Chimici, un tassello strategico nel puzzle contrattuale

II l rinnovo del contratto nazionale dei chimici si inserisce nel contesto della discussione generale dei rinnovi dei contratti nazionali: stiamo parlando di un’intesa che interessa quasi 170.000 lavoratori in oltre 2800 imprese e che scade il 31 dicembre 2015. Perché, dunque, alla luce della scadenza posta al 31 dicembre 2015 se ne è cominciato a parlare fin dall’inizio dell’anno? Semplice… Perché Confidustria e Federchimica chiedono indietro dei soldi e vogliono definire il percorso per raggiungere il loro obbiettivo. Ma andiamo con ordine. Le imprese hanno chiamato i sindacati per discutere dello scostamento troppo alto, a loro dire, a vantaggio dei lavoratori tra l’inflazione reale e quella prevista. C’è una norma contrattuale, ossia l’art. 69 ultimo comma del ccnl chimico-farmaceutico, secondo la quale entro i primi mesi del terzo anno di vigenza del contratto le parti nazionali si incontrano per prendere atto degli eventuali scostamenti significativi tra inflazione prevista e reale, per poi attuare la correlata variazione dei minimi da realizzarsi entro la medesima vigenza contrattuale. Le imprese dichiarano che le differenze ci sono. L’ultimo contratto, siglato a settembre del 2012 e in vigore fino a dicembre di quest’anno, prevedeva un aumento medio di 148 euro in 4 tranche, di cui due sono già state corrisposte prima del 2015, le altre due previste nel 2015 con l’ultima a ottobre. In una nota congiunta, Federchimica e Farmindustria sostengono che “lo scostamento in atto tra inflazione prevista al momento del rinnovo del ccnl chimico-farmaceutico e inflazione reale relativa al biennio 2013/2014 e prevista per il 2015, terzo anno di vigenza contrattuale, si presenta considerevole”. Le imprese in questa situazione dichiarano: “Si richiede quindi la necessità di impegnarsi per individuare tempestivamente soluzioni anche innovative ma rispettose delle disposizioni normative e contrattuali vigenti”. Questa è la fotografia della situazione, che determina una necessità di approfondimento e di iniziativa sindacale perché è impensabile che i rinnovi dei contratti possano prevedere di fatto la restituzione di salario da parte dei lavoratori alle imprese. Il tutto si inserisce nelle notizie degli ultimi giorni sulla politica di Confindustria su un nuovo modello contrattuale, che di fatto andrebbe a minare l’esistenza stessa del contratto nazionale. Per rigettare al mittente la scandalosa proposta dobbiamo avere un progetto di “modello contrattuale” che rilanci l’iniziativa sindacale affrontando i bisogni dei lavoratori, i quali di fatto vivono in un contesto in cui il loro potere di acquisto è in caduta libera da anni. La soluzioni non è certo quella di anticipare il rinnovo del contratto, e nemmeno quella di pensare che per far tornare i conti nel prossimo rinnovo possiamo allungare la durata del contratto nazionale: si tratterebbe di sotterfugi che indicherebbero ai lavoratori una resa che non farebbe bene a loro e neppure al sindacato. Il contratto dei chimici è stato da sempre, storicamente, anticipatore di relazioni sindacali cosiddette innovative, e negli anni “abbiamo già dato” molto anche in termini normativi: i lavoratori ci hanno esplicitamente detto che non c’è più nulla da scambiare. Anzi, ritengo che le politiche percorse negli anni in quel settore abbiano oggi portato la categoria ad essere sovraesposta all’attacco delle imprese. La discussione si è arenata e oggi la categoria sta tentando di definire alcune linee guida unitarie con le altre organizzazioni sindacali del settore. La partita è complicata: si scontrano due visioni di modello di relazioni sindacali e due visioni di modello di rappresentanza che non possono riguardare soltanto la categoria ma devono investire tutta la confederazione, in un progetto di insieme, per un nuovo e rinnovato protagonismo dei lavoratori.

Ugo Cherubini Filctem-Cgil

fonte: Progetto Lavoro

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