Viva la Costituzione, la Costituzione viva

Diego Mariotti* – La nostra Costituzione sancisce che il Parlamento dev’essere espressione della volontà popolare, SEMPLICEMENTE: Gli attribuisce il principale ruolo di rappresentanza del paese.

Già l’anno scorso, il Segretario Maurizio Landini, all’ultimo Congresso della FIOM, poneva una questione centrale sul tavolo, faceva una domanda chiara: “Può un Parlamento eletto in maniera incostituzionale (e c’è la sentenza della Corte Costituzionale che lo afferma) decidere di cambiare la Costituzione?

Può farlo un Parlamento espressione di una politica che oggi sta subendo la più grave crisi della rappresentanza che si sia mai verificata?

La risposta sarebbe che NO, non può farlo, ma è invece sotto gli occhi di tutti il contrario: Lo fa perchè continua a NON TENERE IN CONSODERAZIONE, visto che non si pone minimamente il problema, il fatto che un italiano su due non va a votare.

L’Art.67 della Costituzione recita che “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.

Questo articolo fu scritto per garantire la democrazia all’interno del Parlamento, per lasciare libertà di espressione agli eletti, non vincolandoli in particolare ai partiti: l’unico vincolo MORALE che un parlamentare avrebbe dovuto avere sarebbe stato solo quello di responsabilità politica nei confronti delle persone che lo avevano scelto attribuendogli la loro preferenza: votandolo.

Purtroppo, sia le ultime leggi elettorali, “Porcellum” e “Italicum”, sia il presidente Renzi in prima persona, con i continui voti di fiducia che stanno diventando ormai una prassi consolidata (l’ultima in ordine di tempo, il 25 giugno sera al Senato sulla cosiddetta riforma della “buona Scuola”) non tengono assolutamente conto delle parole che sono scritte in questo articolo.

La verità è che i partiti e la vita quotidiana delle persone sono sempre più distanti, la loro inefficacia nella risoluzione dei problemi dell’Italia è sempre più palese, ma non possiamo permettere che la politica diventi una questione privata regolata dai propri finanziatori: 1.000,00 Euro per una cena di sottoscrizione sono uno schiaffo alla miseria!

Quando parliamo di crisi della rappresentanza, però, dobbiamo anche avere il coraggio di dire che questa non riguarda solo la politica, anche nel sindacato inizia a farsi sentire il fenomeno e ciò è dovuto soprattutto al fatto che oggi il mondo del lavoro è talmente frammentato da creare le condizioni per le quali, in uno stesso luogo di lavoro, 2 persone che eseguono gli stessi compiti, possono avere 2 contratti diversi. A questo abominio dobbiamo aggiungere:

  • L’articolo 8 del 2011, licenziato dal Governo Berlusconi, che, previo accordo, concede di derogare i Contratti Nazionali, minacciandone autorità ed autorevolezza. Come ricorda spesso Landini, i Contratti Nazionali per anni, forse, sono stati l’unico elemento in grado di unire davvero da nord a sud questo paese;

  • La “Riforma Fornero” che oltre a procurare danni ai lavoratori ed ai disoccupati, con la riduzione degli ammortizzatori sociali, ha anche tolto ai sessantenni il diritto di fare i nonni (per inciso, altrimenti ci prendiamo in giro: non è che se si è allungata l’aspettativa di vita, significa che resterò giovane più a lungo…);

  • Il Jobs Act, con il finto tempo indeterminato, che cancella diritti che nessuno ci aveva regalato, ma che erano stati conquistati con anni di dure lotte;

Inoltre, al problema di non riuscire ancora a rappresentare giovani, precari, e tutte le categorie di lavoratori, si aggiunge il fatto che, negli ultimi anni c’è stata anche una caduta di democrazia all’interno del sindacato italiano.

Per questo è necessaria una profonda riforma delle organizzazioni sindacali, ma non quella che ha in mente Renzi (del sindacato unico), ma una VERA riorganizzazione che permetta ai lavoratori di poter SEMPRE votare gli accordi che li riguardano, che permetta ai lavoratori di poter eleggere i propri dirigenti sindacali, senza doverli per forza coptare.

Mi sento però in diritto/dovere di sottolineare che oggi c’è ancora chi ci mette la faccia dentro i luoghi di lavoro: sono le RSU, delle quali orgogliosamente faccio parte, che, nonostante la crisi della rappresentanza, vengono eletti dal 95% dei lavoratori, iscritti al sindacato e non.

Allora, la domanda è: Dentro tutto questo c’è ancora un faro, una stella polare?

La risposta è Sì, è la nostra Costituzione.

Non basta però porci solo questa domanda, dobbiamo anche chiederci perchè è fondamentale con continuiamo a difenderla.

– Lo dobbiamo fare perchè l’art.1 della Costituzione dice che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul Lavoro”, non sulla Confindustria!

– Lo dobbiamo fare perchè gli spazi democratici si stanno riducendo, perchè la disoccupazione giovanile ha superato il 40%, e perchè di lavoro che si possa svolgere con dignità ce n’è davvero rimasto poco.

– Lo dobbiamo fare perchè l’impresa deve tornare ad assumersi una responsabilità sociale nei confronti del paese, così come indica la Costituzione, non può solo essere fonte d’interesse privato, non la si può solo mettere, come ha dichiarato il presidente Renzi dopo aver approvato il Jobs Act, nella condizione di “non avere più alibi”.

La nostra Costituzione parla di regole comuni, di doveri comuni, ma soprattutto di diritti comuni che devono avere l’ambizione di migliorare la vita degli italiani; invece ci troviamo di fronte ad un governo che preferisce togliere tutele a tutti piuttosto che estenderle ai più deboli.

Piuttosto che snaturare la Costituzione, occorrerebbe dare seguito legislativo ad alcuni articoli come:

– l’art.4 che dice: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”;

– l’art.36 che dice: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sè e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Di questo principio, oggi, non c’è più traccia! OGGI SI E’ POVERI, ANCHE SE SI POSSIEDE UN LAVORO;

– l’art.38 che, ad un certo punto, recita: “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”. Un parlamento DAVVERO RAPPRESENTATIVO dei propri cittadini, invece che ridurre gli ammortizzatori sociali, introdurrebbe un reddito di cittadinanza che permetterebbe alle persone di sopravvivere, impedirebbe la concorrenza al ribasso di diritti e salario tra lavoratori, e non utilizzerebbe più le diversità per creare una sorta di “guerra tra poveri”: l’ultimo contro il penultimo.

Per fare tutto questo, io credo che non ci sia bisogno di qualcosa di soprannaturale, ma abbiamo la necessità che il mondo dei lavoratori, anche attraverso i principi fondamentali della Costituzione, si riappropri in maniera travolgente di una VERA rappresentanza sindacale e politica.

Parafrasando Gramsci: al pessimismo della realtà dobbiamo contrapporre l’ottimismo della volontà!

W la Costituzione! La Costituzione W!

*RSU FIOM CGIL

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: