Tsipras: ondata di misure sociali, dall’aumento degli stipendi al diritto alla casa, dalla rete elettrica alle piccole e medie imprese

Argiris Panagopuolos – Aumenti medi di 92 euro al mese nel settore pubblico ha annunciato il governo di sinistra in Grecia, mentre è riuscito a tenere lontani dai fondi dei speculatori dei mercati i debiti rossi delle piccole e medie imprese e della prima casa e garantire che questi delle grandi imprese potranno andare ai fondi speculativi senza poter venderli e sempre sotto la sorveglianza della Banca Centrale di Grecia, la legislazione greca, la massima trasparenza dei loro azionisti e il rigoroso compito di avere le stesse condizioni di funzionamento delle banche greche. Un duro colpo agli “avvoltoi dei mercati”, come si chiamano questi fondi speculativi che aspettavano di poter prendere i debiti rossi delle grandi, piccole e medie imprese, delle prime case e dei debiti di consumatori per rivenderli ad altri fondi internazionali, come gli aveva promesso il precedente governo di Samaras e Venizelos d’accordo con la Commissione europea, la BCE e il FMI.
Una volta votata la legge con le 13 precondizioni per avere il finanziamento di 1 miliardo di euro il parlamento greco dovrà votare il cosiddetto “programma parallelo” del governo di sinistra, che tra le latro cose prevede l’estensione della assistenza sanitaria ai disoccupati e alle loro famiglie e gli immigrati con documenti, la fattura sociale per l’elettricità dalla società pubblica di energia DEH, le facilitazioni alle famiglie con tre figli, il lavoro sociale per i disoccupati, la depenalizzazione delle proteste dei studenti medi, le mense gratuite per i senza redditi e i pasti gratuiti alle scuole per ancora un anno.
I debiti delle PMI e quelli della prima casa non finiranno nei funds stranieri, gli stipendi degli statali sono salvi, e si prevede anche qualche aumento, la rete elettrica non viene privatizzata e nel Peloponneso diminuisce il costo dei pedaggi. Il governo di Tsipras anche dopo la firma dell’accordo di luglio continua a resistere alle pretese dei creditori “rovesciando” alcuni importanti impegni del governo precedente di Samaras e Venizelos.

Aumento degli stipendi
Il governo di sinistra in Grecia ha dimostrato tenacia nell’ultimo giro di trattative con i suoi creditori portando a casa un aumento medio di 92 euro al mese per i dipendenti pubblico, come ha sottolineato il viceministro per la Ricostruzione produttiva Cristoforos Vernardakis. “Chi credeva che la riduzione degli stipendi aveva una funzione di liberalizzare il settore privato vive in un altro paese”, ha denunciato nel parlamento greco Vernardakis, mentre le opposizioni di Nuova Democrazia e Pasok a loro volta denunciavano che l’aumento dei salari nel settore pubblico avrà un peso di 150 milioni alle casse dello stato e che è un regalo agli elettori di SYRIZA!
Vernardakis ha risposto che durante i governi di Nuova Democrazia e di Pasok gli stipendi nominativi nel settore pubblico sono diminuiti del 35% e il numero dei statali del 35% – 40%. “Chi credeva che la riduzione degli stipendi aveva una funzione di liberalizzare il settore privato vive in un altro paese”, ha detto Vernardakis, sostenendo che se il governo non prendeva questa decisione il costo sarebbe arrivato ai 450 milioni, una aumento dovuto forse dai probabili ricorsi dei statali conto il congelamento all’infinito dei stipendi.
Il 55% dei dipendenti pubblici avrà il primo aumento dello stipendio dal 1° gennaio del 2016, perché la legge riguarda circa 315.000 dai circa 570.000 impiegati pubblici, mentre altri 90.000 avranno congelato il loro stipendio per quasi cinque anni prima di avere gli aumenti per gli anni di servizio per arrivare ai nuovi livelli degli stipendi del settore pubblico.

