Call center in Umbria, il dramma degli eterni precari

Marta Melelli *– Nel completo silenzio delle Istituzioni regionali, sta emergendo una situazione di grave precarietà nel mondo dei call center in Umbria, a cui si deve immediatamente far fronte.
Giovani, ma soprattutto lavoratori non di prima occupazione, esclusi e poi rientrati nel mondo del lavoro, in maggioranza donne, ricattabili e da anni precari, molto spesso sottopagati e con condizioni lavorative surreali e disumane. Un esercito di lavoratori ignorati, non sindacalizzati, privi di informazioni e tutele.
Le voci umbre dei call center iniziano a farsi sentire, rivendicando contratti adeguati alle reali mansioni e che garantiscano stabilità, dopo continuativi rinnovi, contro malcelate ristrutturazioni aziendali o delocalizzazioni alla ricerca di un ancor più basso costo del lavoro.
Mentre il Governo esulta per i primi discutibili risultati del Jobs Act, in Umbria appare sempre più evidente una diffusa flessibilità contrattuale, che non porta certo la nostra Regione a “ripartire per il verso giusto” e garantire un futuro solido a famiglie e giovani.
K4Up e Overing a Terni, il costumer care di Aria a Torgiano, Cesd (Cepu) in entrambe le provincie umbre, sono solo le ultime vertenze conosciute, grazie a cui si è scoperchiato il Vaso di Pandora del lavoro out-bound e in-bound sottopagato e a garanzie zero. Queste situazioni di estremo disagio non devono più essere tollerate.
Per prevenire gli abusi e intervenire non solo quando i lavoratori sono posti di fronte al ricatto, alla marginalità e all’incertezza, è necessario innanzi tutto mappare  la geografia dei telemarketing in Umbria, e mettersi al servizio dei lavoratori portando loro informazioni, contro le prevaricazioni di grandi aziende che sfruttano frantumazione e basso potere contrattuale di questi, criticità ampliate ancor più dal Jobs Act.
La precarietà produce effetti sociali gravissimi, e la Regione non può restare insensibile di fronte a tali richieste di aiuto.
* Direttivo Nazionale CGIL
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