Dove sono i mille nidi in mille giorni?

Qui a fianco trovate il nostro ultimo lavoro. Lo potete scaricare, consultare a vostro piacere e divulgare a chi meglio credete. Si tratta di un’indagine giornalistica sui nidi in giro per l’Italia. E’ il frutto di una lungo lavoro e una accurata raccolta di articoli di giornali. Così tracciamo la salute dei nidi di oggi. Era il settembre del 2014 quando Matteo Renzi annunciava di voler aprire Mille nidi in mille giorni. E’ passato più di un anno da quella data, ma i nidi  invece di aprire chiudono. Perché? Il nostro lavoro tenta di individuare alcune possibili risposte.

Cosa ci racconta l’indagine? L’immagine che emerge è inquietante. I nidi chiudono. Chiudono in tanti contesti locali e cambiano gestione. Passano invariabilmente dalla gestione pubblica alla gestione privata. Spesso l’esternalizzazione è rapida e persegue criteri di risparmio, più che criteri di qualità. Tra i tanti problemi dettati dalle scarsità di risorse, l’impossibilità d’assunzione (imposta fino a poco fa) i nidi calano di quantità e verosimilmente di qualità. Il dato più preoccupante è il calo delle domande delle famiglie. La rinuncia al nido avviene anche in città “mito” per l’offerta dei suoi servizi educativi come a Reggio Emilia.

Perché si chiude? I problemi che si evidenziano sono tanti, molti dei quali di origine politica. Le politiche nazionali vanno in una direzione e quelle locali seguono strade opposte. Si investono risorse per incrementare i servizi, ad esempio 100 MLN nella legge di stabilità 2015 (non riconfermate nell’attuale ddl 2016) ma i nidi al posto che aprire chiudono.
Perché non ci si iscrivono i bimbi al nido? Da un lato c’è la crisi lavorativa. Tant eprndono lavoro e con un reditto si rpeferisce tenere a casa il bimbo. (Sopratutto le donne: una scelta?) Ma c’è anche da tener presente negli ultimi anni c’è stato un forte aumento delle rette. Ci sono città che hanno raggiunto rette anche di 6-700 euro mensili.
Che risposte sono in atto? Le risposte che gli Enti stanno tentando di dare sono le più diverse: ci sono comuni che diminuiscono le rette altri che continuano ad aumentare. Chi propone di variare orari e calendari di apertura dei servizi con soluzioni più flessibile, a volte notturne o domenicali.
Quali sono le possibili soluzioni? Ad oggi è più che mai urgente fissare economie permanenti per i servizi educativi che sono stati riconociuti da più studiosi, e dall’UE, come tra i migliori investimenti per incrementare: il lavoro femminile, diminuire l’abbandono scolastico, integrare le fragilità sociali  e prevenire la criminalità. Ma è importante fissare criteri qualitativi del sistema a livello generale e nazionale. Importanti definirli perché se sappiamo quante  buone pratiche possano restituire dei buoni servizi, non sappiamo quanti danni possano fare dei servizi di scarsa qualità.

fonte: bolognanidi.blogspot.it

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