Quale futuro per la Centrale Enel di Ponte Ferro? Intervista al Sindaco Andrea Pensi

INTERVISTA AL SINDACO ANDREA PENSI

INTERVISTA AL SINDACO ANDREA PENSI

Come DielleMagazine abbiamo pensato di realizzare questa intervista al Sindaco di Gualdo Cattaneo Andrea Pensi e, pubblicarla nella sezione Diritti e lavoro perché partendo da una vertenza locale come quella della centrale Elettrica Enel P.Vannucci si possono affrontare una serie di questioni di straordinaria importanza come l’ambiente, la salute, il presidio del territorio, il modello di sviluppo ed infine il lavoro di qualità. Mentre latita un vero e proprio piano energetico nazionale, per noi il tema dell’energia e come la si produce va affrontato per un’uscita dalla crisi alternativa, per parlare di vera competitività e per affrontare il ridimensionamento del caro vita. Basta pensare che in assenza di un piano nazionale, l’accordo separato sulle regole della contrattazione firmato da Cisl e Uil con Confindustria, ha previsto che alla base degli aumenti salariali venisse esclusa la parte d’inflazione derivata dal caro energia.

1. Signor Sindaco con l’inserimento della Centrale Enel Pietro Vannucci tra i ventitre siti in dismissione si chiude una pagina di storia fondamentale non solo per il Comune di Gualdo Cattaneo ma per una fascia di territorio molto più ampia, un lungo periodo di produzione dell’energia elettrica prima a Bastardo poi a Ponte di Ferro andrà nel libro dei ricordi, cosa ha rappresentato la centrale in termini di opportunità e quali problematiche ha comportato?
La centrale ha rappresentato un fattore di sviluppo incontrovertibile per questo territorio, ha riconvertito nel corso degli anni un’economia che era essenzialmente agricola mettendola in sintonia con opportunità che nascevano da altre parti della regione. Io penso che questa comunità deve riconoscere un ruolo positivo alla presenza di Enel, è chiaro che l’attività ha avuto un impatto ambientale diverso da quando in principio utilizzava olio pesante, al carbone fino al carbone limitato come oggi. C’è stato un dibattito sulla compatibilità industriale di Enel sul territorio, in particolare il comitato per l’ambiente ha dipinto in tante circostanze questo impianto come un generatore di tumori, di malattie e quant’altro, noi abbiamo sempre monitorato i dati forniti dall’osservatorio regionale della sanità e quelli rilevati da Arpa non riscontrando anomalie. Sicuramente è un impianto che ha le sue complessità, però abbiamo avuto la garanzia di una gestione da parte di Enel molto seria ed attenta sulle questioni ambientali. Il nostro tentativo politico è quello di coniugare la tutela dell’ambiente al lavoro, l’interesse pubblico per noi è trovare un equilibrio tra le due aspettative.

2. Si possono attribuire delle responsabilità al passato per queste imminenti dismissioni, si sarebbe potuto intervenire politicamente o sindacalmente per impedire questa fine?
Posso dire che senza la volontà, la capacità e la lungimiranza di questa amministrazione comunale che rappresentavo già nel 2009 probabilmente Enel avrebbe chiuso la propria attività in quello stesso anno, riuscimmo allora a fare un ragionamento articolato in sede di commissione istruttoria e accettammo insieme a Provincia, Regione, Ministero la loro proposta di computare il limite di immissioni su base annua e non in maniera sistematica garantendo la prosecuzione dell’attività industriale del sito. E’ chiaro che in assenza di investimenti da parte del gestore in nuove tecnologie l’unico modo per immettere nell’aria meno sostanze è quello di ridurre la produzione. Questa scelta aziendale da parte di Enel non ci ha consentito di salvaguardare i livelli occupazionali: non ci sono state nuove assunzioni, ci sono state delle uscite non reintegrate. Rimangono oggi il 70% dei contratti di lavoro del 2009. E’ chiaro, noi chiedevamo ed auspicavamo investimenti per poter creare nuovi posti di lavoro e non solo salvaguardare quelli che c’erano prima ma ciò non è stato possibile.

3. Che tipo d’interlocutore è stato l’ENEL per le istituzioni, che interlocutore è oggi?
Dall’esperienza che ho avuto io Enel è stato un interlocutore molto serio e affidabile, quando personalmente ho cominciato a tenere rapporti con loro diventando sindaco del comune di Gualdo Cattaneo ho posto una serie di problematiche, prima di tutto migliorare la gestione ambientale perché, se la situazione è stata sempre sotto controllo, la sfida della modernità è quella di riuscire a svolgere le nostre attività in maniera meno impattante possibile per l’ambiente. Il secondo aspetto affrontato è quello di una tenuta produttiva minima dell’impianto che garantisse una ricaduta occupazionale e di sviluppo dell’indotto sul territorio. Terzo punto ho lavorato anche per un coinvolgimento dal punto di vista economico dell’azienda nello sviluppo del territorio. Ciò significa che Enel non può essere coinvolta unicamente sul pagamento delle imposte locali, noi chiedevamo un impegno forte da parte dell’azienda e nel 2010 riuscimmo ad ottenere un riconoscimento in otto anni di 900 mila euro all’amministrazione comunale. Noi dal nostro canto abbiamo investito in opere di miglioramento dell’efficienza energetica cofinanziando due progetti della regione per il fotovoltaico e per la riqualificazione dell’impianto della pubblica illuminazione; abbiamo investito quei soldi anche nelle scuole pubbliche: insomma progetti ad alto impatto sociale. Su questi tre filoni ambiente, sviluppo/occupazione e apporto finanziario alle politiche del comune Enel è stato un interlocutore molto attento.

