. Lo strappo democratico è di una gravità assoluta. Si riunisce la platea congressuale dei delegati del precedente congresso, eletti sulla base di documenti che parlavano di altre tematiche per decidere le nuove forme di elezione dei gruppi dirigenti. Un capolavoro di ipocrisia. Altro che democrazia rispetto agli iscritti e ai delegati, il messaggio è quello del “voi non contate niente”. A questa obiezione mi è stato risposto che gli iscritti possono sempre cambiare queste decisioni al prossimo Congresso. Una ovvietà da delirio di onnipotenza. Per quale ragione si compie questa scelta? Non trovo altra risposta se non quella del compattamento del gruppo dirigente, cioè della burocrazia che teme l’esercizio della democrazia. Una sorta di patto vincolante tra amiche e amici nel sostenere questa scelta in previsione del prossimo Congresso della CGIL. Per queste ragioni ho votato contro il documento e, per irresponsabilità di questo gruppo dirigente, ritengo sia in buona parte già compromessa la possibilità di definire norme congressuali democratiche e condivise per il prossimo Congresso.

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