Nicolosi: i marosi della stagione in arrivo e la Cgil senza strategia

di Nicola Nicolosi, Coordinatore nazionale dell’Area di minoranza congressuale CGIL ‘Democrazia e Lavoro’

VERSO LA CONFERENZA D’ORGANIZZAZIONE DELL’UNICA REALTÀ CAPACE DI SCONFIGGERE IL ‘VIRUS’ CHE AFFLIGGE IL PAESE.

Il presidente di Confindustria accusa il sindacato di essere “un fattore di ritardo”, dimentico che negli ultimi tre decenni circa il 13% della ricchezza prodotta dai fattori del lavoro è passata dal salario alla rendita.

Come sempre la fine del periodo estivo si accompagna ai propositi della ripresa delle attività lavorative e della politica che esce dalle chiacchiere estive. Anche il sindacato deve fare questo esercizio per stabilire i propri proponimenti partendo dai bisogni dei lavoratori, dei pensionati, dei senza lavoro e dei soggetti sociali più deboli. Settembre è un mese importante per la Cgil: il 17-18 prossimi si svolgerà la quinta conferenza di Organizzazione del più grande sindacato d’Europa! Appuntamento che deve segnare la politica organizzativa nello scenario nazionale che vede il sindacato isolato dalla politica, anche da quella che per ragioni storiche doveva essere più vicina. Il Partito Democratico ha rotto con il movimento sindacale, ha scelto un modello di rappresentanza politica che non prevede il rapporto con i corpi sociali intermedi e tale scelta fa fare un salto indietro alla democrazia italiana, che si orienta verso ‘l’uomo solo al comando’. La Repubblica Democratica nata dalla Resistenza viene, così, negata. La nostra Cgil si trova senza riferimenti politici (ben altra cosa è l’autonomia) e, a mio avviso, senza strategia per affrontare i ‘marosi’ di questa stagione politica. Il tutto mentre il governo Renzi sta completando il pensiero neoliberista, fonte di ispirazione delle destre nel mondo, cancellando il diritto del lavoro e la giurisprudenza conseguente, frutto delle lotte sindacali del Novecento. Il presidente di Confindustria accusa il sindacato di essere “un fattore di ritardo”, dimentico che negli ultimi tre decenni circa il 13% della ricchezza prodotta dai fattori del lavoro è passata dal salario alla rendita e profitto, grazie anche alle scelte sindacali sbagliate. La ripresa dell’attività, oltre la Conferenza d’Organizzazione della Cgil, ci metterà di fronte alle scelte del governo su politiche economiche e industriali, produttività e sua filosofia, il modello salariale, la politica contrattuale, la democrazia sindacale e la sua rappresentanza. Su tutti questi temi non c’è una strategia sindacale e non si costruisce quell’humus necessario al coinvolgimento di milioni di lavoratori e cittadini. Un grande sindacato non esce dalla sua crisi facendo ‘passare la nottata’, ma deve costruire la propria strategia partendo dai bisogni e dalle ragioni delle lavoratrici e lavoratori, dai pensionati, dai giovani e da chi cerca lavoro. La nostra assenza di iniziativa, ad esempio, sul sistema previdenziale è colpevole: la legge Fornero-Monti e la modifica dell’articolo 18, con il consenso sindacale, hanno generato sfiducia nel sindacato, e dato più forza all’azione antisindacale del governo Pd a guida Renzi. Su quale piattaforma affrontiamo il prossimo autunno? Tra crisi della politica, crisi del sindacato, crisi economica, crisi sociale avremmo il bisogno di dare speranza e fiducia alla partecipazione democratica. La Cgil è rimasta l’unica grande organizzazione di massa con gli anticorpi capaci di sconfiggere il virus che affligge l’Italia, ma ci dobbiamo muovere, non possiamo più stare fermi! Il populismo renziano, quello leghista, il pericolo della destra razzista e xenofoba, una classe imprenditoriale che condanna il Paese a crescite dello 0,2% da vent’anni a oggi, senza contare questa crisi ancor più grave… tutto ciò necessita di una risposta corale, che deve essere politica, sindacale e sociale! La Cgil scavi nel suo dna storico ed esca da questo sonno mortifero per dare brio e felicità alla lotta per rendere migliore il nostro Paese.

 

Da “Progetto Lavoro” dell’8 settembre 2015

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