Conferenza Nazionale di Organizzazione CGIL: un’occasione persa.

Il contesto in cui si svolge la conf. Org., è di costante attacco ai diritti dei lavoratori ed allo stato sociale.

Il Job act, estende la precarietà e cancella diritti fondamentali (art. 18; controlli a distanza ecc.) ed, oramai in modo esplicito, Governo e Confindustria, puntano a mettere sotto attacco il diritto allo sciopero. Continua senza soste lo smantellamento dello stato sociale e dei diritti universali (Salute, Studio, nuovamente le Pensioni, ecc.) come, altrettanto, continua una pesante redistribuzione del reddito verso l’alto (vedi provvedimenti fiscali annunciati dal Governo).

Dopo lo sciopero del 12 dicembre 2014 la mobilitazione, al netto di alcune lodevoli iniziative territoriali e di categoria, si è fermata.

Ne si è riusciti a mettere in campo una Vertenza generale che unificasse le lotte.

Le lotte articolate, a fronte di un attacco generale, portano risultati, se si svolgono dentro un quadro che offra elementi di unificazione sia sul piano delle scelte che di iniziativa.

Invece, i pensionati, le categorie, rispondono agli attacchi a partire dalle loro specificità senza incontrare una proposta ed una iniziativa generale che unifichi il fronte.

Il presidente di Confindustria denuncia il Sindacato come fattore che ha bloccato la possibilità di sviluppo del Paese. Richiede, oramai, in esplicito di accelerare il processo di demolizione del ruolo del Sindacato e questo si farà sentire, oltre che con le pressioni sul piano politico affinché in questa legislatura si mettano in campo tutti gli interventi necessari per chiudere la partita, sia sul fronte dei rinnovi contrattuali.

Mentre tutto questo si dispiega la conferenza di organizzazione impegna l’intera Cgil a parlare d’altro.

Una conferenza di organizzazione che non affronta, in modo serio, il tema delle risorse e del decentramento e il tema dei servizi, è fortemente depotenziata in partenza.

Poteva essere l’occasione per fare la necessaria analisi critica sul come siamo stati in campo e determinare le conseguenti scelte per risalire la china sia sul piano politico che organizzativo ed invece, al netto di improbabili colpi scena, si finirà per consumare la conferenza attorno ai meccanismi di elezione del segretario e dei gruppi dirigenti.

Nello specifico va detto che l’assemblea generale, alla fine, riduce il numero dei membri direttivi, ossia della platea che in via teorica ha più occasioni per partecipare alla discussione ed alle scelte, in cambio di un allargamento dei partecipanti alla elezioni del segretario e della segreteria, i quali componenti saranno convocati per tale occasione e una volta l’anno per valutare il piano di lavoro della struttura di riferimento.

Un palliativo.

Così non si risponde alla necessità che, invece, abbiamo di garantire la partecipazione democratica degli iscritti e dei delegati alla discussione ed alle decisioni sulle scelte importanti dell’organizzazione.

Su come si risponde a quanto già dispiegatosi ed a quanto si preannuncia con i futuri provvedimenti governativi, o su come affrontiamo, impegnando l’intera organizzazione, la fase dei rinnovi contrattuali, la discussione è abbondantemente sotto le necessità.

Eppure le mobilitazioni in risposta alla controriforma della Scuola, come lo erano state la manifestazione del 25 ottobre e lo sciopero del 12 dicembre ci avevano segnalato una disponibilità dei lavoratori alla mobilitazione su cui scommettere. Questo segnala anche a noi l’urgenza di volgere la nostra attenzione, nel dare continuità alla battaglia che stiamo conducendo sulla democrazia, su questo versante.

Bisogna accorciare la distanza fra ciò che percepisce e vivono i lavoratori e la discussione e l’azione che noi svolgiamo.

10 Settembre 2015

Pietro Passarino, Cgil Torino

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