Jobs Act: l’inganno ai danni di precari e inoccupati contiua

Il Consiglio dei Ministri ha approvato gli ultimi sei decreti attuativi del Jobs Act, due dei quali – riordino delle tipologie contrattuali e conciliazione dei tempi di vita e lavoro – in via definitiva. In attesa della pubblicazione degli atti legislativi in Gazzetta Ufficiale, è già possibile prendere parola sull’impianto politico che caratterizza le ultime battute della riforma del mercato del lavoro, presentata sin dal principio come un insieme di provvedimenti in nome dei giovani e dei precari ma che proprio in queste componenti ha incontrato una delle più determinate resistenze durante il periodo autunnale.

Nonostante le critiche provenienti da più parti, il Governo non ha voluto modificare l’impostazione politica dell’intervento sulle tipologie contrattuali. Da un lato si continua, dopo lo scalpo dell’articolo 18, a cancellare diritti e tutele con le nuove norme sul demansionamento, che consentono al datore di lavoro di assegnare unilateralmente al dipendente mansioni riconducibili al livello inquadramento contrattuale inferiore; dall’altro, la grande maggioranza dei contratti precari resta intatta e migliaia di lavoratori autonomi e atipici continuano ad essere esclusi dagli ammortizzatori sociali.

Insomma, oltre al danno la beffa. L’inganno a danno di giovani, precari e inoccupati prosegue senza vergogna: i dati del Ministero del Lavoro e le dichiarazioni del Ministro Poletti tradiscono la retorica del Governo e mettono in luce come il baricentro del progetto di riforma sia la liberalizzazione del contratto a tempo determinato e di altre tipologie di lavoro precario e intermittente, come il ricorso ai voucher esteso fino a 7.000 euro annui. E’ indicativo che il 65,5% delle nuove attivazioni ad aprile sia rappresentato da contratti a tempo determinato: lo smantellamento delle tutele al contratto a tempo indeterminato e la liberalizzazione di quello a termine costituiscono una strategia inaccettabile per intervenire sulla disoccupazione e sui rapporti di lavoro rendendo tutti più precari e più ricattabili.

E’ innaccettabile che il governo continui a legittimare l’apprendistato come forma di assolvimento dell’obbligo scolastico, confermando, altresì, la sperimentazione dell’apprendistato sperimentale al IV e V anno degli istituti tecnici professionale. E’ necessario aumentare l’obbligo scolastico a 18 anni di età e solamente in seguito prevedere forme di apprendimento in apprendistato. Se da un lato vengono compiuti passi avanti sui congedi parentali e diritto alla genitorialità, le prestazioni del welfare per precari, parasubordinati e lavoratori autonomi restano in alcuni casi insufficienti, in altri completamente assenti: anche l’estensione della Nuova Aspi a 24 mesi risulta finanziata con il risparmio sulla Cassa Integrazione Guadagni, anziché finanziare un vero sistema universale di sostegno al reddito tramite la fiscalità generale.

Continueremo a mobilitarci contro la precarietà, lo sfruttamento e le disuguaglianze sociali che questo governo sta rafforzando rivendicando tutele per tutti e un reddito universale che garantisca a ciascuno il diritto ad una vita dignitosa ed autonomia sociale per liberare gli individui dal ricatto.

Rete della Conoscenza

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: