Telecom e lo “strano” accordo che crea 3330 esuberi

Il 7 settembre si è perpetrata la vergognosa firma di Fistel/Cisl  Uilcom/Uil e Ugl presso il Mise (Ministero dello sviluppo economico) con Telecom. Si tratta del primo accordo separato in casa Telecom.

E questi sindacati non vedevano l’ora di isolare la Slc, unico sindacato che non ha accettato una certificazione anomala di 3330 esuberi. Sono entrati in trattativa con 1700 esuberi e grazie alla chiamata complice al Mise di  Cisl e Uil, su sollecitazione aziendale, ne sono usciti con 3330 esuberi.  Non c’è che dire unico accordo che anziché migliorare il dato di partenza lo peggiora. Bravi!

Si perché di questo si tratta. Hanno firmato certificando che in Telecom ci sono esuberi, dopo che, sino al mese di maggio in Telecom esuberi e disefficienze non c’erano, con l’azienda che andava proclamando come si fosse invertita la rotta e si stava passando dal periodo dei sacrifici a quello delle assunzioni, da farsi tramite lo strumento della solidarietà espansiva.

Ma quest’ultima a giugno viene meno e il governo comunica sostanzialmente a Telecom: bella idea peccato che non ci sono i soldi. La riforma del lavoro introdotta da Renzi (Jobs Act) non eroga i fondi necessari a realizzare il piano di Telecom (l’azienda chiedeva in pratica il pagamento integrale della retribuzione dei nuovi assunti per tre anni attraverso integrazioni salariali e contribuzioni figurative) e da quel momento si materializzano gli esuberi.

In un’azienda che non ha sicuramente esuberi al Caring, per stessa ammissione aziendale, quando nel maggio 2014 iniziò la verifica dell’accordo del 27 marzo 2013, questi “sindacati” hanno firmato ed ora provano a vestire i panni dei salvatori dell’azienda e dei lavoratori.

Ma come non abbiamo licenziati, tutto il perimetro aziendale salvaguardato, la societarizzazione del Caring sventata e non ci dite grazie?

La societarizzazione del Caring  in realtà è stata un’arma utilizzata a gennaio 2015 per piegare i lavoratori che avevano detto no all’ipotesi d’accordo del 18 dicembre 2014, che prevedeva un ennesimo intervento per efficientare il settore,  arma non solo aziendale, ma anche di quei sindacati, che dopo la bocciatura del referendum,  hanno creato un sodalizio con Telecom, per cui i lavoratori del Caring andavano puniti insieme alla Cgil. Infatti per loro la Cgil era la prima responsabile, rea di aver firmato con la mano destra l’accordo e con la mano sinistra di aver organizzato il dissenso.  

Hanno di fatto impedito sino a maggio di poter lavorare insieme al coordinamento delle Rsu per poter modificare l’accordo e riportare lo stesso al voto dei lavoratori. 

Questo perché avrebbe dimostrato che il testo era modificabile ed avrebbe fatto perdere la faccia a chi il 27 novembre blindò il testo, dichiarando la sua immodificabilità (Cisl-Uil ed azienda).

Su sollecitazione aziendale, Cisl-Uil-Ugl chiedono un incontro al Mise (che non è certo quello deputato per la gestione esuberi) e difatti si entra al Mise con il titolo della societarizzazione e se ne esce con la dichiarazione di esuberi, che è un tema di competenza del Ministero del Lavoro ed è chiaro come il sodalizio messo in piedi, tutto vuole,  tranne che andare al Ministero del Lavoro, perché sanno bene che in quella sede potrebbero svilupparsi strade non previste che cambierebbero il piano aziendale, ovvero abbassare il costo del lavoro con i soldi pubblici ed esternalizzare il lavoro fuori pagandolo meno.

Questi non si sono neppure accorti che hanno certificato con la loro firma che in Telecom ci sono 3330 esuberi, quando solo 2 anni fa con l’accordo del 27 marzo era stato fatto un piano di efficientamento  proprio per sventarli e farli rientrare e che per stessa ammissione aziendale erano stati riassorbiti.

Un piano di lacrime e sangue dove, a parità di costi,  veniva aumentata la produttività con vari interventi (timbratura al terminale, chiusura sedi, lavori riportati all’interno), accordo voluto e costruito anche e soprattutto dalla Cgil.

E adesso ci dicono che hanno scherzato e si, ci hanno ben ben spremuto ma non basta, non è sufficiente, siamo sempre troppi e anche se abbiamo fatto risparmiare 60 milioni di euro ciò è troppo poco e non è servito a nulla.

La fretta di fare accordi inutili per l’azienda ed i lavoratori porta a firmare un verbale di accordo che certifica gli esuberi, senza alcuna disamina preventiva del dove sono e perché ci sono e quindi quali misure mettere in atto perché gli stessi possano essere superati, insistendo sulla solidarietà difensiva che, con la riforma degli ammortizzatori sociali, peserà in modo più gravoso nelle tasche dei lavoratori e che non potrà vedere l’integrazione al reddito perso da parte aziendale perché la legge riduce il pagamento se aumenta il salario aziendale, ma questo non viene detto a noi lavoratori. 

