CGIL: quando brucia la democrazia

Cinzia Quattrocchi* –  Ormai, in questo scorcio di fine estate, la gran parte di noi è rientrata alle proprie occupazioni, alla propria normalità… eppure proprio in questo momento ci si accorge di quanto in effetti nulla giri proprio per il verso giusto: questa Estate, a parte i tristi gavettoni umanitari e i soliti selfie sui social, ci ha anche consegnato l’amarezza di dover ammettere che l’Europa e l’Italia siano luoghi in cui ci si nutre di razzismo e nazismo e in cui si rigetta la possibilità di trovare alternative ai diktat della Troika, in ogni modo anche annientando le regole basilari dell’esistenza civile tra paesi …la vicenda greca è stato un po’ questo.

E mentre si fanno queste considerazioni ci si accorge che, all’ombra dell’EXPO, che ha millantato occupazione e una sorta di nuovo umanesimo alimentare, nulla di nuovo c’è stato e vi sarà per questo prossimo autunno sotto il sole.

Le promesse propagandistiche del ministro del Governo Renzi relative alla piena occupazione e alla risoluzione dei problemi dell’Italia marciscono come maleodoranti carogne in decomposizione.

Ancora altra precarietà del lavoro si è aggiunta a quella già esistente; sempre più fabbriche chiudono i battenti o non le riapriranno più al rientro dalla pausa estiva; aumentano sempre più le notizie di disperazione e suicidi maturati nella solitudine e nell’indifferenza generale e in tutto questo ancora ci aspetteremmo una risposta forte di ricomposizione sociale.

Io sono convinta che la questione passi solo ed esclusivamente attraverso una discussione seria e profonda su quale sia la via nuova attraverso cui si “ricompone” la Classe dei lavoratori…..

La domanda è “ A chi serve il Sindacato per come ora è”?

La CGIL si sta accingendo a concludere la sua Conferenza di Organizzazione in un momento difficilissimo per il paese e per le forze sociali organizzate.

Lo fa rintanandosi nella discussione dentro ai mille meccanismo attraverso cui essa funziona e dovrà funzionare nel prossimo futuro…nell’Agenda ci sono annotate varie tracce possibili di autoriforma di se stessa: Elezione dei Segretari Generali; accorpamento di categorie; riduzione dei costi; ritorno ai territori…..

Temi che ancora una volta lasciano indifferenti e lontani i lavoratori e i loro destini: riconfermando ancora che ormai le organizzazioni complesse come i Sindacati considerano gli uomini e le donne che vivono le contraddizioni e le disperazioni del mondo della produzione come una variabile indipendente rispetto alle sorti delle organizzazione stesse; rispetto agli assetti ed equilibri di potere interno.

Proprio in queste ore molte CDLM della CGIL stanno facendo qualche conticino per “ ricollocarsi” come si suol dire, nell’agone pubblico alla svelta e al meglio possibile…emblematico è il caso del palazzo della CGIL Campania a Napoli, messo in vendita dopo oltre 40 anni di esistenza anche simbolica nella Città di Napoli, sottacendo e mal celando problematiche finanziare di fondo e che meriterebbero una presa di coscienza e di responsabilità di tutta la dirigenza …locale e nazionale.

Tutto questo a lungo non potrà durare e certamente non sarà questa Conferenza di organizzazione a riconferire smalto e luce alla nostra amata e ormai opaca organizzazione.

C’è bisogno di “ricomposizione” sociale …. Lo ripeto!

Ci sarebbe bisogno di nuovo mutualismo sociale e sindacale….

Forse avrebbe senso ripassare la lezione politica delle prime forme di Sindacalismo Europeo in cui la forma Mutualistica consenti la sperimentazione della Solidarietà tra pari…. La condivisione della condizione e la nascita delle prime aggregazioni.

Interessanti sono alcune esperienze in giro per il mondo e per L’Europa che vanno in questa direzione, e che varrebbe la pena approfondire invece di irrigidirsi, e che consentirebbero una nuova ricomposizione del tessuto sociale e politico in cui vivono i lavoratori, un nuovo protagonismo politico.

Ormai la forma tradizionale del sindacato e in crisi profonda…come in crisi è l’idea Confederale generale a cui siamo abituati da sempre e che spesso ha reso le Confederazioni dei luoghi di mero esercizio del potere, lontani e staccati dalla realtà e dai destini dei lavoratori e delle lavoratrici.

Andrebbe rimesso molto del patrimonio tradizionale del Sindacato in seria discussione; andrebbe rivista e riproposta l’essenza della “missione” del Sindacato…e certamente tutto questo non avverrà attraverso questa Conferenza di organizzazione.

Certo il Sindacato non è e non deve essere identificato con un “palazzo”….poiché il sindacato dovrebbe essere la forma attraverso cui i lavoratori e le lavoratrici si organizzano in soggetto politico e sociale e rispondono al potere economico e produttivo esistente; …. Ma difatti sempre più il Sindacato, per responsabilità non dei lavoratori e delle lavoratrici; si è identificato con i palazzi e quindi come Potere a se stante…come negazione della democrazia e della partecipazione.

E Quando qualche palazzo cade o viene messo in vendita…dovrà pur significare qualcosa, o no?!?

*coordinatrice Democrazia e Lavoro in CGIL Campania

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