Modena: dopo 46 anni rischia di chiudere il Triva. Sit- in il 20 novembre: “salviamo il nido e il modello emiliano”

Il 20 novembre si celebra la Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia. A Modena questa ricorrenza si interseca con l’anniversario dell’apertura del nido Bonacini oggi intitolato al ex sindaco Rubes Triva.. Ed è proprio davanti a questo nido, che ha aperto i battenti nel 1969, con due anni di anticipo rispetto all’istituzione ufficiale dei nidi d’infanzia, che si sono dati appuntamento i genitori della città emiliana. Non si incontreranno però solo per festeggiare il compleanno della struttura, che contende a Bologna il titolo di primo nido d’Italia, bensì per chiedere a gran voce che l’amministrazione comunale riveda le sue scelte e non lo chiuda. Lo storico nido – infatti – sembra essere destinato alla stessa sorte del Todi, il primo nido modenese ad essere stato chiuso dal 1969. Il Todi ha smesso di funzionare lo scorso 30 giugno, il Triva, salvo gli auspicati ripensamenti, dovrebbe chiudere alla fine dell’anno educativo in corso, quando i bambini “grandi”, quelli dell’unica sezione rimasta, completeranno il loro percorso.
“Dal 2004 al 2014, Modena, ha aperto nuovi posti nido in una corsa più veloce dell’aumento della domanda stessa, azzerando le liste d’attesa e stabilendo un invidiabile primato. Oggi la domanda rallenta e proprio nel momento in cui servirebbe andare in direzione ostinata e contraria, le scelte sono altre e i nidi si chiudono, “dimenticando” quella voglia di fare welfare e quella lungimiranza socio-culturale che ha proiettato la città di Modena e i suoi cittadini verso il futuro.” scrivono i genitori amici del Triva sulla loro pagina Facebook. Sono loro che hanno convocato il sit-in delprossimo 20 novembre chiamando a raccolta “ giovani e anziani, genitori di ieri e di oggi”. Davanti al nido, tra le otto e le nove del mattino inizierà anche una raccolta firme contro la chiusura dei nidi comunali. Servizi per l’infanzia con la cui eccellenza  Modena – ricordano gli organizzatori – ha contribuito ad affermare i diritti dell’infanzia.  “ La città di Modena – ricordano ancora i genitori in uno dei tanti post sulla pagina facebook degli amici del Triva –  è stata “una delle poche città italiane ad aver superato l’obiettivo del 33% di iscritti, posto dalla conferenza di Lisbona, arrivando infatti al 41%.”. Gli amici del Triva non nutrono dubbi salvare il Triva equivale a salvare anche “il modello emiliano” dei servizi per l’infanzia e una parte importante dell’identità di Modena.
Il quarantesimo anniversario del nido è stato celebrato con tante iniziative tra cui un annullo filatelico : un altro elemento che permette di capire quanto la struttura sia legata alla storia della città e dunque quanto la sua chiusura abbia anche una valenza simbolica.  Il Triva – spiegano i genitori – “è il simbolo della lungimiranza, che cinquant’anni fa, ha proiettato la città di Modena e i suoi cittadini, verso il futuro”.  La storia di questo nido, infatti, è anche la storia delle lotte, personali e collettive, che hanno segnato l’esperienza di tante donne e di un’intera comunità. All’apertura dell’allora nido Bonacini si arrivò dopo le occupazioni, del terreno e della struttura, da parte delle famiglie del quartiere.  “ Imparare dal passato, soprattutto quando è virtuoso, rimane ancora oggi, tra le ”attività pedagogiche” più significative che possiamo e dobbiamo offrire alla società, per aiutare le nuove generazioni a crescere, seguendo e avendo ben chiare, quelle radici che erano i desideri di menti avvedute e che oggi sono l’eredità inestimabile che abbiamo ricevuto in dote:le conquiste sociali e i diritti.” scrivono ancora i genitori del Triva. Ed anche per questo hanno invitato tutti a postare sulla pagina, che già offre uno spaccato della storia del nido, i loro ricordi personali.
La chiusura dei nidi, legata alla crisi economica che spinge molte famiglie a rinunciare al servizio, accomuna in questi ultimi anni molte città italiane.  Aosta, Ostia, Trani: al centro Nord, pur con i dovuti distinguo, il copione sembra ripetersi: le rette appaiono troppo elevate, le iscrizioni calano e i nidi, pubblici e convenzionati, chiudono o rischiano di chiudere.  Una dinamica che rischia di innescare o forse ha già innescato un circolo vizioso destinato a compromettere le due identità dei nidi d’infanzia: quelli di servizi di welfare e quella di servizi educativi. I nidi per decenni hanno permesso alle madri di non rinunciare, rimanere o re-inserirsi nel mondo del lavoro e da anni importanti studi dimostrano il nesso positivo tra la frequenza del nido e i risultati scolastici successivi. La chiusura di un nido comporta conseguenze sui due fronti e alimenta l’ impoverimento economico e culturale. Un fenomeno che sembra non lasciare immune neppure l’Emilia dei “servizi modello”.
fonte: bolognanidi.blogspot.it
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