Cronache dalla Grecia

Micol Tuzi – Sinceramente non capisco cosa possono diffondere i media in Italia e perché c’e’ chi grida tutto ed il contrario di tutto.

Qua a Meganisi (e in buona parte della Grecia, giudicando le provenienze dei miei svariati amici, alcuni dei quali attivisti di vari partiti e tra loro un sindaco) la situazione è la seguente:

– la bozza di accordo con l’Europa è, a una prima occhiata, molto duro. Ma è comunque una speranza di ripartire, mentre prima davanti c’erano solo un muro di miseria e umiliazione: il referendum ha ripristinato la democrazia e Tsipras è molto amato, perché ha dimostrato rispetto del suo popolo e che il suo popolo ha diritto al rispetto dell’Europa;

– tutti i greci sanno che, senza la vittoria del no, l’Europa li avrebbe schiacciati e basta, dunque hanno riconquistato un grande orgoglio nazionale e riscoperto un senso civico prima sopito;

– Avere portato la Germania ad un accordo e non a un atto unilaterale è di per se stesso un risultato insperato;

– mercoledì deve ancora arrivare e intanto c’è tempo e modo di migliorare la partita: Schauble fa il poliziotto cattivo, ma gli altri stati vogliono quello che vuole lui o lo convinceranno ad una maggiore sensatezza? In questo anche l’Italia potrebbe (ma certo non confido in Renzi) avere un ruolo importante. Chissà che qualche altro stato non ci stupisca;

– intanto e’ sicuro che non si esce dall’euro;

– le privatizzazioni che voleva l’Europa sono in larga misura contenute;

– i prestiti arrivano, anche se più bassi del previsto: i rubinetti non sono chiusi, i poveri avranno di che mangiare ancora;

– il debito sarà comunque rinegoziato, cosa che prima pareva impensabile;

– la popolazione è consapevole che lo stato ha bisogno di riforme e spera che almeno questa sia l’occasione per eliminare corruzione e malaffare, per eliminare privilegi e ripristinare giustizia sociale, non solo per tagliare e far pagare il prezzo della ristrutturazione ai più deboli;

– se il governo non si spacca, c’è speranza di riuscire a governarlo, questo cambiamento, che comunque è meno drastico delle misure che sarebbero state imposte se tutto ciò che è successo non fosse successo.

– la popolazione guarda con ovvia preoccupazione le dinamiche interne ai partiti e l’unica cosa che non sopporterebbe è di essere strumentalizzata. Stanno molto attenti a chi si schiera con chi è perché. Non son tonti come noi. Dei nostri partiti odiano prima ancora che il Pd il movimento 5 stelle.

– di noi italiani pensano che siamo lì a sbraitare inutilmente o a dormire mentre, omeopaticamente, il nostro governo ci ha già fatto accettare goccia a goccia il programma della Troika.

– Sperano che un successo del loro paese inneschi una analoga reazione in Italia, Spagna, Portogallo e tutti i paesi che dall’austerity hanno avuto solo di che soffrire.

– Economisti del calibro di Krugman criticano aspramente l’operato tedesco.

– il grande pregio di questa faccenda è avere palesato agli occhi di chi lo vuole vedere che re è nudo: la Germania non vuole l’Europa dei popoli ma del capitale e delle banche. E punire esemplarmente i disobbedienti. Ditemi, siete ancora così convinti che riforma Fornero, Jobs act e buona scuola fossero “una cura necessaria”?

Non è sogno. Non è utopia. Tsipras non è uno sconfitto o un traditore – come quasi godono a dire i tanti che devono fare i “più a sinistra” della situazione (vecchio nostro guaio, compagni) – o i destrorsi.

La situazione non è rosea, ma non è nemmeno quella disperazione che mi fate percepire dall’Italia:
Scheuble lo teme, a Tsipras.
Varoufakis non gli è contro. Sarebbe solo stato più audace. Del resto se avesse davvero pensato che la sua fosse la strada giusta non si sarebbe dimesso “per non indispettire la controparte”.

Ma vi rendete conto di quanta propaganda vi fanno bere?!?

Continuiamo a sostenere la Grecia, gli uomini e le donne che ogni giorno lottano per il loro presente ed il domani dei loro figli. Quelli che, pur consapevoli di dover lasciare sul piatto qualcosa, non hanno permesso di farsi portar via dignità e democrazia.

A queste persone, signori, m’inchino.
E spero solo che qualche maledetta dinamica interna ai partiti non mandi in frantumi l’orgoglio e la speranza di un intero paese.

Ad Alexis, ovviamente, al suo coraggio ed alla sua grande responsabilità vanno ancor più stima e vicinanza di quando mi “ha sedotta” in Piazza Maggiore.

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