“Bail-in”, cioè: come si gestiranno le crisi bancarie nel nuovo contesto normativo Europeo

Isabella Caporaletti – Sarà operativo dal 2016 e recepisce la Direttiva europea sulla gestione delle crisi bancarie BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive – letteralmente: Direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche).

In sostanza questa direttiva consente di pianificare la gestione delle crisi, intervenire prima che sia troppo tardi e gestire al meglio la fase di “risoluzione”.

Per risoluzione di una banca in dissesto o a rischio di dissesto, si intende avviare una ristrutturazione mirata al suo salvataggio attraverso alcuni strumenti previsti dalla stessa Direttiva BRRD, anche se già durante l’operatività corrente della banca dovranno essere pronti piani di risoluzione da utilizzare in caso di crisi per aumentare la resolvability (possibilità di risoluzione) delle singole banche.

 

Quando la banca è in dissesto o a rischio di dissesto,  non si riesce a effettuare aumenti di capitale e la liquidazione della banca non permetterebbe di proteggere clienti e depositanti (interesse pubblico), può essere sottoposta a risoluzione.

Tra gli strumenti di risoluzione, che vanno dal vendere una parte dell’attività a un acquirente privato alla preparazione alla vendita sul mercato dell’intera struttura, merita un’attenzione particolare il “bail-in” (letteralmente salvataggio interno) che consiste nella riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti o la conversione di alcuni crediti in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca.

 

In parole semplici sarebbe come dire a un creditore: non ti restituisco il tuo credito ma ti assegno un pezzetto del mio patrimonio.

Ovviamente ci sono dei limiti, per esempio sono completamente esclusi i depositi protetti dal sistema di garanzia dei depositi, cioè quelli di importo fino a 100.000 euro, i prestiti obbligazionari garantiti (covered bonds), il contenuto delle cassette di sicurezza o i titoli detenuti in un conto apposito.

Chi rischia di più quindi sono gli azionisti e le persone fisiche e le piccole e medie imprese per l’importo eccedente i 100.000 Euro anche se i depositi al dettaglio eccedenti i 100.000 euro potrebbero essere esclusi dal bail-in in via discrezionale, al fine di evitare il rischio di contagio e preservare la stabilità finanziaria, a condizione che il bail-in sia stato applicato ad almeno l’8 per cento del totale delle passività.

L’intervento pubblico è previsto soltanto in circostanze straordinarie per evitare che la crisi di una banca abbia gravi ripercussioni sul funzionamento del sistema finanziario nel suo complesso. La nazionalizzazione temporanea, richiede comunque che i costi della crisi siano ripartiti con gli azionisti e i creditori attraverso l’applicazione di un bail-in almeno pari all’8 per cento del totale del passivo.

 

La giustificazione del fatto che l’intervento pubblico assume carattere residuale sta nel fatto che gli azionisti e i creditori non potranno in nessun caso subire perdite maggiori di quelle che sopporterebbero in caso di liquidazione della banca secondo le procedure ordinarie e anche nell’assunto che dal momento che le risorse finanziarie per la stabilizzazione provengono da azionisti e creditori, non comporta costi per i contribuenti.  Insomma, le nuove regole dovrebbero consentire la gestione delle crisi in modo omogeneo e disciplinato attingendo alle risorse private ed evitando che il costo dei salvataggi gravi sui contribuenti.

L’impianto della norma mette ordine in una materia spesso lasciata alla mercé degli speculatori e delle manovre azzardate dei manager, tuttavia quando si parla di azionisti, non si tratta solo di capitalisti ricchi sfondati ai quali una riduzione del valore delle azioni non arrecherebbe un gran danno, spesso si tratta di piccoli risparmiatori che hanno acquistato poche azioni e che vedrebbero azzerato il pur piccolo investimento effettuato con i risparmi di salari e stipendi e non con utili o profitti.  Questi piccoli azionisti non sono forse contribuenti?

Occhio, quindi, ai rischi di alcune tipologie di investimento quando ci vengono proposte. Alcuni strumenti sono senza dubbio più remunerativi del certificato di deposito coperto dal Fondo di Garanzia, ma sono soggetti al Bail-in, l’importante è saperlo in modo da poter scegliere in tutta consapevolezza.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: