Democrazia e Lavoro SLC-CGIL: contrastare l’acccordo con Poste Italiane

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Il Coordinamento Nazionale SLC-CGIL DEMOCRAZIA e LAVORO, dopo attenta valutazione dell’Ipotesi di Accordo su PCL del 25 settembre u.s., ritiene di dover fare le seguenti considerazioni :

1. l’accordo sottoscritto non è rispettoso e coerente con il documento del coordinamento nazionale del 24-25 luglio u.s.; in particolare sulle insufficienti garanzie circa l’unitarietà aziendale, che non vengono citate neanche in premessa

2. non c’è un progetto concreto e valido rispetto allo sviluppo del segmento logistico

3. la nuova organizzazione proposta avrà certamente una ricaduta sul piano sociale e vedrà uno scadimento dei servizi, tenuto conto che Poste Italiane sarà ben oltre al 2020 il vettore del servizio pubblico universale. Tale riorganizzazione produrrà cittadini di serie A e cittadini di serie B.

4. l’accordo avrà forti ripercussioni sulla tenuta occupazionale. Non sono previsti, per ora, licenziamenti, ma la perdita di posti di lavoro è già determinata e ben delineata (basti solo pensare ai tagli delle zone di recapito) Tra il 2015 e il 2017 si perderanno ben 15.000 posti di lavoro in una società che ha bilanci in attivo.

5. Non leggiamo nell’accordo una vera inversione di rotta nella costruzione di percorsi relazionali, soprattutto a livello decentrato, territoriale. L’Azienda continua a dettare tempi e modi.

6. l’accordo del 25 settembre 2015 cancella tutti i precedenti accordi in materia (accordi del 15 settembre 2006, del 27 luglio 2010 e del 28 febbraio 2013). Nonostante questo non è assolutamente considerato il periodo “transitorio”, cioè tra zone che partono e zone che sono ancora organizzate col vecchio sistema. Ciò sta già creando confusione ed imbarazzo, richiamando alla responsabilità anche le OO.SS.per la mancata chiarezza che si trasforma in “unilateralità” aziendale..

7. l’accordo, è scritto a maglie larghe. Ciò vuol dire che l’azienda certamente saprà riempire a suo vantaggio tutti quegli spunti che l’accordo medesimo offre, ma che non è chiaro per nulla come lo farà (es. sul capitolo azioni per il corretto dimensionamento delle risorse e per la gestione delle ricadute occupazionali), come nel caso della maggiore idoneità.

8. per troppe materie si demanda a prossimi successivi incontri, che , dalle slide, fanno già prevedere enormi ricadute sui carichi di lavoro e sulla tenuta occupazionale.

Un accordo “work in progress” con Poste Italiane che deciderà come e quando intervenire e senza che si possa entrare nel merito dell’organizzazione del lavoro.

