Ana Maria Grigoras: la partecipazione dei lavoratori nella conferenza d’organizzazione della CGIL

Ana Maria Grigoras* _ Come delegata di una cooperativa sociale che svolge un servizio pubblico e come immigrata che per anni ha avuto e trovato nei sindacati l’unico modo di sentirsi rappresentata, ho partecipato all’ultimo congresso dal quale ho capito la necessità di riorganizzare la cgil dalla base, che oltre a dover rispondere ad un mondo del lavoro in continuo cambiamento deve far fronte agli attacchi di delegittimazione e alla crisi di rappresentanza che il mondo dei lavoratori vive in questo momento storico.

Penso che una riorganizzazione del più grande sindacato italiano che si proclama paladino della democrazia, deve partire dalla base, dagli iscritti, per riprendere contatto con la realtà e recuperare la fiducia dei e nei lavoratori.

“In questi anni la distanza tra il gruppo dirigente e la base è diventata sempre più grande a tal punto che buona parte della dirigenza sindacale viene percepita come parte di una casta, di nominati o ancora peggio di marionette usate dal potere.” Questo ultimo capoverso, l’ho virgolettato perchè mi rendo conto che è espresso in maniera molto forte!! Però ritengo importante riportare il linguaggio che quotidianamente viene utilizzato per definire una parte di sindacato, oggi. Mi riferisco alle espressioni sentite dai colleghi e colleghe nei luoghi di lavoro in occasione per esempio della decisione di indire solo 4 ore di sciopero per la legge Fornero sulle pensioni oppure nell’ultimo periodo dove a fronte dell’uscita della legge che abolisce l’art. 18 la cgil ha fatto molti proclami ma a cui è seguito un silenzio assordante….

Questa conferenza di organizzazione a mio avviso sembra un tentativo di tutelare questo gruppo dirigente, di non dare regole chiare per riorganizzare il nostro sindacato ed al contrario di tagliare spazi di coinvolgimento della base.
La costituzione di un’assemblea degli iscritti mi sembra un doppione del comitato direttivo che di fatto crea confusione sui ruoli e che sembra voglia colmare il deficit di partecipazione della base, in realtà questa non è certamente la soluzione.

Sono molto preoccupata che il mio sindacato non chieda l’opinione ai suoi iscritti ma si dichiari pronto a discutere con Cisl e Uil dei documenti sulla contrattazione collettiva quando mai come oggi le nostre strategie politiche sono agli antipodi.
Al di là degli slogan di facciata, nella sostanza, il documento sulla riorganizzazione, invece di essere condiviso nella sua stesura con i lavoratori, viene calato dall’alto. Dimostrazione ne è come è stata gestita nella mia azienda la conferenza che occupa più di 3000 lavoratori. Non una assemblea è stata fatta per spiegare il documento è non ho sentito che in altre realtà lavorative siano state organizzate. I delegati vengono chiamati all’ultimo minuto per approvare una forma, la maggior parte di loro non lo ha nemmeno letto. La sensazione che molti di noi hanno provato in quell’occasione è che siamo stati chiamati a ratificare un qualcosa fatto completamente da altri e solo per dare una parvenza di partecipazione.
La democrazia e la partecipazione non sono questo.
Nonostante questa conferenza si dipinga come occasione di partecipazione in realtà è un’occasione persa per dimostrare la vera forza del sindacato che sono i lavoratori.

*Delegata CGIL area Democrazia e lavoro FP Parma.

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