Autoconvoocati CGIL: il sindacato non si chiuda in logiche burocratiche

Come delegati di base – RSA e RSU – che quotidianamente sono in prima linea, nei luoghi di lavoro, con le iscritte e gli iscritti, con le lavoratrici e i lavoratori – sentiamo l’assoluta necessità di portare il nostro punto di vista non preconfezionato alla Conferenza di Organizzazione, dalla quale siamo stati completamente esclusi.
La Conferenza si svolgerà in un clima di pesante attacco al Sindacato: da tempo, infatti, il movimento sindacale attraversa uno dei periodi più duri della sua storia recente e come delegati vediamo nella Conferenza di organizzazione una reale opportunità di cambiamento, che dia al tempo stesso risposte concrete ai lavoratori, i quali sempre di più vedono il sindacato nel suo insieme, in maniera generalizzata, come una casta.

Non ci deve stupire la virulenza e la puntualità con cui il Governo ci attacca.
Come oramai è noto il Governo Renzi vuole eliminare ogni interlocutore, a maggior ragione il sindacato, ma è anche vero che, da tempo immemore, esso è fermo dinanzi ai cambiamenti della società e troppe volte lontano dalla vita reale del Paese, come confermato da un’innegabile continua perdita di adesioni.

La Conferenza di Organizzazione è  il luogo in cui si discute di come cambiare la struttura organizzativa della CGIL che da oltre un secolo funziona, sostanzialmente, con gli stessi meccanismi. Al contrario assistiamo ad una riorganizzazione gattopardesca, dettata solo dal peso delle difficoltà economiche, che di fatto espropria iscritte e iscritti, delegate e delegati del diritto di decidere sulle modalità di elezione dei gruppi dirigenti e di determinare le linee politico-sindacali della CGIL.
Quando leggiamo nel documento che si vuole cancellare il Comitato degli Iscritti, eletto dagli iscritti, per sostituirlo con un Coordinatore nominato dalle Segreterie; che si vuole costituire un nuovo organismo a tutti i livelli, l’Assemblea generale, che elegga il Segretario Generale e la Segreteria e si riunisca una volta l’anno “per discutere e deliberare in ordine alle linee programmatiche e di indirizzo dell’attività”, il messaggio che ci arriva forte e chiaro è: “voi delegati non contate niente”. Non è possibile propagandare l’assemblea annuale, con una platea designata dalle strutture con le stesse regole congressuali, come un allargamento della Democrazia all’interno della Confederazione.
Altro che democrazia rispetto alle iscritte, agli iscritti, alle delegate e ai delegati!

E’ invece fondamentale dare una risposta chiara a chi rappresentiamo, alla totalità del mondo del lavoro e, dall’altro lato, a chi si pone l’obiettivo di eliminare il sindacato (governo e padroni):  la CGIL non si deve chiudere nelle proprie logiche burocratiche ma, al contrario, deve fare del pluralismo interno e del reale allargamento alla partecipazione democratica i cardini fondamentali del proprio agire sindacale quotidiano e del voto delle lavoratrici e dei lavoratori un vincolo imprescindibile per la sottoscrizione degli accordi, in un rapporto democratico con le altre organizzazioni sindacali.
Il rafforzamento della CGIL è possibile solo attraverso il contributo attivo e costante delle iscritte, degli iscritti e delle delegate e delegati alla vita dell’Organizzazione: sono loro che devono poter scegliere direttamente i gruppi dirigenti e contribuire concretamente alle scelte politiche generali dell’Organizzazione. Anche il tema della trasparenza nell’utilizzo delle risorse economiche assume rilevanza assoluta. E’ necessario che siano rese pubbliche tutte le retribuzioni dei dirigenti sindacali, i bilanci di tutte le strutture con le relative entrate economiche non solo derivanti dalle quote versate dalle lavoratrici e lavoratori iscritti, ma anche dagli enti bilaterali, enti mutualistici e sistema dei servizi. La questione morale è aperta quindi per tutto il sindacalismo confederale, Cgil compresa. Servono atti di rottura veri: il ritorno ad un sindacalismo che si finanzia prevalentemente con le risorse degli iscritti e delle iscritte per possedere una vera autonomia economica che è anche rivendicativa.

La Cgil deve fare dell’indipendenza e della democrazia i vincoli assoluti nella propria pratica.
Avremmo bisogno quindi di cambiare profondamente la nostra struttura organizzativa, i nostri gruppi dirigenti e le nostre strategie per riconquistare un sistema universale di diritti per tutte le lavoratrici e i lavoratori, sia legislativo che contrattuale, invertire le politiche di austerità, difendere dai licenziamenti e precarietà, salvaguardare l’occupazione, contrastare la riduzione dei salari e l’aumento degli orari di lavoro, cancellare la riforma Fornero, per una nuova è più equa riforma pensionistica.

Per fare questo abbiamo bisogno di una CGIL davvero libera, democratica, partecipata e conflittuale, che ci permetta di affrontare le sfide del futuro.
In conclusione è inevitabile porsi una domanda: può un gruppo dirigente figlio di logiche di cooptazioni e accordi politici, che ha grosse responsabilità nella crisi che stiamo vivendo, portare fuori dalla crisi la nostra organizzazione?
Crediamo che sia il momento di scelte coraggiose.

È il momento di cambiare, e tante volte il vero cambiamento è lì a portata di mano. Serve solo il coraggio di fare le scelte giuste!

Autoconvocati Cgil Gruppo Nazionale

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