4. Lei ha lanciato una proposta per aprire un nuovo capitolo di questa storia, ci fa capire di cosa si tratta?
Noi, nel 2011, poco dopo il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale, esaurimmo un dibattito articolato tra la gente e poi culminato in consiglio comunale dove sostanzialmente facemmo un passaggio epocale, in quella sede definimmo che non ci sarebbe stato più spazio al termine dell’autorizzazione, per una continuazione dell’impianto a carbone. Noi volevamo rilanciare nel chiedere sin da subito la disponibilità ad Enel per investire in maniera alternativa in questa regione. L’ordine del giorno si chiamava “un polo energetico verde nel cuore verde d’Italia”. Noi pensavamo ad uno sviluppo serio delle rinnovabili, delle nuove tecnologie ad impatto ambientale zero o bassissimo che potesse essere la frontiera per la riconversione di quell’impianto. Da alcuni contatti informali abbiamo capito che l’università di Perugia stava studiando la possibilità di poter proporre impianti di accumulo dell’energia elettrica su base industriale: un sistema che va ad integrare le fonti di energia rinnovabili, fotovoltaico ed eolico soprattutto, perché questi impianti in alcuni momenti producono troppa energia rispetto al fabbisogno generando uno spreco poiché l’energia prodotta non viene immessa nella rete. L’idea ci è piaciuta molto e abbiamo detto perché non proviamo a studiare un sistema su larga scala? Creare una centrale di accumulo dove l’energia che non viene richiesta è immagazzinata e rimessa in rete quando serve. E’ un operazione di risparmio energetico che secondo me le istituzione devono giocare fino in fondo. Può essere un ipotesi messa in pratica con varie tecnologie: idrogeno, aria compressa, batterie tradizionali; è ancora in fase di studio quale si addice di più per la costruzione di un impianto che accumuli energia elettrica a Gualdo Cattaneo, comunque questo progetto può sostanzialmente aiutare la nostra regione a mantenere un equilibrio nella rete e contribuire all’autosufficienza energetica. Ricordo che in Umbria fino a qualche tempo fa si producevano da energia rinnovabile 350 MW, la centrale di Ponte di Ferro con i due gruppi a pieno regime 150MW, quindi l’Umbria ha molta energia da fonti rinnovabili dobbiamo però trovare dei sistemi per poterla gestire, per non sprecarla: il nostro potrebbe essere un territorio parzialmente da recuperare e riqualificare su quel settore. Accanto a questa idea abbiamo proposto il rilancio e il recupero delle strutture dove Enel faceva l’alta formazione professionale per il personale, un’eccellenza della storia della centrale P.Vannucci, perché come ho ripetuto più volte noi siamo in una posizione strategica in mezzo all’Italia quindi l’Enel potrebbe essere intenzionata a mantenere un presidio di questo genere.

5. Enel con il progetto Futur–E cerca di raccogliere e valutare proposte alternative per i ventitré siti in dismissione in tutta Italia, in alcuni casi saranno fatti dei veri e propri concorsi d’idee come accade ora ad Alessandria; si ha la sensazione comunque che saranno pochi i siti premiati e riconvertiti. In un momento di grave difficoltà economica come quella attuale una competizione tra siti in dismissione non rischia di dividere ancora di più un paese come l’Italia sempre più socialmente disgregato mettendo territori, cittadini e lavoratori gli uni contro gli altri? Non crede che l’idea e la necessità di trovare soluzioni ai problemi, economici ed energetici spettino alla politica  attraverso un forte investimento pubblico?
Io guarderei il bicchiere mezzo pieno dell’iniziativa dell’Enel: ritengo lodevole il tentativo di coinvolgimento delle comunità locali nei processi di riconversione dei siti. Penso anch’io che sia necessario un forte investimento pubblico, l’ho già detto a Enel e lo ripeto, se si condividerà la strada che abbiamo iniziato a tracciare insieme all’Università degli Studi di Perugia, sarà necessario una forte partecipazione della Regione che dovrà intervenire corposamente con i fondi strutturali, poiché questo è un progetto che potenzialmente coinvolge l’intera strategia energetica futura della nostra Regione.

