Il governo da i numeri, sbagliati. Lo dice l’Istat

Per più di un anno ogni volta che il governo tirava fuori i suoi numeri (e si vantava dei propri risultati), immediatamente fioccavano le smentite sui giornali: i numeri che uscivano dalla bocca di Renzi e dei suoi ministri non sembrava avessero molto a che vedere con i dati “ufficiali”, quelli ricavati da enti come l’Istat o quelli diffusi da decine e decine di blasonate organizzazioni internazionali.

Per più di un anno ci si è domandati da dove il governo tirava fuori i numeri che dava come prova del proprio buon operato.

Oggi, finalmente, a rispondere a questa domanda è stata una fonte ufficiale. “Quelli forniti dal ministero del Lavoro e dall’Inps sono dati di fonte amministrativa, non statistiche”. A pronunciare queste parole pesanti come macigni è stato il presidente dell’Istat Giorgio Alleva, che in una intervista al Fatto Quotidiano è andato oltre e a proposito dei numeri dati dal ministro del lavoro Giuliano Poletti e dal Matteo Renzi sui nuovi occupati è andato oltre: “Valutare il saldo tra attivazioni e cessazioni dei contratti come se fosse un aumento di teste, cioè di occupati, è una approssimazione non accettabile”.

Anzi, secondo il presidente dell’Istat, i risultati, specie per quanto riguarda il progetto europeo Garanzia Giovani, non sono stati all’altezza delle aspettative: “I risultati non ci sono stati. Le cose vanno fatte bene, e trovati forse altri strumenti, come per esempio il reddito minimo”.

“Il governo fa il suo mestiere, ma a me preoccupa molto quando si sbandierano dati positivi dello 0,1 per cento anche perchè poi come si è visto  portano a fare dietrofront il mese dopo”. Misure, quelle volute e imposte dal governo spesso a colpi di voti di fiducia, che costano care agli italiani.

Come il Jobs Act che per il presidente dell’Istat, per il quale “Ad oggi gli effetti non appaiono straordinari, sembrano esserci soprattutto sulle stabilizzazioni dei contratti precari, che comunque non è poco”. In assoluto invece l’occupazione non cresce, anzi, pare che stia continuando a diminuire.

Non è la prima volta che l’Istat sbugiarda i numeri sbandierati dal governo. Solo pochi giorni fa l’Istituto ha confermato che la produzione industriale è per il quarto anno in “rosso”, in barba ai numeri dati da Renzi. Nonostante i vanti del premier il rischio è che l’anno si concluda ancora con segno negativo, in altre parole, in recessione (nel migliore dei casi si avrà stagnazione di certo non crescita). Una prospettiva sconcertante specie considerati gli sforzi e i sacrifici imposti dal governo agli italiani.

Lo stesso era successo ad aprile. Anche allora era stato l’Istat smentire i numeri dati da Renzi e affermare che la pressione fiscale (contrariamente a quanto previsto dalle norme sul federalismo fiscale) non era diminuita, ma anzi continua ad aumentare (ha raggiunto il 50,3 per cento alla fine del 2014 con un aumento rispetto all’anno precedente di un punto base).

E ancora. A gennaio le promesse e le dichiarazioni del ministro dell’economia erano state smentite e sempre dall’Istat a proposito della variazione del rapporto deficit/Pil: nei primi nove mesi del 2014 si è attestato al 3,7%, in peggioramento di 3 decimi di punto percentuale rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

La verità è che da anni ormai gli italiani sono governati da esemplari di homopoliticus che danno i numeri. Solo per ricordare gli ultimi, si pensi a Berlusconi (chi non ricorda le sue promesse e il famoso contratto con gli italiani), poi a Monti, il professore che avrebbe dovuto salvare l’Italia ma che poi ha rassegnato le dimissioni dopo aver peggiorato le cose e non poco. E ora Renzi, il nuovo che avanza, qullo che avrebbe dovuto risollevare le sorti del Partito Democratico e del BelPaese. E che in solo un anno è riuscito a far perdere diversi punti di share al proprio partito (rispetto ai dati delle ultime europee – di cui lui stesso si è sempre vantato – dato che, in realtà, lui non è mai stato eletto al Parlamento). E, quanto all’Italia pare proprio che, da quando c’è lui al governo, la situazione non sia migliorata. Anzi. E a dirlo è proprio l’Istat.

fonte: dazebaonews.it

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