Il ruolo di delegate e delegati per un sindacato “dei” lavoratori

Micol Tuzi – La proposta di dare vita ad un coordinamento nazionale delle delegate e dei delegati RSU appare un atto di per sé stesso rivoluzionario, quasi a prescindere dai contenuti sui quali esso intenda lavorare. Ribalta la nociva tendenza a prendere le decisioni dentro ai palazzi, per riportare il baricentro della politica nei luoghi di lavoro

La recente conferenza di organizzazione della Cgil ha apportato modifiche rilevanti allo statuto ed alle regole democratiche di funzionamento della nostra organizzazione. In queste poche righe intendo soffermare l’attenzione sul ruolo delle delegate e dei delegati RSU di posto di lavoro e dei membri dei comitati degli iscritti, nonché su come il documento “Ripartiamo dal basso” rappresenti una occasione per rilanciare ad un tempo il loro ruolo e l’incisività dell’azione del nostro sindacato. I comitati degli iscritti sono stati sempre considerati “vere e proprie strutture verticali ed orizzontali della CGIL” (citazione dallo Statuto) e hanno sempre avuto il compito di concorrere alla definizione della linea politica dell’organizzazione, con particolare riferimento ai temi specificamente riguardanti i lavoratori interessati. A seguito delle modifiche introdotte dal documento licenziato in conferenza di organizzazione, il loro ruolo si riduce, oggi, a quello di meri organismi di ratifica e trasmissione di decisioni già assunte a più alto livello: il loro compito precipuo viene identificato nel “curare l’informazione, la trasmissione rispetto alla linea della Cgil ed occuparsi del proselitismo”. Assistiamo, in sostanza, allo svuotamento delle funzioni di elaborazione politica e di concorso alla definizione dei contenuti delle piattaforme rivendicative che delegate e delegati hanno sempre avuto all’interno della Cgil, con la conseguente riduzione degli spazi di democrazia interna e l’impoverimento di quella capacità propositiva e negoziale che ha sempre caratterizzato il nostro sindacato. Vediamo oggi, invece, una organizzazione che – nel miope tentativo di autoconservarsi sul breve periodo – ha scelto di rinunciare alla linfa vitale proveniente dai luoghi di lavoro e di allontanare sempre di più i suoi vertici dalla sua base. A quali risultati possa portare una operazione di questo genere possiamo iniziare a misurarlo proprio nel comparto a cui appartengo – quello del pubblico impiego – in cui la tendenza ratificata in conferenza di organizzazione era un processo in corso già da un po’ di tempo. Nel pubblico impiego possiamo constatare: • un generale arretramento del radicamento territoriale della Cgil in molti comparti, misurabile attraverso i risultati delle ultime elezioni Rsu, i quali evidenziano che la CGIL è stata in grado di “tenere” solo laddove delegate e delegati hanno saputo dimostrarsi capaci di esercitare negli anni precedenti un reale coinvolgimento dei lavoratori; • la formulazione di proposte rivendicative del tutto insufficienti a contrastare i danni che le reiterate politiche vessatorie dei pubblici dipendenti e dei pubblici servizi hanno causato; • la conseguente disaffezione dei lavoratori verso la cgil e persino la loro rinuncia a pensare che ottenere diritti e salario sia giusto da chiedere e possibile da ottenere. In un quadro così delineato, comprenderete allora che la proposta di dare vita ad un coordinamento nazionale delle delegate e dei delegati RSU appare un atto di per sé stesso rivoluzionario, quasi a prescindere dai contenuti sui quali esso intenda lavorare. Esso assume il significato di ribaltare la nociva tendenza a prendere le decisioni dentro ai palazzi, per riportare il baricentro della politica, dell’elaborazione e della contrattazione nei luoghi di lavoro. I veri protagonisti della vita del sindacato non cesseranno mai di essere i lavoratori ed i loro delegati che, per questo motivo, devono riaffermare il loro diritto a prendere parte alla discussione ed alla costruzione della linea della Cgil su tutte le questioni che riguardano il loro lavoro, del quale, peraltro, risultano essere i migliori conoscitori. Ripartiamo dal basso, dunque, delegate e delegati del pubblico impiego, e non rinunciamo ad agire il nostro protagonismo nel ricostruire l’identità più autentica della CGIL: non un sindacato per i lavoratori, ma dei lavoratori.

Micol Tuzi Rsu Comune di Bologna

fonte: Progetto Lavoro

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