Sempre la fretta fa dire ad azienda e Cisl-Uil che nel decreto la solidarietà espansiva non ci sarà ed invece escono i decreti ed il governo ha inserito anche quella, ma che rimane  insufficiente anche per la Cgil. Ma una norma ora c’è ed è su quella che si potrebbe ragionare per riaprire un canale di ricambio generazionale vero, in un azienda che si vuole veramente dare prospettive per il futuro. Così nell’inseguire la solidarietà espansiva perfetta, si butta via la solidarietà espansiva possibile, sapendo che non si potrà passare automaticamente da una all’altra perché la norma indica che la potranno utilizzare quelle aziende che hanno sospeso per almeno un anno gli ammortizzatori sociali. Potremmo dire che se insisteranno nel portare avanti questo ragionamento non parleremo di assunzioni sino al 2019.

E questi accordi sono stati possibili per la connivenza di questi che non ho neppure la forza di chiamare sindacati. Perché questo nome lo associo a persone che per missione hanno la difesa del lavoro e dei lavoratori e questi invece hanno fatto un teatrino ed una recita, neppure tanto a soggetto, ma direi ben definita e concordata con la controparte, così da vendere i lavoratori e fargli ancora pagare di tasca propria la vera mancanza di un serio piano industriale da parte dell’azienda.

Piccolo inciso le Rsu nazionali sono scadute a maggio e le votazioni per il rinnovo avrebbero dovuto essere a settembre/ottobre, ma cosa hanno deciso Cisl Uil Ugl e pure Snater di firmare per farle a febbraio. Così ora, che hanno ancora la maggioranza, hanno fatto passare questo accordo sulla testa dei lavoratori e alla faccia della democrazia partecipata.

Aggiungo inoltre che sul tema elezioni Rsu il testo del 10 gennaio firmato unitariamente, non prevede la proroga delle Rsu, quindi Slc/Cgil ha già iniziato a lavorare per indire le elezioni entro l’anno in modo che i lavoratori possano giudicare l’operato di tutti.

Il 21 settembre a Roma  all’Unione industriali hanno firmato la procedura di licenziamento collettivo per 330 lavoratori (legge 223/91).

Gli Rsu aventi diritto al voto sono 450, la maggioranza quindi è 226 ma i presenti favorevoli alla firma non erano la maggioranza e quindi cosa hanno pensato? Alla firma per delega cioè, il voto sull’accordo per raggiungere la maggioranza, che altrimenti non ci sarebbe stata, è stato espresso anche da 62 lavoratori Rsu tramite delega, senza neppure conoscere i contenuti del verbale di accordo. Così hanno ottenuto 231 favorevoli solo 5 in più di quelli necessari. 

Voto per delega non previsto dagli accordi in essere, ma solo dal codice civile, neanche fosse un’assemblea condominiale. Cambiare le regole del gioco in un momento di tensione è un fatto grave che da l’idea di come per qualcuno le regole possono e devono essere cambiate per essere sicuri di vincere, a noi lavoratori il giudizio su vicende di questo tipo.

Un voto fatto nel caos più totale senza alcuna trasparenza e reale verifica anche perché le deleghe sono aumentate nel corso della giornata da 56 per arrivare poi a 62. Mai si è verificata nella storia sindacale di qualsiasi categoria un tale scempio di regole e democrazia. Questa per me è stata una delle più gravi assenze di democrazia sindacale che vi sia mai stata in una trattativa.

Slc è intervenuta più volte nei confronti dell’azienda una prima volta chiedendo la definizione della diminuzione dei volumi di attività e la certificazione degli esuberi per i settori indicati, non avendo chiaramente alcuna risposta. Poi ha ricordato che le uscite anticipate rischiano di avere pesanti penalizzazioni che partiranno dal 1 gennaio 2018 e infine ha sottolineato la pesante decurtazione dell’integrazione della solidarietà difensiva. Ha poi chiesto informazioni sulla precisa dislocazione sia geografica che funzionale delle 330 eccedenze e indicazione sullo stato delle scoperture relative al personale disabile ai sensi della Legge 68/99,  al fine di fugare qualsiasi dubbio, dal momento che tale obbligo è sospeso nei casi in cui in azienda vengano aperte le procedure di mobilità. E in Telecom l’ultima era scaduta ad aprile 2015 e con questa ultima mobilità si arriva a dicembre 2016.

Ultimo atto del 24 settembre Slc ha chiesto un incontro urgente al Ministero del Lavoro per la verifica ed un esame congiunto sulla reale situazione occupazionale di Telecom e inoltre intende predisporre un ricorso legale al fine di ripristinare i diritti garantiti dalla legge contro le procedure di voto “creative” che si sono verificate il 21 settembre a Roma.

Qui ora siamo e questo è ora lo stato dell’arte dove vede la Cgil isolata ma quanto mai viva combattiva e vicino a noi lavoratori. E passatemi il paradigma ma unico vero e solo sindacato ancora degno di questo nome.

Il problema del sindacato sono quelli che ormai lo fanno come un lavoro e neppure amandolo ma amando solo il potere e la possibilità di costruirsi legami ed intrallazzi anche per il dopo per avere sempre le spalle coperte.

Ma il sindacato è altro è altrove!

Il sindacato è condivisione partecipazione coinvolgimento empatia e passione!

W la Slc e W la Cgil

Vita Ippolito

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