Legge di stabilità: risorse zero per il fondo nazionale asili nido

Micol Tuzi, intervento al direttivo nazionale confederale della CGIL – Compagne e compagni, l’ordine del giorno di oggi prevede “legge di stabilità ed iniziativa sindacale”. Sono, dunque, a rappresenQuesta mattina si è svolto l’incontro tra la direzione dell’Istituzione Educazione e Scuola e le OOSS. L’incontro è stato convocato su richiesta delle scriventi CGIL-CISL-UIL per portare all’attenzione della direzione della IES tutte le vostre segnalazione a noi pervenute. Di seguito i punti trattati questa mattina:

Progetto nidi e luglio contratto maestre enti locali e turni, armonizzazione contrattuale ( CCNL Enti Locali/CCNL Scuola), Compensi per i Lavoratori dei Centri Anni Verdi Carenze dotazione organica amministrativi Organizzazione servizi (ferie, turno di chiusura, scatti, autonomia organi collegiali, orario insegnanti etc…) Pedagogisti (impegni e responsabilità) Assunzioni del personale collaboratore Naturalmente l’elenco è talmente “ricco” che in mattinata odierna AC ha prima illustrato il Fondo di Istituto per i docenti con CCNL Scuola e della volontà di armonizzare i due differenti CCNL ( Enti Locali e Scuola) istituendo gruppi di lavoro che noi abbiamo chiesto siano formati anche con i lavoratori interessati e successivo percorso di confronto con le OOSS.

CGIL-CISL-UIL hanno segnalato anche: la rigidità dei marcatempo, la turnazione, il progetto nidi dedicato all’H e ai lavoratori del pre-post, la calendarizzazione delle ferie ecc. L’incontro si è oggi concluso con l’impegno di AC di convocarci in tempi brevi per:

Piano assunzioni (collaboratori scuola dell’infanzia) Nidi d’infanzia Pedagogisti a seguito del concorso per le 2 assunzioni Per informazioni più dettagliate vi aspettiamo giovedì 12 novembre all’assemblea convocata dalle ore 16 alle ore 18 all’Auditorium Biagi – Biblioteca Sala Borsa- Piazza Nettuno,3- Vi aspettiamotarvi le mie considerazioni rispetto alla parte di legge di stabilità che maggiormente impatta sul settore in cui lavoro: l’educazione istruzione dei bambini da 0 a 6 anni. Fatte salve le considerazioni rispetto a quanto sia scandaloso che in legge di stabilità non siano reperite neppure le coperture finanziarie necessarie a garantire i LEA della sanità, occorre in questa sede segnalare che PER IL FONDO NAZIONALE ASILI NIDO, nel disegno di legge in esame sono individuate RISORSE ZERO. O meglio, dovrei dire risorse zero per il sistema integrato di educazione istruzione per i bambini da 0 a 6 anni, perché questo dato va letto in combinato disposto con la legge 107 – la buona scuola – che al suo articolo 1, comma 181, lettera E istituisce tale sistema integrato e si propone addirittura di stabilire, in analogia con quanto fatto per le prestazioni sanitarie nel 1978,il livello minimo delle prestazioni educative essenziali in tutto il territorio nazionale. Io chiedo, ora: con quali risorse? Chi credono di prendere in giro? Non è forse questo uno degli innumerevoli esempi che potrei citare per dimostrare come il Governo Renzi da tempo si serva di slogan millantati a parole, per poi agire fatti ed azioni politiche non corrispondenti, anzi, di segno esattamente contrario? “MILLE NIDI IN MILLE GIORNI”, questo millanta va Renzi il primo settembre 2014. E i fatti? E la realtà cosa ci rappresenta? Grazie all’indagine di Bolognanidi (vedi dossier pubblicato al sito dell’associazione) siamo riusciti a ricostruire cosa realmente accade in oltre 50 comuni d’Italia. Accade che laddove un comune va in dissesto la prima cosa che fa è chiudere un nido. Possiamo prendere ad esempio, ultimo in ordine di tempo, il comune di Caltagirone, ma ciò non succede solo nel profondo sud. Accade anche, per esempio, a Varese. Accade che laddove un comune non è in dissesto, ma comunque è afflitto dal blocco del turnover e dai vincoli finanziari per le spese del suo personale (che non sono modificati), quel nido lo da in appalto o in concessione a un privato. Per fare cassa. E basta sciacquarci la bocca con la qualità mantenuta a costi più contenuti, perché è ora di fugare ogni dubbio sul fatto che le condizioni organizzative del lavoro (la work Force degli ECEC) sono uno dei 5 elementi di qualità dei servizi educativi individuati in Europa. E diciamo chiaro che una lavoratrice di cooperativa lavora come la collega del pubblico, ma con meno agio, minore retribuzione, minori diritti, minori elementi qualificanti il suo lavoro. Chi chiude le porte di un nido o di una scuola apre le porte di molte prigioni: prigioni culturali e di pari opportunità di crescita per i bambini, prigioni economiche per il paese, poiché studi di economisti (Ekman, Krugman) dimostrano che l’educazione precoce fa PIL, prigioni sociali, soprattutto per le donne, mamme e lavoratrici. Io che do, allora, ai dirigenti presenti in questa sala, COSA ASPETTIAMO ANCORA A REAGIRE? Vi chiedo: può oggi il nostro sindacato accontentarsi di interventi di mero contenimento e riduzione del danno, contattando – laddove ci arriviamo – forme di welfare contrattuale ed aziendale che perdono di vista l’università di accesso alle prestazioni? Possiamo piegarci all’idea che vengano sottratte risorse alle persone al punto tale che chi non possiede un lavoro non possiede nemmeno il diritto all’accesso alle prestazioni sanitarie, al nido e alla scuola per i suoi figli, all’assistenza per i suoi vecchi? Io credo di no. Perché noi siamo la cgil. Siamo l’unico, dei sindacati, che ha fatto dell’università del diritto, della solidarietà e della giustizia sociale i suoi valori fondativo. Siamo noi. Non cisl e uil. E allora io penso che, anche da soli, sia nostro preciso dovere muovere un’azione di forza uguale e contraria, di contrasto alle scellerate scelte politiche messe in campo da questo governo. Dobbiamo farlo subito, non a finanziaria approvata, per opporsi al suo impianto complessivo, non solo per emendarne singoli pezzi, neanche fossimo un gruppo parlamentare. Dobbiamo farlo per far reperire le coperture finanziarie necessarie a coprire il livello attuale di servizi pubblici, per rinnovare il contratto dei lavoratori che quei servizi li erogano, per una fiscalita’ generale equa e progressiva che ripristini le leve finanziarie su cui lo Stato sociale si regge, per rimuovere quegli ostacoli alle autonomie locali (blocco del turnover e vincoli di finanaza) che impediscono il dispiegarsi della loro reale autonomia. E dobbiamo farlo intraprendendo un percorso di mobilitazione e lotta incisivo e condiviso coi lavoratori, a partire dal l’adesione alla manifestazione della FIOM di sabato 21, per arrivare fino allo sciopero generale. Siamo la CGIL. Non c’è lo dimentichiamo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: