Vita Ippolito – Un sindacato e la democrazia partecipata sono alla base della vera rappresentatività.

Vita Ippolito* – Un sindacato e la democrazia partecipata sono alla base della vera rappresentatività.
La Cgil in questi anni si è sempre di più allontanata da questa regola che ritengo fondamentale e di base. Da essa parte la sensibilità con cui un sindacato, il mio sindacato deve organizzarsi.
Se i vari congressi che si sono succeduti hanno solo evidenziato correnti di forza e potere che si sono imposti, questo non va bene e non è giusto per una grande organizzazione sindacale come la Cgil.
Si deve decidere cosa fare e bisogna sentirsi ad una svolta se essere un sindacato di mera forza politica e di potere dove pochi decidono e gli altri subiscono o ritornare ad essere il sindacato dei lavoratori quindi vicino alla base per sentirne gli umori ed interpretarne le istanze e le esigenze.
Questa diversa sensibilità nel concepire i congressi può essere sviluppata solo attraverso strumenti democratici che coinvolgano una base sempre più ampia.
C’è una richiesta imprescindibile di democrazia e partecipazione nel sindacato e questa non può essere ottenuta, come vuole Susanna Camusso, attraverso un sistema temperato di democrazia delegata, con la scusante di dare il giusto peso a tutte le categorie anche alle più piccole.

Ed è imprescindibile che queste peculiarità e queste sensibilità devono pure essere fondamentali nella contrattazione.

In questi anni di profonda crisi economica ma anche sociale ci siamo visti scippare tanti nostri diritti faticosamente conquistati dai nostri padri.

C’erano dei “punti invalicabili”, dei “numeri magici” che la CGIL aveva detto che non sarebbe stata mai disposta ad abbandonare: la difesa dell’articolo 18 dello  statuto dei lavoratori e i 40 anni di contributi per le pensioni di anzianità.

Era questa la linea invalicabile che Susanna Camusso, il nostro segretario generale, poneva al governo Monti alla fine del 2011, ma direi che sono stati tranquillamente valicati e lasciati alle spalle senza neppure una grande lotta.

L’articolo 18 è stato di fatto cancellato e non ha creato nuovi posti di lavoro e neppure sono arrivate delle multinazionali a investire in Italia. La verità è che le nuove regole hanno prodotto più licenziamenti per ragioni economiche.

Penso quindi che bisogna rivedere all’interno del nostro sindacato le regole di base, le motivazioni fondamentali e i valori cardine che devono essere alla base della contrattazione.

Dobbiamo riprendere in mano il significato della parola lavoro e dargli la giusta valenza.

In questi anni si sono approvate leggi contro i lavoratori, si sono cancellate le pensioni, e i lavoratori adesso perderanno anche il diritto di votare sui contratti e sugli accordi.

Si è usata la crisi per cancellare i nostri diritti e creare delle condizioni di lavoro sempre peggiorative, richiedendo un aumento della produttività sempre e solo a discapito della forza lavoro.

Chiedo ed auspico per il mio sindacato una maggiore responsabilità e una capacità reale di trattativa perché dietro ogni accordo sottoscritto ci sono prima che lavoratori delle persone e le loro famiglie e troppe volte questo non è stato ricordato.

Bisogna ritornare a fare sindacato nel senso più nobile del termine ricordando cosa ha mosso la nascita dei sindacati con le leghe rosse agli inizi del novecento.

* Componente del direttivo e della segreteria della Slc di Ferrara. Lavora in Telecom.

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