Debiti rossi
Dopo quattro giorni di dure trattative il governo greco e i suoi creditori hanno trovato un accordo sui 13 punti che mancavano per il finanziamento dello stato greco per 1 miliardo. Secondo questo accordo i funds speculativi stranieri non potranno fare niente di più da quello che fanno le banche greche, mentre il governo di Samaras e Venizelos era orientato ad offrire carta bianca agli avvoltoi dei mercati. Inoltre è garantito il controllo pubblico sulla società che gestisce le reti elettriche, contro le pressioni dei creditori che volevano invece la sua completa privatizzazione.
Dopo il successo della ricapitalizzazione delle banche greche, che è costato solo 6 miliardi invece dei 25 previsti nell’accordo di luglio, e la protezione dal pignoramento della prima casa per mutui non pagati in favore della stragrande maggioranza dei greci, il governo di Tsipras è riuscito a tenere i debiti non pagati dalle piccole e medie imprese nelle mani delle banche greche, mentre i funds speculativi stranieri potranno ora acquistare solo i debiti delle grandi imprese, sotto il contro diretto della Banca Centrale di Grecia e nel rispetto della legislazione greca. L’accordo permetterà alla Grecia di ricevere 1 miliardo fino il 18 dicembre per il suo finanziamento, mentre si apre la prospettiva della trattativa sul debito del paese, che il Wall Street Journal prevede possa essere alleggerito almeno del 52%.
Secondo il Ministro dell’Economia, G. Stathakis, è stato raggiunto un accordo per i prestiti delle imprese che si trasformerà presto in legge e riguarda la vendita di questi prestiti a funds stranieri, mentre per i mutui non pagati per la prima casa, i debiti di consumo e quelli delle piccole e medie imprese ci sarà una nuova legge entro il 15 di febbraio del 2016.
Il ministro delle Finanze E. Tsakalotos ha detto che è stato raggiunto un accordo anche per il Fondo di Valutazione del Demanio Pubblico (destatalizzaizone) e gli aumenti degli stipendi nel settore pubblico, smentendo qualsiasi minaccia di nuovi tagli sugli stipendi degli statali. “l nuovo accordo non prevede tagli degli stipendi, ma diverse velocità di aumento di stipendi nel settore pubblico”, ha detto, infatti, Tsakalotos, in contrapposizione all’accodo fatto dal governo di Samaras e Venizelos che prevedeva tagli orizzontali sugli stipendi e le pensioni dopo le elezioni del 25 gennaio del 2015. Un duro colpo per Nuova Democrazia e Pasok, ma anche per le opposizioni settarie di sinistra.
Quando i giornalisti hanno chiesto a Tsakalotos se ci saranno tagli lui ha risposto seccamente: “Per i tagli degli stipendi abbiamo trattato l’estate. Quello che avete detto lo prevedeva il piano di Juncker contro il quale ha votato il popolo greco. Il nuovo accordo prevede semplicemente diverse velocità di aumenti”. “Non si sarà alcun taglio di stipendio per nessuno?”, ha insistito un giornalista. “Esattamente. Non è allora “lo stesso e peggiore da quello di Juncker”, come qualcuno ha scritto…”, ha risposto Tsakalotos difendendo la decisione di Tsipras di convocare il referendum contro il “piano Juncker” e la firma dell’accordo di luglio per quando riguarda la difesa dei stipendi nel settore pubblico.
L’accordo apre la strada al Euro Working Group per permettere il finanziamento del paese con 1 miliardo di euro fino il venerdì 18 dicembre.
Dopo durissime trattative con i creditori, quindi, alla fine ai funds stranieri andranno solo i debiti rossi delle grande imprese, che rappresentano una piccola parte dei debiti delle imprese in Grecia, mentre nell’accordo è previsto chiaramente che il resto dei debiti rossi dovrà essere affrontato entro il 15 di febbraio del 2016, specialmente per le piccole e medie imprese ci si baserà sulla legislazione europea.
E’ un accordo di non secondaria importanza, come quello di luglio con il quale il governo Tsipras era riuscito a sganciare la Grecia dalla morsa dei creditori, dal momento che questo nuovo accordo si basa sul diritto europeo e non su quello inglese, come quello firmato da Samaras e Venizelos e come veniva proposto da Juncker nell’accordo respinto con il referendum dal popolo greco. Infatti applicando il diritto inglese i creditori avrebbero potuto confiscare direttamente i beni dello stato greco in caso di controversia o mancato pagamento degli obblighi.
Per la legislazione europea si considera media un’impresa con meno di 250 lavoratori e con un giro d’affari non superiore a 50 milioni di euro, mente le piccole imprese sono quelle con meno di 50 lavoratori e un giro d’affari fino ai 10 milioni di euro. In base a questo con l’accordo ottenuto il governo greco ha garantito che la stragrande maggioranza dei prestiti di imprese rimangano nelle mani delle banche greche.
Inoltre l’accordo prevede che le società che prenderanno in gestione i prestiti delle imprese greche dovranno avere la loro sede all’interno dell’UE ed essere soggette alle normativa europea, rispettare gli obblighi delle banche sistemiche greche, compreso il codice di deontologia delle banche. Per garantire la piena trasparenza si prevede anche la pubblicazione dettagliata dei nominativi dei soci e degli azionisti di queste società, mentre la licenza per l’attivazione di queste società la dovrà fornire la Banca Centrale di Grecia con il parere dei ministeri competenti. La Banca Centrale di Grecia dovrà ispezionare la loro azione e il funzionamento del mercato di queste società, permettendo in pratica il controllo continuo di questi funds dal braccio greco dell’Eurosistema.

