Vigili del fuoco, rilanciamo concretamente un Corpo moribondo

Il sindacato non può esimersi dal recepire con umiltà le rivendicazioni di chi da tanti anni chiede di ripensare un modello organizzativo più efficiente

Sono lontani, anzi lontanissimi, quegli anni in cui la nostra organizzazione sindacale, a fronte di un grandioso lavoro svolto confrontandosi con migliaia di nostri iscritti, aveva prodotto e confezionato un “progetto” che a me piace chiamare “un’altra idea di società” e con il quale si pensava ad una riorganizzazione del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. L’ipotesi era quella di un’organizzazione sganciata dalle direttive del Ministero dell’Interno e con un nuovo modello operante attraverso un’apposita agenzia di protezione civile. I Vigili del Fuoco, parte fondamentale di questa struttura, si sarebbero interfacciati direttamente con gli enti locali, le province e le regioni e si sarebbero occupati a 360 gradi dell’intero apparato legato alla prevenzione ed alla sicurezza delle persone e del territorio. Purtroppo la storia è nota a tutti quanti: in una fase in cui il centrosinistra era al governo, si era provato ad accelerare con questo progetto ma non si erano fatti i conti con l’ala centrista di quell’esecutivo (oggi la potremmo definire renziana) ed il progetto naufragò con i risvolti che tutti conosciamo. In seguito uno dei tanti governi Berlusconi diede la spallata finale, grazie anche alla complicità ed al giubilo di tanti sindacati ora taciturni ed imbarazzati su questa vicenda, ripubblicizzando il nostro rapporto di lavoro e, ahinoi, rimilitarizzando a piccoli passi il corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Gradi, parate, coinvolgimento dei Vigili in operazioni di ordine pubblico sono esempi lampanti di questo sconquasso. Ma di fronte a questo stravolgimento della società purtroppo non abbiamo saputo reagire in maniera efficace; anzi, abbiamo praticamente nicchiato di fronte ad un’amministrazione che ci impone ogni giorno, in maniera sempre più dirompente, una militarizzazione strisciante del corpo. Abbiamo anche accantonato i nostri progetti di costruire una sinergia con le realtà che fanno protezione del territorio, e queste nostre difficoltà fanno il gioco di quei sindacati che ci vogliono far diventare un’ennesima forza di polizia. Davanti a questo deserto, sono tanti i compagni che ci chiedono di ripensare ad un modello organizzativo che contrasti questa deriva; troppe, tante sono le risposte che non siamo più capaci di dare. Un esempio lampante potrebbe essere quello di queste ultime settimane, quando senza un minimo di discussione con i lavoratori abbiamo sottoscritto un accordo con l’amministrazione su alcuni punti fondamentali della Formazione, che svilisce e mette in ginocchio i lavoratori Vvf e porterà gravi danni e ripercussioni nella risposta alle domande di soccorso che giornalmente arrivano ai nostri centralini. Ora il tempo è finito, anche l’amministrazione centrale/governo si è accorta che la controriforma del Corpo è un drammatico fallimento; purtroppo, rispetto a questo grave malessere, i vertici del Corpo nazionale/governo stanno rispondendo con cure palliative e già destinate a fallire miseramente. Pensano, costoro, dirivedere in parte le leggi che ci hanno portato a questo baratro, non prendendo minimamente in considerazione che non è cambiando qualche articolo ad un aborto di controriforma che si salva il Corpo dei Vvf. Noi ora dobbiamo essere bravi e non cadere nella loro trappola, non possiamo permetterci di concertare qualche articolo migliorativo per dare un poco di respiro a questa deriva; dobbiamo essere pronti e ripensare ad un’altra idea di società che non è certo quella che l’amministrazione/governo vorrebbe creare con l’apertura parziale a qualche modifica delle leggi che ci hanno affossato. Per fare questo dobbiamo essere pronti, dobbiamo finalmente ascoltare quella parte fondamentale che sono i nostri iscritti, dobbiamo ripartire dal basso, avere l’umiltà di recepire le rivendicazioni di chi da tanti anni ci chiede di ripensare un modello organizzativo più efficiente e, quindi, di accelerare in maniera dirompente per far si che in tempi relativamente brevi si apra quella fase, da più parti auspicata, di nuovo coinvolgimento della base. Per procedere così anche all’indizione di un’assemblea di quadri e delegati per discutere sul “che fare”, per portare linfa vitale ad un Corpo nazionale dei Vvf oramai moribondo. Credo, anzi sono certo, che per fare questo bisogna sostenere il documento “Ripartiamo dal basso” che parte appunto dalla reale condizione dei lavoratori (non necessariamente Vigili del fuoco), che chiedono al nostro sindacato una maggiore attenzione alle istanze ed alle rivendicazioni di base, dei nostri iscritti e dei nostri rappresentati che, quotidianamente, oltre ad operare nel loro piccolo sindacato, vivono le difficoltà sui propri posti di lavoro. Solo appoggiando un simile appello abbiamo la possibilità di far ritornare il nostro sindacato a quella sua missione originaria che per tantissimi anni ci ha caratterizzato e cioè quella di essere l’unico baluardo per i lavoratori di fronte a governi autoritari e assolutamente inadeguati come quelli che, senza soluzione di continuità, stanno caratterizzando la vita politica di questi ultimi 20 anni.

Roberto Franca Direttivo Fp-CGIL nazionale

fonte: Progetto Lavoro

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