Entrando nel merito: per quello che riguarda il recapito viene confermata la titolarità di zona, tenendo conto che diventerà una macrozona suddivisa in due subzone che il portalettere coprirà alternativamente in gran parte del territorio italiano; vale la pena ricordare che per noi la titolarità non è un diritto, ma uno strumento per avere prestazioni lavorative qualitativamente e quantitativamente migliori. la scorta scende al 10% costituita da personale a tempo determinato e indeterminato (negli accordi precedenti era solo personale strutturale) senza peraltro specificare la percentuale di CTD e/o tempi indeterminati. e sarà la RAM che stabilirà l’assegnazione. Il nuovo accordo prevede l’utilizzo dei CTD solo per tre settimane di ferie all’anno 2 estive ed una invernale, per le restanti viene impiegata la scorta e in subordine si farà ricorso alla flessibilità operativa.,ma, a parte le lunghe assenze, che scendono da 20 a 15 giorni, non si è affrontato il nodo cruciale della flessibilità operativa, demandando ad un prossimo incontro la materia, col chiaro intento aziendale di aumentarla. In più, il pagamento della flessibilità sarà ora vincolato all’espletamento da parte del portalettere “ della sua attività ordinaria, il sostanziale azzeramento delle attività del corriere frazionato e dello stesso, la totale lavorazione della posta j+1, della posta internazionale e dei pacchi.” Sappiamo bene come questo meccanismo è stato utilizzato finora dall’azienda e organizzato in questo modo assomiglierà sempre di più ad un cottimo. Per il CMP e le Lavorazioni interne è prevista una nuova “deleteria” concentrazione delle lavorazioni su un numero minore di strutture col futuro declassamento e conseguente riduzione di organico. Temiamo che ciò possa aprire la strada a mobilità coatta ed a ulteriore svilimento produttivo e depotenziamento dei territori decentrati. Nulla si è detto delle ricadute dei lavoratori Appalti Postali. Per ora si è sottoscritta una cambiale in bianco ! La creazione dei tre modelli, aree metropolitane (9) dove si proseguirà col recapito giornaliero, c.d. aree non regolate, praticamente quasi tutti i capoluoghi di regione e di “provincia” e aree extraurbane, dove vi sarà una consegna a giorni alterni con creazione di una linea PLUS per la consegna del j+1 (presumibilmente molto snella in quanto si prevede un forte calo di questi oggetti per il già avvenuto aumento tariffario), terza c.d. “ aree regolate” e cioè aree extraurbane come previsto da AGCOM ( il recapito verrà assicurato a giorni alterni in 5.267 comuni coinvolti, attraverso tre fasi che si articoleranno dal 2015 al 2017). In poche parole, ma con un esempio efficace, il cittadino di Milano e quello di Pescara pagheranno lo stesso importo del francobollo ma il primo sarà servito con il j+1 mentre l’altro, se va bene, con il j+2. Tutto ciò a fronte di nulla in cambio, come sviluppo, innovazione, per ora, solo enunciati nell’accordo, ma senza garanzie.

Ormai conosciamo bene le promesse aziendali ! A questo proposito, al contrario, guardiamo con preoccupazione al “rinnovo delle tecnologie”, come i nuovi palmari, con il rischio che le nuove funzionalità comportino un controllo a distanza ed essere usati per eventuali contestazioni e relativi provvedimenti disciplinari (vedi accordo POSTEL). Tutto ciò porterà ad eccedenze di organico: Poste Italiane le ha quantificate per il solo 2015 in 2000 unità, ma a conti fatti si parlerà di una riduzione di circa 15000 unità per l’intero progetto. Siamo consapevoli che l’attacco alle lavoratrici e ai lavoratori che porta avanti Poste Italiane è strettamente legato a quello che porta avanti il governo sullo stato sociale facendone pagare i costi ai lavoratori. Pur comprendendo di stare in una fase difensiva (ma con una nuova crescita dell’attivo di bilancio nella semestrale del 2015, attivo che dura ormai da 14 anni) il Coordinamento Nazionale Area Servizi Postali “DEMOCRAZIA e LAVORO” ritiene sia stato un grave errore accettare una così forte perdita di posti di lavoro senza aver avviato un’azione di contrasto contro questo progetto che così fortemente riduce il dato occupazionale.

La firma da parte di SLC-CGIL è chiara e logica conseguenza con la scelta di non opporsi realmente alla privatizzazione, alla trasformazione di un servizio da pubblico e universale a commerciale-finanziario. Una vera e propria genuflessione sindacale di tutte le OO.SS. firmatarie dell’accordo verso l’Azienda. Sembra che tutto ciò risponda all’interesse aziendale e del governo di quotare in Borsa Poste Italiane che da oggi comincia a vendere le azioni, invitando proprio i lavoratori di Poste ad investire persino il loro TFR, senza che nessuna OO.SS. abbia detto qualcosa in proposito ! Infine riteniamo che il voto delle lavoratrici e dei lavoratori dovrebbe essere sempre vincolante per SLC-CGIL. Le assemblee, programmate unitariamente, rivolte a tutto il personale PCL, segnano solo l’intenzione di facciata di far partecipare le lavoratrici e i lavoratori al loro futuro, perché sappiamo bene quanto conterà il loro parere, dal momento che Poste Italiane è già partita ! Visto lo scenario che abbiamo di fronte il COORDINAMENTO NAZIONALE SLC-CGIL DEMOCRAZIA E LAVORO ritiene doveroso contrastare questo accordo e organizzare iniziative in questa direzione.

COORDINAMENTO NAZIONALE SLC-CGIL AREA SERVIZI POSTA DEMOCRAZIA E LAVORO

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