La crisi del Paese, la crisi della Cgil

Bahram Asghari – Per recuperare il consenso nel paese, tutelare gli ultimi e quelli che si sentono soli, occorre fare il nostro dovere, cioè in primo luogo rispettare il nostro Statuto

La crisi dei valori che attanaglia la nostra società è amplificata dalla crisi economica nella gran parte dei paesi ad economia avanzata e dai conflitti sociali e dalle guerre civili nel terzo mondo e nei paesi in via di sviluppo: vedi la Siria, l’Iraq, l’Ucraina, lo Yemen (e la quasi totalità dei paesi coinvolti nella cosiddetta “Primavera Araba”), vedi l’occupazione della Palestina. L’esodo di rifugiati e migranti mostrato dai media è soltanto una minima parte di ciò che sta avvenendo nella gran parte del globo. Gli stessi media spesso tacciono le cause di questa immane tragedia: conflitti mai risolti, mancata redistribuzione della ricchezza, negazione della democrazia e dei diritti umani. I redditi dei lavoratori italiani, mediamente, sono tornati agli inizi degli anni 90. Questa è la conseguenza diretta della mancata rappresentanza politica dei lavoratori e della gestione di una crisi economica così prolungata da parte della destra neoliberista. La nostra organizzazione, la Cgil, in questa crisi politica, economica e sociale è priva di una piattaforma sindacale. La Conferenza d’organizzazione, che avrebbe dovuto riaffermare i valori costitutivi della Cgil a partire dal secondo articolo dello Statuto, riferendosi al dettato costituzionale, si è svolta su temi strategicamente non rilevanti per la vita quotidiana dei lavoratori e per la stessa Cgil! La non applicazione dello stesso Statuto della Cgil è stata evidenziata (non solo durante la Conferenza d’organizzazione) dall’esclusione di uno dei centri regolatori, le Cgil Regionali (Art.9 – l’organismo deputato a decidere della politica organizzativa nel territorio regionale). Lo Statuto della Cgil non è stato applicato neppure per quanto riguarda l’articolo 2 perché è mancata una decisa difesa degli organi costituzionali e delle loro autonomie. A questo proposito abbiamo assistito recentemente a varie pronunce della Corte Costituzionale sulla rappresentanza sindacale (rientro della Fiom in Fiat, ad esempio), sulla riforma (Monti-Fornero) sulle pensioni e sulla legge elettorale. Le sentenze della Corte sono stata vissute da più parti con fastidio, come un’ingerenza indebita, in particolare da parte della politica. La Cgil avrebbe dovuto, in coerenza col proprio Statuto, difendere fermamente questo organo dello Stato e richiedere l’applicazione delle sentenze. Invece abbiamo assistito ad un sussulto evanescente che lascia diverse interpretazioni. Non dimentichiamo poi il primo comma dell’art. 97 della Costituzione, che indica l’imparzialità come il valore fondante della pubblica amministrazione. L’articolo venne introdotto per avere un’amministrazione obiettiva della cosa pubblica e non un’amministrazione dei partiti. Ciò significa che i dirigenti pubblici non possono essere nominati su indicazioni dei partiti politici. E gli esempi sarebbero numerosi! In questo contesto, la modalità con la quale è stata programmata e gestita la Conferenza d’organizzazione lascia perplessi sia coloro che operano in Cgil, come i segretari, i funzionari e apparato tecnico ed amministrativo, sia i delegati, i lavoratori e i simpatizzanti. E ciò è accaduto in quanto la suddetta Conferenza non è stata in grado di dare risposte alle tante domande operative quotidiane a partire dalla riconquista del CCNL o dalla necessità di rendere esigibile l’accordo sulla rappresentanza dei lavoratori. E ancora: come coinvolgere il maggior numero di lavoratori a quei pochi tavoli per i rinnovi contrattuali, come spiegare ai lavoratori che la Camera del Lavoro è la casa comune dei lavoratori indipendentemente dalla tipologia del contratto, come utilizzare le nuove tecnologie per ridurre il fabbisogno economico della nostra organizzazione. Insomma come ri-tornare a fare il sindacato. Se è vero che il Congresso traccia la linea politica e la Conferenza d’organizzazione indica gli strumenti organizzativi per la sua realizzazione… di tutto ciò non abbiamo visto traccia! Ma addirittura in Toscana, in alcune Camere del lavoro, abbiamo assistito ad ordini del giorno che andavano oltre il perimetro stabilito dallo Statuto per la formazione della linea politica e programmatica e del suo gruppo dirigente, il cosiddetto “Pluralismo delle idee” svincolato dal mandato ed il voto dei lavoratori! A questo proposito si dimentica che le aree programmatiche sono nate per rendere la Cgil autonoma dalla politica ma non indifferente alla politica. Inoltre occorre ricordare che le aggregazioni organizzate “non definite a geometrie variabili” sono un’espressione del passato opaco della storia politica italiana e inoltre limitano la sovranità politica ed organizzativa della Cgil e dei suoi organismi. Ovviamente la crisi dei valori di cui sopra non affligge solo gli altri ma riguarda anche la nostra organizzazione. Addebitare la crisi del sindacato ad altri fattori è semplicemente la pura miopia di chi vuole cercare il nemico altrove! Per recuperare il consenso nel paese e tutelare gli ultimi e quelli che si sentono soli, occorre fare il nostro dovere, cioè in primo luogo rispettare il nostro Statuto.

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