Coalizione Sociale: prima fare poi parlare!

redazione – “La Coalizione Sociale esisterà se si costruiscono tante coalizioni sociali nei territori e tante pratiche sociali nei territori”, partiamo da questa parole di Maurizio Landini, che vanno sottolineate mille volte, per fare alcune brevi riflessioni sul tema.
Landini coglie il cuore del problema quando parla di pratiche sociali: il neoliberismo non si limita a privatizzare lo stato sociale per trarre profitto, quello è l’aspetto tecnico pratico, quello che viviamo sulla nostra pelle appena usciamo di casa; il neoliberismo è una forma di totalitarismo postmoderno che si pone l’obbiettivo di polverizzare ogni luogo di resistenza alla sua avanzata. Non esiste nessuna differenza per i fanatici del mercato tra istituzioni democratiche, Stato sociale, corpi sociali intermedi, tutto va annientato perché in tutti questi luoghi si annidano i soggetti che potenzialmente sono di intralcio all’imporsi del pensiero unico: sindacalisti o assistenti sociali, militanti politici o insegnanti e così via, la loro semplice esistenza nega alla radice l’affermazione di Margaret Thatcher secondo cui la società non esiste, me esistono solo gli individui. In definitiva il neoliberismo è una sorta di religione, che sostituisce a Dio il Profitto, e per questo, spesso collide anche con le istanze del cristianesimo sociale, ma questo discorso ci porterebbe troppo lontano.
Torniamo al nucleo del discorso, le pratiche sociali: il fatto che le lavoratrici ed i lavoratori nella storia si siano organizzati in forme mutualistiche non è una novità, ma perché allora è necessario farlo oggi in Italia (ed in Europa..)? Quando nacquero le prime Leghe operaie e contadine, le prime Case del Popolo, lo Stato sociale era poco meno di un embrione e insieme alle lotte durissime portate avanti da milioni di lavoratori furono il terreno fertile su cui sperimentare concretamente le ambizioni di giustizia sociale. In altri termini si provava attraverso le forme di solidarietà e mutualismo ad “anticipare” i diritti per i quali si lottava e più in generale ad anticipare il disegno di una società più giusta e libera. Oggi quelle conquiste, quei diritti, sono in gran parte venuti meno sia dal punto di vista formale che sostanziale: vanno ricostruiti oltre la pura rivendicazione, che di fronte alla violenza dell’attacco in corso è del tutto insufficiente a perseguire i nostri obbiettivi.
Occorre praticare i nostri obbiettivi a partire dal quotidiano, dalle piccole cose e non per mancanza di ambizione, ma perché occorre intraprendere una lunga marcia e i primi passi sono quelli che vanno pesati meglio.

“Prima fare e poi parlare” si potrebbe dire. Il costo della vita è un problema? Le coalizioni sociali sperimentino collettivamente i gruppi d’acquisto. La mancanza di lavoro è il problema? Ovviamente sì, si prenda allora spunto dalla pratiche dei disoccupati organizzati, chiedere lavoro è giusto, entrare nel vivo dei problemi delle città e dei quartieri è più efficace per rafforzare la rivendicazione; si generalizzi l’esperienza, ad esempio, del Movimento per il Lavoro di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, dove un gruppo di disoccupati si è fatto carico della riqualificazione di alcune zone degradate della città. Ancora, le casse di resistenza per i lavoratori in lotta. Occorre generalizzare la solidarietà e la Coalizione sociale può essere una straordinaria occasione da questo punto di vista.

Democrazia e Lavoro crede in questo processo e intende dare una mano al suo sviluppo, per questo Diellemagazine si impegnerà a a pubblicare le esperienze di pratica sociale che ci invierete dai territori, scriveteci a diellemagazine@gmail.com

Avanti!

 

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