Freno alle privatizzazioni di 50 miliardi
I ministri Tsakalotos e Stathakis hanno fatto notare che è stato anche un accordo per il Fondo per le Destatalizzazioni, con un rapporto strategico tra il governo greco e i creditori che gradualmente diventerà legge. I ministri greci hanno fatto sottolineato inoltre che in questo rapporto strategico non si fa riferimento ai famosi 50 miliardi di privatizzazioni, che era l’obbiettivo iniziale basato sull’accordo di luglio, e probabilmente questa somma sarà diminuita considerevolmente grazie al basso bisogno di ricapitalizzazione delle banche. Nel nuovo fondo confluiranno il “vecchio” TAIPED e tutti i beni dello stato greco, immobili, società di partecipazione DEKO, banche, ecc. Quando i giornalisti hanno chiesto se le destatalizzazioni, che l’opposizione preferisce definire privatizzazioni, saranno arrivate ai famosi 50 miliardi di luglio Tsakalotos ha risposto che “lo vedrete, il rapporto strategico non parla di numeri”, facendo anche presente che nel nuovo fondo confluiranno tutti i beni dello stato che possono generare rendite e profitti.
I due ministri hanno ribadito che non solo non ci sarà nessun taglio nei stipendi nel settore pubblico ma che in alcuni casi ci saranno aumenti, smentendo le voci diffuse dai mezzi di informazione sistemici e delle sinistre di opposizione al governo di imminenti pesanti tagli agli stipendi degli statali.
L’accordo prevede inoltre che la società pubblica di elettricità DEH trasferirà il 100% della società della rete elettrica ADMHE. Lo stato rimarrà proprietario di almeno il 51% mentre il 49% andrà a privati, il 20% sarà venduto ad un investitore strategico, una società straniera che gestisce reti elettriche, e il 29% in azionisti nella borsa. Il Consiglio amministrativo rimarrà nelle mani dei greci, al settore pubblico rimarrà la maggioranza del management e l’amministratore delegato sarà nominato con il consenso comune. Per il ministro della Ricostruzione produttiva Panos Skourletis il governo ha salvato il carattere pubblico della società della rete elettrica, contro l’impegno del precedente governo di vendere tutta la società ma nel frattempo ha messo in allarme l’opinione pubblica, il governo e il suo partito che dopo le feste ci saranno novità nel settore energetico perché °non c’è una strada facile alle trattative con le istituzioni”. Skourletis ha avvertito anche che “dalla mente dei creditori non va via la “piccola DEH” e la sua privatizzazione”, cioè il progetto di Samaras e Venizelos per la divisione della società elettrica per vendere le sue più proficue attività a società straniere. Skourletis ha detto anche che il governo di Tsipras ha avuto qualche problema con i dirigenti di DEH, perché la società ha tagliato la luce a famiglie non tenendo conto delle direttive contrarie del governo, non ha applicato la possibilità alle famiglie morose di pagare in 36 rate le loro bollette scadute o ha tagliato la luce a famiglie con debiti sotto i 100 euro.

La Nuova Democrazia assume la colpa
Tra le altre cose il nuovo disegno di legge che deve passare dal parlamento greco prevede anche la diminuzione dei pedaggi nelle autostrade da Atene per Peloponneso e l’aumento della validità dei biglietti nei mezzi di trasposto di Atene ai 90 dai 70 minuti di oggi, per controbilanciare l’aumento del prezzo dei biglietti ai 1,40 dai 1,20 euro dal 1° gennaio del 2016 a causa del ricalcolo dell’IVA, mentre il costo degli abbonamenti mensili rimarrà ai 30 euro, come ha detto il ministro dei Trasporti Cristos Spirtzis in una trasmissione radio. Spirtzis ha fatto un riferimento anche alla concessione di 14 aeroporti alla tedesca Fraport, sottolineando che °ho firmato l’accordo con il cuore appesantito e molto dolore” denunciando che la colpa è del governo precedenti di Samaras e Venizelos.
Infatti la Nuova Democrazia ha emesso un comunicato che denuncia SYRIZA che ha fatto di tutto per non procede alla “fruttuosa privatizzazione dei 14 aeroporti” e che il governo di sinistra ha cercato scuse legali per bloccare la concessione dei aeroporti alla Fraport che aveva deciso il governo di Samaras e Venizelos prima delle elezioni del 25 gennaio del 2016 e che il primo governo Tsipras ha dovuto rispettare come tutti gli atti emessi dal precedente governo.

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