Tutte le balle di Renzi: boom del precariato, voucher: +74%

Inps. I dati dell’Osservatorio sul precariato rivelano un boom dei voucher: +74%. Il governo continua a strumentalizzare i dati sul mercato del lavoro, nonostante l’ammonimento del presidente dell’Istat Giorgio Alleva.

Un governo sordo al richiamo del pre­si­dente dell’Istat Gior­gio Alleva sull’uso stru­men­tale dei dati rela­tivi al mer­cato del lavoro, ieri ha rico­min­ciato a dare i numeri celando ovvia­mente quelli sco­modi. Renzi ha dimen­ti­cato di par­lare, ad esem­pio, dei dati riguar­danti i buoni lavoro «vou­cher» che il report dell’Osservatorio Inps sul pre­ca­riato ha dato in for­tis­simo aumento: +74% rispetto al primo seme­stre del 2014. Que­sta è la nuova fron­tiera del pre­ca­riato che attra­versa tutte le gene­ra­zioni, uti­liz­zata soprat­tutto al Nord, che il governo fa finta di igno­rare men­tre sban­diera i dati sui con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato ormai sta­bil­mente precari.

A giu­gno, il numero dei con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato è nega­tivo (-4.759).L’Inps ammo­ni­sce sull’uso di que­sti dati che non sono con­fron­ta­bili con quelli dei mesi pre­ce­denti visto che, da giu­gno di quest’anno, con­si­de­rano solo i lavo­ra­tori dipen­denti del set­tore pri­vato e quelli degli enti pub­blici non eco­no­mici, assenti nelle rile­va­zioni pre­ce­denti. Men­tre l’Istat chiede mag­giore inte­gra­zione delle fonti, qui ci ritro­viamo nella situa­zione di non poter con­fron­tare le infor­ma­zioni rela­tive ai mesi di uno stesso semestre.

Dovrebbe saperlo Filippo Tad­dei che riporta le varia­zioni tra primo seme­stre 2014 e 2015 senza nep­pure con­si­de­rare le ces­sa­zioni. Ana­liz­zando i dati notiamo che la dif­fe­renza è posi­tiva, ma infe­riore di oltre die­ci­mila con­tratti: non 252.177 ma 237.247. I con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato sono nel primo seme­stre 2015, al netto delle ces­sa­zioni, 136.269, meno della metà rispetto alle tra­sfor­ma­zioni, 331.917. Inol­tre, l’incidenza delle sole atti­va­zioni rela­tive a que­sta tipo­lo­gia con­trat­tuale dimi­nui­sce for­te­mente rispetto al balzo in avanti regi­strato nel primo tri­me­stre di quest’anno, pas­sando dal picco del 44.8% di marzo al 34.5% di giu­gno. Con­si­de­rando i con­tratti netti, L’incidenza si ridi­men­siona for­te­mente: la quota di quelli a tempo inde­ter­mi­nato rap­pre­senta sol­tanto il 21%, a fronte del 72% costi­tuita dai con­tratti a termine.

Par­liamo di con­tratti, nep­pure nuovi nella mag­gior parte dei casi, e non di posti lavoro come invece pen­sano Debora Ser­rac­chiani e Andrea Mar­cucci (Pd). I posti di lavoro dimi­nui­scono di 96 mila tra mag­gio e giu­gno, come cer­ti­fi­cato dall’Istat a fine luglio. Men­tre l’occupazione dimi­nui­sce, così come i posti di lavoro, lo stesso non pos­siamo dire per il numero di imprese che chie­dono gli sgravi sul costo del lavoro e di fatto li ottengono.

Nei primi sei mesi del 2015, il numero di rap­porti di lavoro instau­rati con la frui­zione dell’esonero con­tri­bu­tivo sono 674.874. Per ogni nuovo con­tratto a tempo inde­ter­mi­nato (incluse le tra­sfor­ma­zioni) sono state appro­vate 1,44 domande di defi­sca­liz­za­zione: il 44% in più rispetto ai con­tratti netti. Che le imprese non doman­dino più lavoro è un altro dato che il governo dimen­tica di pub­bli­ciz­zare: nel secondo tri­me­stre del 2015, sostiene l’Istat, il numero di posti vacanti non cam­bia rispetto al primo tri­me­stre di quest’anno. Un’ulteriore evi­denza che gli sgravi alle imprese sono un pro­fitto utile netto pagato dai con­tri­buenti, soprat­tutto quelli più deboli che avreb­bero biso­gno di vedere le tasse pagate uti­liz­zate per la spesa pubblica.

Anche a giu­gno le retri­bu­zioni teo­ri­che dei neo assunti a tutele cre­scenti dimi­nui­scono: — 1.6%. I det­ta­gli ripor­tati dall’Inps sulle tipo­lo­gie ora­rie dei nuovi con­tratti non risul­tano utili in quanto nulla si dice delle carat­te­ri­sti­che dei rap­porti ces­sati. Lo stesso vale per la qua­li­fica professionale.

fonte: ilmanifesto.info

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