6. La popolazione è spesso turbata da voci con le quali si afferma che il sito P.Vannucci verrà prima o poi convertito in un inceneritore al fine di smaltire i CSS. Qualora la sua proposta di riconversione non trovi seguito, ritiene opportuno che il Comune di Gualdo possa usare strumenti come quello urbanistico per tutelare i propri cittadini?
Da questo territorio è sempre arrivato un no secco all’incenerimento dei rifiuti, non per questioni localistiche o per difesa “avvocatesca” da parte delle amministrazioni che si sono susseguite ma perché c’è una cultura politica cha ha messo in pratica una via alternativa allo smaltimento tramite combustione. Siamo stati uno dei primi comuni della nostra Regione a toccare il 70% di raccolta differenziata.Anche la Regione stessa ha individuato l’Umbria come luogo di produzione del CSS ma non individuando siti dove possa essere combusto, aprendo la possibilità che venga venduto fuori dal territorio regionale. Valuteremo quindi anche in fase di variante del Piano Regolatore come va convertito quell’impianto e quell’area.

7. Dubbi e perplessità sono emersi anche a proposito delle biomasse, lei cosa ne pensa?
Molto spesso nel nostro paese si parla di biomasse con un pregiudizio ideologico. Anche nel nostro territorio non più tardi di qualche mese fa, una parte della politica ha tentato di demonizzarle in assemblee pubbliche affermando che inquinerebbero più del carbone. La Biomassa vegetale non è rifiuto e non è un combustibile fossile, è una fonte energetica rinnovabile la cui combustione genera un impatto, come tutte le combustioni, che però è sicuramente minore di quello del carbone. Il problema principale di questo combustibile è la reperibilità, pertanto io credo che se in Italia s’investe su solare ed eolico s’investe per produrre energia con risorse che abbondano nel nostro paese e quindi si fa una scelta vincente. Al contrario per le biomasse, se si esclude qualche piccolo impianto già attivo nel nostro Paese, è impensabile ipotizzarne un futuro di una certa rilevanza industriale per la produzione di energia. Lo stesso gestore comunque, se come sembra, cambieranno le politiche d’incentivazione economica cancellerà dalla propria agenda questa prospettiva.

8. Lei scommetterebbe su un futuro produttivo ed ecologicamente sostenibile dell’impianto?
Io ci scommetto e lo faccio attraverso la proposta che ho raccontato. E’ una strada stretta che dobbiamo aver il coraggio di provare a percorrere, consapevoli che ci sono forze politico-sociali che hanno come unico obiettivo quello di far chiudere l’impianto e cacciare l’Enel da Gualdo Cattaneo. Io ritengo che dobbiamo far rimanere chi garantisce posti di lavoro di qualità, con la consapevolezza che non potremo avere più il massiccio impatto occupazionale di un tempo e che, rileggendo i processi di sviluppo passati in chiave attuale, andrà rispettata la vocazione ambientale del territorio.
9. Quale ruolo possono avere da un lato i cittadini e dall’altro il sindacato in questa fase? Inoltre in questa discussione a lei non sembra che il sindacato e i lavoratori siano stati messi in un angolo?
Per me il rapporto con i cittadini, con le associazioni ambientaliste e soprattutto con il sindacato è fondamentale. Un rapporto costruttivo in cui le istituzioni dettano le linee d’indirizzo, il gestore fa i progetti, e il sindacato si occupa di tutelare la qualità e la quantità dei posti di lavoro. Le RSU aziendali hanno risposto tiepidamente al progetto che io ho presentato, forse condizionate dal fatto che Enel nel 2009 affermava che senza carbone e produzione l’impianto e la stessa presenza del gestore sul territorio non aveva senso. C’è il rischio anche di perdere la partita che stiamo facendo, per questo serve un impegno, un coinvolgimento ed un sostegno delle parti sindacali, dei cittadini e delle associazioni , convocheremo una commissione consiliare che discuterà di questi aspetti perché noi vorremmo costruire un percorso politico forte, dal basso.

10. Il comune di Gualdo Cattaneo si è distinto nella raccolta porta a porta dei rifiuti, ora si pone in maniera propositiva su un tema come l’energia, in questa epoca caratterizzata dalla mancanza di risorse cagionata dalla crisi e da un atteggiamento sempre più forte a centralizzare le decisioni da parte dello stato centrale, temi proprio come la gestione dei rifiuti e l’energia possono rappresentare un momento di protagonismo degli Enti Locali?
Dobbiamo partire dal presupposto che gli strumenti che abbiamo a disposizione per fare politiche energetiche sono pochi se si escludono alcune scelte urbanistiche. E’ a mio avviso necessario recuperare un protagonismo nel rilancio del territorio aprendo le porte alla possibilità d’investimenti senza alzare muri, investimenti che si devono inserire nell’ottica che le amministrazioni tracciano e che si devono sposare con la vocazione del paesaggio e dell’ambiente.

11. Un ruolo importante in questo progetto lo svolge l’Università di Perugia è possibile riscoprirne il ruolo di spinta verso processi di ricerca e sviluppo?
La convenzione gratuita stipulata tra il Comune di Gualdo Cattaneo e l’università nasce proprio in quest’ottica. L’interesse dell’Università è di poter sviluppare le ricerche in questo settore con la prospettiva di fare magari del sito di Ponte di Ferro una struttura pilota, un’eccellenza di ricerca, sviluppo e formazione.

Grazie e in bocca al lupo da Diellemagazine

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